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giovedì 23 settembre 2021
 
Celebrazioni
 

Migranti: in fuga dall'inferno

19/06/2021  La Giornata mondiale per i rifugiati si celebra il 20 giugno. In tutto il mondo, nel 2020, nononstante la pandemia, sono stati oltre 82 milioni. Lasciano i loro Paesi sconvolti da guerre, violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani. Il ruolo dell'Alto Commissariato dell'Onu. Le risposte della Chiesa

Sopra, sotto e in copertina: migranti e prrofughi a Ceuta, in Spagna. In alto: l'arrivo di persone in fuga dall'Africa nel porto spagnolo di Cadice. Tutte le foto di questo servizio sono dell'agenzia Ansa.
Sopra, sotto e in copertina: migranti e prrofughi a Ceuta, in Spagna. In alto: l'arrivo di persone in fuga dall'Africa nel porto spagnolo di Cadice. Tutte le foto di questo servizio sono dell'agenzia Ansa.

Volti, storie, sofferenze. E’ il mondo dei rifugiati che il Rapporto Global trends dell’Unhcr fotografa alla vigilia della Giornata mondiale del rifugiato che si celebra domenica 20 giugno. Nonostante la pandemia, lo scorso anno, il numero di persone in fuga da guerre, violenze, persecuzioni e violazioni dei diritti umani è salito a quasi 82,4 milioni, con un aumento del quattro per cento rispetto alla cifra record di 79,5 milioni di persone in fuga toccata alla fine del 2019. Alla fine del 2020 c’erano 20,7 milioni di rifugiati sotto mandato Unhcr, 5,7 milioni di rifugiati palestinesi e 3,9 milioni di venezuelani fuggiti all’estero. 48 milioni di persone erano sfollate all’interno dei loro Paesi. Altri 4,1 milioni erano richiedenti asilo. Numeri – sottolinea l’Unhcr – che “ci dicono che nonostante la pandemia e l’appello per un cessate il fuoco globale, i conflitti hanno continuato a costringere le persone ad abbandonare le proprie case”. “Dietro ogni numero c’è una persona costretta a lasciare la propria casa e una storia di fuga, di espropriazione e sofferenza. Meritano la nostra attenzione e il nostro sostegno non solo con gli aiuti umanitari, ma con soluzioni alla loro situazione”, ha detto l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi.

A livello mondiale per il settimo anno consecutivo, la Turchia ha ospitato il numero più alto di rifugiati (3,7 milioni),  seguita da Colombia (1,7 milioni, compresi i venezuelani fuggiti all’estero), Pakistan (1,4 milioni), Uganda (1,4 milioni) e Germania (1,2 milioni) mentre le domande di asilo in attesa a livello globale sono rimaste ai livelli del 2019 (4,1 milioni), ma gli Stati e l’Unhcr hanno registrato collettivamente circa 1,3 milioni di domande di asilo individuali, un milione in meno rispetto al 2019 (43% in meno). “È un popolo in cammino che lascia un Paese, una casa e non trova sempre una casa e un Paese ad accoglierlo”, sottolinea l’arcivescovo monsignor Gian Carlo Perego, Presidente della Fondazione Migrantes ricordando che il diritto d’asilo “di fatto è ancora negato” e sottolineando che “in questo giorno si alza forte il grido per una nuova operazione europea di soccorso in mare che abbia ancora una volta l’Italia come protagonista e per un nuovo sistema di accoglienza europeo”. Per il presidente Migrantes è “urgente ripensare gli accordi con la Turchia e la Libia, perché il diritto d’asilo sia al centro e, attraverso i corridoi umanitari, possa estendersi anche alle persone più fragili e deboli. Uno scatto di umanità e di solidarietà sarebbe un segno di un’Europa che riparte e si rinnova dopo la pandemia proprio a partire dalla tutela dei richiedenti asilo e rifugiati”.

Davanti ai nostri occhi, quasi ogni giorno, vengono ripresentati i volti, le storie, le sofferenze e i drammi di queste persone che cercano di attraversare il Mediterraneo, il Mare nostrum che “sembra che l’Europa ignori, come dimostrano le morti sempre più numerose, i respingimenti continui, le omissioni di soccorso, ma soprattutto gli abbandoni di persone al di là del Mediterraneo, in Libia: fratelli tutti, tutte sorelle abbandonate al loro destino. Una strage sotto gli occhi di tutti, ma che sembra interessi solo a pochi”, evidenzia monsignor Perego.

 

Dal 1990 sono state circa 22 mila le persone morte senza contare i dispersi nel mare Mediterraneo o nelle altre rotte, via terra, dell’immigrazione verso l’Europa come recentemente evidenziato dai promotori della veglia “Morire di Speranza” (Comunità di Sant’Egidio,  Centro Astalli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Federazione Chiese Evangeliche in Italia, Scalabrini Migration International Network, ACLI, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, ACSE) che si è svolta qualche giorno fa a Roma, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere presieduta dal card. Pietro Parolin, Segretario di Stato della Santa Sede. Un “conteggio drammatico”, che si è ulteriormente aggravato nell’ultimo anno: sono infatti 4071 le persone che, da giugno 2020 ad oggi, hanno perso la vita nel Mediterraneo e lungo le vie di terra nel tentativo di raggiungere il nostro continente.  Il card. Parolin ha esortato a volgere lo sguardo verso “tante vite spezzate mentre, per terra o per mare, erano in cerca di speranza”: “una tragedia che da anni bussa alle porte di casa nostra e soprattutto alla porta della nostra coscienza. E che potrebbe ancora più tristemente degenerare in un vero e proprio naufragio di civiltà”, indicando che la “la solidarietà è la via per uscire dal buio della tempesta”. E ha esortato a pregare per le istituzioni europee, perché “la questione migratoria trovi finalmente una risposta solidale”.

In Italia dall’inizio dell’anno sono arrivati sulle nostre coste, secondo i dati del Viminale, 18 mila persone migranti mentre per quanto riguarda la presenza di migranti in accoglienza, i dati parlano di 76.744 persone su tutto il territorio nazionale di cui 1.411 negli hot spot (1.194 in quelli della Sicilia e 217 in quelli della Puglia), 49.577 nei centri di accoglienza e 25.756 nei centri Sai. La Regione con la più alta percentuale di migranti accolti è la Lombardia (13%, in totale 9.779 persone), seguita da Emilia Romagna e Sicilia (10%), Lazio e Piemonte (9%), Campania (7%), Toscana, e Puglia (6%).

 

 

 
 
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