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sabato 27 novembre 2021
 
 

La famiglia vince al Campiello

02/09/2012  Con "La collina del vento" lo scrittore arbresh Carmine Abate vince il premio letterario di Confindustria. E lo dedica a moglie e figli. Il sardo Fois ricorda i minatori del Sulcis.

Carmine Abate fresco vincitore del Campiello (foto Ansa).
Carmine Abate fresco vincitore del Campiello (foto Ansa).

C'è tanta famiglia nel Premio Campiello 2012, vinto da Carmine Abate con La collina del vento (Mondadori). Intanto perché il bel romanzo che l'ha spuntata, meritatamente, si dipana come una saga familiare. E poi perché lo scrittore ha voluto dedicare la vittoria alla moglie e ai figli.

Già fra i cinque autori finalisti del Campiello nel 2004 con La festa del ritorno,
questa volta Abate è riuscito a superare tutti e anche con un notevole distacco sugli altri autori. Lo scrittore arbresh, la comunità albanese che vive in Calabria, ha trionfato con 98 voti, 40 più di Francesca Melandri che con Più alto del mare (Rizzoli) ne ha avuti 58. Durante lo spoglio la scrittrice, che indossava un abito confezionato dalla figlia quindicenne, è stata per lungo tempo a pari merito con Abate nella serata finale del premio al Teatro La Fenice, condotta da Bruno Vespa e trasmessa su Rai1. 

Abate conosce sulla sua pelle cosa significhi la parola immigrazione, essendo in passato emigrato in Germania con la famiglia. Ora vive a Trento e dice di sentirsi un "autore multiculturale". La storia della famiglia Arcuri raccontata ne La collina del vento, spiega, è piaciuta "perché dà speranza". La vicenda si svolge a Rossarco, un'altura a pochi chilometri dallo Jonio, dove la famiglia Arcuri vive di tradizioni fra ulivi secolari. L'arrivo di un archeologo trentino alla ricerca di un'antica e mitica città sconvolgerà gli equilibri e scatenerà conflitti, costringendo la famiglia a riaffermare i propri valori.

Grande festa anche per la Mondadori che dopo Alessandro Piperno, vincitore del Premio Strega, si è aggiudicata così in una sola annata anche l'altro più ambito premio letterario italiano. Terzo il sardo Marcello Fois con Nel tempo di mezzo (Einaudi), 49 voti, che nel corso della serata ha voluto ricordare i minatori del Sulcis: "Sono figlio unico ma ho molti fratelli che sono sottoterra e non sono morti", ha detto. Al quarto e ultimo posto i due giovani autori di questa edizione: Marco Missiroli con Il senso dell'elefante (Guanda), 36 voti, e il veneziano Giovanni Montanaro con Tutti i colori del mondo (Feltrinelli), 32 voti. Premio alla carriera a Dacia Maraini, che ha parlato del valore della letteratura come testimonianza. "La letteratura non può cambiare il mondo, può aiutare a capire meglio dove stiamo andando. E' importante - ha detto la scrittrice - lavorare con la memoria. Non mi sembra che la letteratura sia in crisi come la situazione economica. E' in buone condizioni".

La giuria dei Trecento Letterati, dei quali hanno votato 273, era composta da 22 casalinghe, 50 imprenditori, 92 lavoratori dipendenti, 76 liberi professionisti e rappresentanti istituzionali, 36 pensionati e 24 studenti e fra i giurati noti c'erano Samuele Bersani, Paolo Guzzanti e Gaetano Pesce.

 
 
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