A proposito del dibattito se pubblicare o meno la foto del piccolo Aylan, se è vero quello che lei scrive: «ci sono foto che assumono un grande valore simbolico e fanno la storia», non le pare che sarebbe stato opportuna, semmai, una diversa rappresentazione di quella tragedia, per il rispetto che si doveva a quel “piccolo angelo”? A mio parere, quell’immagine andava adagiata tra due pagine bianche. In quello spazio avremmo potuto immaginare di scrivere tutti gli altri nomi di bambini morti come Aylan. Per lo meno, non dovevate metterla tra due pagine di pubblicità.
FLAVIO - Como
Caro don Antonio, vorrei scrivere questa lettera ai sindaci italiani. «Cari sindaci, abbiamo ancora negli occhi la foto di Aylan Kurdi, il bimbo siriano di tre anni morto affogato mentre scappava dalla guerra del suo Paese. Per evitare che, tra pochi giorni, quest’ennesima tragedia venga dimenticata, sarebbe bello che il nome di Aylan fosse associato a un luogo dove i bambini imparano a diventare grandi: una scuola materna o primaria per esempio. E quando, tra qualche anno, i nostri figli o nipoti ci chiederanno perché la loro scuola si chiama così, noi potremmo raccontargli la storia di Aylan.
ANDREA Z. - Vercelli
Non era assolutamente necessario pubblicare, per ben due volte, la foto ormai troppo circolata su tutti i telegiornali di quel povero bimbo siriano morto sulla spiaggia. Vergognatevi! State diventando come qualsiasi giornale di gossip, alla ricerca di scoop! Se volevate scuotere le coscienze, sappia che, da tempo, i cristiani sono scossi dal problema dei profughi, immigrati e clandestini. Sanno benissimo che di bimbi, purtroppo insieme ai loro genitori, ne sono morti tantissimi, mentre cercavano una possibilità di vita.
GIANPIETRO
Continua il dibattito sull’opportunità di pubblicare la foto del povero Aylan spiaggiato sulle coste di Bodrum. Con argomenti ed esiti ben differenti, come si vede da queste lettere. Sarei ben felice se, man mano, il confronto vertesse maggiormente sulle ragioni della morte di quel bimbo siriano. Certo, Aylan non doveva finire sulle prime pagine dei giornali, ma per una sola e semplice ragione: non avrebbe mai dovuto salire su quel gommone di morte, assieme alla sua famiglia, fuggendo da una guerra che ha già fatto più di trecentomila vittime. Mentre i grandi della terra si mostrano impotenti a mettere fine agli orrori, l’unico barlume di saggezza, sia pure indiretto, sembra arrivarci dai più piccoli. Da Aylan e da questa bimba ritratta in foto.