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La dignità prima del business

01/03/2016  Il Papa ha incoraggiato gli imprenditori nel proposito di «fare insieme»: «Rifiutate le raccomandazioni e investite in progetti che coinvolgano chi è ai margini»

Sono arrivati in giacca e cravatta scura, come a un’importante riunione di un consiglio di amministrazione, ma hanno portato anche le mogli e i figli come a una riunione di famiglia, perché l’appuntamento questa volta, lo scorso sabato 27 febbraio in sala Nervi, era diverso. Per la prima volta nella sua storia Confindustria e i suoi rappresentanti – per l’occasione erano in settemila – hanno incontrato un Pontefice, in Vaticano, per confrontarsi sul tema del «fare insieme» e soprattutto, del come farlo.

CONTRO LA SPECULAZIONE

Tutto è cominciato da un “bisogno” e da una proposta del presidente dell’associazione, Giorgio Squinzi, che aveva lanciato la provocazione, raccolta velocemente da tantissimi imprenditori e responsabili di categoria, provenienti da tutta Italia. «La fede in una società incerta, che manca di coesione e di sistemi di idee, è un elemento di straordinaria importanza e vitalità», ha scritto Squinzi, in un editoriale. «Il sottile nemico da battere è l’illusorio gioco della speculazione e della società virtuale che sono state, sono e saranno, se non arginate, il motore di tanta ricchezza illusoria e di altrettanta concreta disuguaglianza e povertà».
E così una larga parte del mondo dell’imprenditoria e della finanza italiana è intervenuta e ha riempito una delle udienze del sabato di papa Francesco facendo diventare l’occasione addirittura storica. Come costruire un ponte per «fare insieme»?

IL CONVEGNO

  

È stato questo anche il leitmotiv del convegno di studio che ha fatto incontrare alcuni vertici del mondo industriale e di quello ecclesiastico, il giorno prima dell’udienza papale. Alle domande emerse ha risposto in parte papa Francesco durante il suo discorso rivolto agli industriali dopo i saluti di rito: «Fare insieme è l’espressione che avete scelto come guida e orientamento», ha detto Bergoglio, accolto come una star. «Essa ispira a collaborare, a condividere, a preparare la strada a rapporti regolati da un comune senso di responsabilità. Questa via apre il campo a nuove strategie, nuovi stili, nuovi atteggiamenti. Come sarebbe diversa la nostra vita se imparassimo davvero, giorno per giorno, a lavorare, a pensare, a costruire insieme? Nel complesso mondo dell’impresa, fare insieme significa investire in progetti che sappiano coinvolgere soggetti spesso dimenticati o trascurati», ha continuato il Pontefice.

COINVOLGERE CHI È AI MARGINI

Tra questi, il Papa ha ricordato, anzitutto, le famiglie, focolai di umanità, poi gli anziani, che potrebbero ancora esprimere risorse ed energie per una collaborazione attiva, e invece sono troppo spesso scartati come inutili e improduttivi. E infine i giovani: «Che dire poi di tutti quei potenziali lavoratori, specialmente dei giovani, che, prigionieri della precarietà o di lunghi periodi di disoccupazione, non vengono interpellati da una richiesta di lavoro che dia loro, oltre a un onesto salario, anche quella dignità di cui a volte si sentono privati?». Tanti sono stati i momenti di applauso a scena aperta e l’amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni, nel suo saluto al Pontefice, si è anche quasi commosso mentre parlava di risposte che non arrivano né dalla scienza né dalla tecnologia.
È stato come se tutto il mondo della tecnica, del profitto e dell’industria, per lo spazio di una ventina di minuti, pendesse dalle risposte del Pontefice, che ha chiuso dicendo: «Siete chiamati a essere costruttori di un nuovo umanesimo. La vostra via maestra sia sempre la giustizia che rifiuta le raccomandazioni e i facili compromessi. E la legge suprema sia in tutto l’attenzione alla dignità dell’altro, valore assoluto e indisponibile. Sia questo orizzonte di altruismo a contraddistinguere il vostro impegno: esso vi porterà a rifiutare categoricamente che la dignità della persona venga calpestata in nome di esigenze produttive, che mascherano miopie individualistiche, tristi egoismi e sete di guadagno».

