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domenica 24 ottobre 2021
 
 

Milano festeggia Tettamanzi

19/06/2014  L'arcivescovo emerito Dionigi Tettamanzi ha 80 anni. La diocesi, guidata dal cardinale Angelo Scola, ha scelto di festeggiarli il 19 giugno. Un anno di Francesco, la famiglia, la città: pubblichiamo l'intervista che facemmo il 14 marzo scorso, giorno esatto del suo compleanno.

L’ha fatto tornando dalla Giornata mondiale della gioventù di Rio de Janeiro quest’estate e, ancora, il 26 ottobre, in occasione del pellegrinaggio mondiale delle famiglie a Roma sulla tomba di san Pietro, poi il 29 dicembre per la festa della famiglia di Nazaret e, infine, il 14 febbraio, giorno di San Valentino, davanti a migliaia di fidanzati riuniti in piazza per ricevere, prima della celebrazione delle nozze, “una carezza” beneaugurante. Papa Francesco mette al centro delle sue priorità la famiglia sottolineandone la centralità e le potenzialità e abbracciandone anche le difficoltà quando la famiglia soffre o addirittura si spezza. Come lui, cinque anni prima fece profeticamente l’allora arcivescovo di Milano, il cardinale Dionigi Tettamanzi quando scrisse una lettera ai separati e ai divorziati per esprimere, in spirito di vicinanza e di amicizia, quasi familiare, la posizione “materna” della Chiesa.

- Da cosa nacque la necessità di scrivere quel testo?

«La lettera Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, rivolta agli sposi in situazione di separazione, divorzio e nuova unione, è il naturale frutto del mio insegnamento teologico sul matrimonio e ancor più del mio ministero sacerdotale nell’incontro con le coppie nella loro realtà concreta, intessuta di problemi, difficoltà, divisioni, sino al “fallimento dell’amore”. Una lettera, questa, che dice anzitutto la maternità della Chiesa chiamata ad amare tutti, ad accoglierli e accompagnarli; ma insieme dice la sua dottrina. Essa è mater et magistra, dove però l’insegnamento è una realtà concreta, viva e personale: è il Vangelo di Gesù, ossia la “buona notizia” dell’amore che Dio Padre ha verso tutti e ciascuno, nessuno escluso. Oggi il problema della “vicinanza a chi ha il cuore ferito” ci viene riproposto da papa Francesco nel segno di un’urgenza e incisività tutte speciali. Egli ha proposto su questo tema un duplice Sinodo dei vescovi; ritorna ripetutamente sull’immagine dell’ospedale da campo con i tanti, troppi feriti da curare – e c’è un ampio spazio anche e precisamente per le “famiglie ferite” –; sceglie come chiave di interpretazione e di soluzione dei fallimenti coniugali la grandiosa e consolante verità della misericordia di Dio».

Un tema tanto sentito da decidere di dedicargli un Concistoro straordinario, «la famiglia oggi è disprezzata e maltrattata» ha detto il Santo Padre proprio qualche giorno fa affermando che «la famiglia è indispensabile per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità» e, come accennava, addirittura due Sinodi, nell'ottobre 2014 e nel 2015.

Cosa si aspetta da papa Francesco? Cosa si augura?

«Tempo fa si parlava di “morte della famiglia”: ma la famiglia ha continuato a vivere e a far vivere. Così anche oggi: è senz’altro “disprezzata e maltrattata”, ma non è ancora giunta alla sua fine. Mi è spontaneo qui rilevare il fatto paradossale che insieme si parli della famiglia “classica” data come defunta e della continua proliferazione delle più disparate ed eccentriche forme di “convivenza familiare”. Nella sua immediatezza la parola del Papa che ha voluto ricordare “l’indispensabilità” della famiglia per la vita del mondo, per il futuro dell’umanità ci sollecita a non spezzare mai bensì a legare insieme “famiglia e vita”. E non è in questione qui semplicemente la vita del corpo, ma anche quella morale, culturale, spirituale. E non solo la vita del mondo presente, ma anche la vita futura, quella dell’eternità: la vita della famiglia dei figli di Dio abbracciata per sempre dalla beata Trinità. Sono questi accenni molto telegrafici, ma sufficienti a mostrare la richiesta di papa Francesco di affrontare tutte le problematiche della famiglia nell’orizzonte della “nuova evangelizzazione”, rilanciando una pastorale “intelligente, coraggiosa e piena d’amore”».

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