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lunedì 25 ottobre 2021
 
Amoris laetitia
 

La famiglia, una sfida che ha quasi dell'impossibile

16/04/2016  «Come mantenere fede nel tempo a una parola data, quando inevitabilmente si cambia, quando le circostanze ci mettono alla prova, quando si sperimentano disillusione e solitudine? Di fronte alle tenebre della famiglia sotto attacco, piuttosto che maledire il buio, è meglio accendere una candela». Ecco un estratto dall'introduzione all'edizione San Paolo dell'Esortazione Apostolica di papa Francesco sul matrimonio. Gli autori sono Chiara Giaccardi e Mauro Magatti, docenti di Sociologia all'Università Cattolica di Milano. Sposati dal 1985, sono genitori di 5 figli naturali e uno in affido.

«La lettura dell'esortazione apostolica Amoris laetitia ha bisogno di tempo e di silenzio. Non c’è niente di urlato. Come Gesù nel Vangelo, il testo sfugge alla trappola di chi cerca di tirarlo a sostegno di una posizione o dell’altra, e spariglia le carte rigenerando l’annuncio antico e sempre nuovo: quello dell’amore che salva. Nell'Esortazione ci sono alcune parole chiave. La prima è “gioia”, che dà continuità al magistero di papa Francesco: dalla gioia del Vangelo alla gioia della famiglia. “Tenerezza” compare più di 20 volte. Anche “inclusione”, “accoglienza”, “accompagnamento” sono concetti chiave. Poi “concretezza”. Papa Francesco ci invita a uno sguardo non dall’alto, ma da accanto. È importante guarire dalla malattia dell’astrazione, che produce scarti. Concretezza significa amare le persone di carne, la famiglia di carne, i popoli con la loro storia e le loro culture. Testo ricchissimo e fondamentale, Amors laetitia permetterà alla Chiesa di fare un grande passo in avanti, nello spirito più genuino del Concilio Vaticano II, per portare al mondo la buona novella dell’amore nella famiglia.

UNa buona notizia, da cantare

Di fronte alle tenebre della famiglia sotto attacco, piuttosto che maledire il buio, è meglio accendere una candela. Ecco la prospettiva che il Papa suggerisce La famiglia non è semplicemente un’istituzione da difendere dal degrado, né un mero modello sociale, ma è insieme un’eredità e un compito. A ben guardare, è la realtà più dinamica che esista. La famiglia dei due sposi, quella con i figli piccoli, quella con gli adolescenti in tumulto, quella con i figli che crescono e vanno, quella dove il “nido” di colpo si svuota, quella con i genitori anziani che hanno bisogno di sostegno, quella dei coniugi che si ritrovano a condividere 60-70 anni della loro vita... Sempre la stessa e sempre nuova, la famiglia ci chiede continuamente di cambiare.

La famiglia è anche il luogo dove il più grande si china sul più piccolo perché possa crescere, e a sua volta far crescere altri. Mai come nella famiglia siamo esposti all’altro, soprattutto ai più deboli, che sono anche i più esigenti. La famiglia è una realtà imperfetta e sempre mancante, e perciò desiderante e aperta alla vita. Una realtà inefficiente, dove si perde tempo e si è sempre in ritardo, e perciò un luogo dove si resiste alle logiche meccaniche e all’ossessione della performance. Un contesto ricchissimo e insieme sempre troppo stretto, un luogo di verità, nel quale vengono a galla i limiti e i peccati di tutti e dove quindi è più facile farsi male. Ma dove, proprio per questo, diventa indispensabile sapersi chiedere perdono. La crisi oggi è innegabile. “Crisi”, però, significa anche occasione di possibile guarigione e rinascita

La via della concretezza

Con il Sinodo ‒ esso stesso un cammino aperto, che ha coinvolto tanti ‒ papa Francesco ha inteso sospingere la Chiesa a una nuova conversione. In due anni di ascolto, discussione, confronto, discernimento, il Sinodo si è preso il tempo: non per arrivare a fissare nuovi criteri rigidi, ma per rimettersi in cammino. Il testo che abbiamo tra le mani è pieno di rimandi a osservazioni nate proprio da quel paziente lavoro. È questo il modo con cui papa Francesco pensa debba essere governata la Chiesa: come una famiglia. E' l'opposto del decisionismo e dell’efficientismo a cui siamo ormai abituati. Anche la Misericordia non è un atto burocratico, un’amnistia, ma l’amore che ci provoca e ci sollecita a tenere insieme ciò che sarebbe destinato a perdersi. Oltre la legge, c’è qualcosa che, compiendola, la supera. Ai vescovi, alle comunità, ai fedeli, il Papa chiede di reimparare il movimento della vicinanza sollecita, dell’ascolto, del guardare la realtà com’è, amandola nelle sue fatiche prima di giudicarla. E fidandosi della possibilità di cambiare per il bene.

Tutto ciò che serve per camminare insieme

  

Nel mondo in cui viviamo, la famiglia è una sfida che ha quasi dell’impossibile: come mantenere fede nel tempo a una parola data, quando inevitabilmente si cambia, quando le circostanze ci mettono alla prova, quando si sperimentano, perché le si sperimentano, disillusione e solitudine? Francesco ci sprona non a pretendere di separare il grano dal loglio, ma a trovare tutto il buono che c’è nelle diverse situazioni, facendo di tutto per aiutare a crescere ciò che di bene c’è nelle vite delle persone. I ragazzi vanno amati, i fidanzati accompagnati, gli sposi sostenuti. Nessuno va lasciato solo. Come la Chiesa può aiutare la famiglia, anche la famiglia può aiutare la Chiesa. Il Sinodo straordinario non è solo un Sinodo per, ma anche con la famiglia oltre che un’occasione per la Chiesa per ripensarsi come nucleo pulsante di differenze in relazione, che generano vita, che rimettono al mondo.

Chiara Giaccardi e Mauro Magatti, docenti di Sociologia all'Università Cattolica di Milano. Sposati dal 1985, sono genitori di 5 figli naturali e uno in affido






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