METTERE AL CENTRO LA PERSONA

  

Tra i tanti imprenditori presenti, molti sono qui per trovare nuove soluzioni. «Le nuove modalità di comunicazione e di gestione di papa Francesco fanno davvero venire voglia di partecipare e di fare insieme ancora meglio e questo è sicuramente il momento di mettere al centro delle nostre imprese la persona, ancora più di prima», dice Fabrizio Longa, coordinatore di Confindustria tecnica ed energia e presidente di un parco tecnologico. «Questo Papa ci ispira tutti perché davvero la sua persona trasmette la luce di Dio», aggiunge Annarita Pilotti, presidente dei calzaturifici italiani e titolare del marchio Loriblu. «Noi in azienda già ci sentiamo una comunità ma quello del fare insieme è un concetto da continuare a promuovere».
«È un Papa concreto che mi piace molto», dice Alessandra Maggini di Sas software company, «credo che un’azienda che sappia fare insieme senza tralasciare le capacità di ognuno abbia raggiunto l’obiettivo più importante. Il profitto verrà di conseguenza».

ANNARITA PILOTTI

Presidente nazionale Calzaturifici italiani e titolare, insieme al marito, del marchio di calzature Loriblu

«Fare insieme per me significa far diventare e pensare l’azienda come una famiglia, una comunità da gestire insieme con i collaboratori e i dipendenti per un bene comune. All’interno della nostra azienda, la Loriblu, già cerchiamo di fare questo. Abbiamo per esempio tanti dipendenti di diverse etnie e religioni e già cominciare a rispettare le differenze può essere un buon punto di partenza. Purtroppo la ripresa del sistema economico e delle vendite è minima in questo periodo ma ci aspettiamo una risalita e possiamo ripartire da nuovi valori più concreti. Papa Francesco ci ispira perché davvero la sua persona trasmette la luce di Dio».

FABRIZIO LONGA

  

Coordinatore del comitato tecnico Energia di Confindustria e presidente del Parco scientifico e tecnologico di Tortona

«Fare insieme nel senso di contatto tra due mondi, quello dell’impresa e quello della comunità. L’impresa è già una polis nel senso di un mondo a sé, con tutte le sue componenti e le sue leggi, e adesso è giunto il momento storico ed economico di mettere al centro la persona e insistere su valori comuni che creino un ponte costruttivo. È il momento giusto, anche perché questo papato, con l’innovazione e il nuovo linguaggio che ha introdotto nel mondo a tutti i livelli, è il giusto interlocutore con il quale l’impresa può e deve confrontarsi. E perché le nuove modalità di comunicazione e di gestione della comunicazione di Francesco fanno davvero venire voglia di partecipare e di fare insieme ancora meglio».

ALESSANDRA MAGGINI

Dirigente di Sas institute, società statunitense produttrice di software, con sedi in Italia

«Questo Papa è concreto e mi piace molto. Un incontro del genere sul tema del fare insieme è sicuramente molto stimolante perché credo che l’azienda sia fatta dalle persone e quando si riesce davvero a fare insieme senza tralasciare le unicità e le capacità di ognuno si è raggiunto l’obiettivo. Da noi in Sas siamo agevolati perché, avendo un imprinting americano, la società è molto attenta alle persone e alle risorse. Basti pensare che nelle nostre sedi abbiamo la palestra, una serie di benefit previdenziali, festeggiamo Natale insieme e, oltre all’asilo nido, abbiamo un maggiordomo: sì, proprio così, una figura tuttofare che su richiesta va a pagare le bollette o porta e ritira la biancheria dalla tintoria, per i dipendenti. Questo per permettere a chi lavora di essere concentrato sul lavoro e di avere anche una vita personale comoda».

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