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giovedì 03 dicembre 2020
 
Rapporto Istat 2013
 

Fotografia di un Paese in apnea

18/07/2013  Secondo il Rapporto Istat 2012 la povertà assoluta in Italia riguarda quasi 4 milioni di persone e 1,7 milioni di famiglie. Aumenta anche la povertà relativa, che ora coinvolge tutte le fasce della popolazione

Un'anziana al mercato
Un'anziana al mercato

Dal Rapporto Istat 2012 emerge una situazione sociale ed economica a dir poco drammatica per l'Italia, aggravata oltretutto da anni in cui non sono state varate misure efficaci per contrastare o quanto meno contenere la povertà economica di famiglie e lavoratori. Sempre più persone indigenti, quindi, ma anche sempre più persone che rischiano di sprofondare da una condizione a rischio in vera e propria povertà.

I dati dell'Istituto nazionale di Statistica relativi al 2012, infatti, confermano un preoccupante aumento dell'incidenza della povertà assoluta e di quella relativa: sono i più alti dal 2005 a oggi. Per quanto riguarda la prima, l'Istat registra nel 2012 4 milioni 814 mila persone, l'8 per cento della popolazione. Nel 2011 le persone in una condizione di povertà assoluta rappresentavano il 5,7 della popolazione: un anno dopo sono 1 milione 400 mila in più, con un aumento del 29 per cento.

Per certi versi è ancora più sconfortante il dato riguardante la povertà relativa, perché certifica l'aumento di persone che sono sull'orlo del baratro. Nel 2012 questa condizione ha riguardato 9 milioni 563 mila persone, il 15,8 dell'intera popolazione, quasi un milione e mezzo in più del 2011.

Una donna chiede l'elemosina per strada
Una donna chiede l'elemosina per strada

Altro dato allarmante è quello relativo alle famiglie. La povertà relativa nel 2012 ha interessato 3 milioni 232 mila famiglie e un milione 725 mila in povertà assoluta, rispettivamente il 12,7 e il 6,8 per cento delle famiglie italiane con aumenti quantificabili intorno a un punto e mezzo percentuale in entrambi i casi.

È forse l'aspetto qualitativo dei dati, ancor più che quantitativo, a destare preoccupazione: ora anche un livello di istruzione medio-alto e un impiego, anche di elevato livello professionale, non garantiscono più dal rischio di cadere in povertà assoluta, specialmente quando altri membri della famiglia perdono la propria occupazione.

Sono peggiorate persino le condizioni delle famiglie in cui tutti i componenti sono occupati. Anche i titoli di studio non costituiscono più un salvagente: la povertà è aumentata sia nelle famiglie con a capo una persone con licenza media inferiore (dal 6,2 al 9,3 per cento) sia con un capo diplomato o laureato (dal 2 al 3,3 per cento).

Il Rapporto Istat in definitiva certifica un peggioramento generalizzato che coinvolge diverse fasce della popolazione. Soltanto tra gli anziani soli si è registrato una lieve diminuzione dell'incidenza della povertà relativa rispetto al 2011. La ragione risiede nella certezza di un reddito, ossia la pensione che, seppur minima, è agganciata all'inflazione. Da notare però che il miglioramento riguarda solo le persone di 65 anni e più sole, mentre le coppie anziane hanno registrato un sensibile peggioramento. Senza una decisa e quanto mai urgente inversione di rotta, l'Italia scivolerà sempre più nel baratro.

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