Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
sabato 13 aprile 2024
 
Roma
 

Roma capitale, la grande bruttezza che odora di mafia

03/12/2014 

Una holding criminale che spaziava dalla corruzione per aggiudicarsi gli appalti, a estorsione, usura e riciclaggio fino al controllo delle aziende municipalizzate con interessi, in particolare, nella gestione dei rifiuti, dei centri di accoglienza per gli stranieri e campi nomadi («che rendono più della droga», come dice uno degli intercettati) e nella manutenzione del verde pubblico.  

37 arresti e cento indagati tra cui l’ex sindaco Gianni Alemanno, Mirko Coratti e Daniele Ozzimo, rispettivamente presidente dell'assemblea capitolina e assessore alla Casa nella giunta Marino e altri clamorosi sviluppi annunciati. L’imputazione per tutti è l’associazione di stampo mafioso regolata dall’articolo ex 416bis. È la prima volta che questo reato viene contestato a persone che non fanno parte di organizzazioni criminali che fanno riferimento a mafia, camorra e ‘ndrangheta.

Secondo la Procura di Roma, però, anche se la strut­tura organizzativa non è come quella mafiosa (cioè verti­ci­stica e dove si fa uso sistematico della vio­lenza) il sistema scoperto sì, perché utilizzava comunque un metodo mafioso che consisteva nell’uso «della forza d’intimidazione del vin­colo asso­cia­tivo» e nelle «con­di­zioni di assogget­ta­mento e di omertà di cui gli asso­ciati si avval­gono».

Il potere di chi ha messo le mani sulla Capitale, secondo gli inquirenti, si afferma soprattutto attraverso corruzione, rapporti con la politica e imprenditori collusi. «Me lo sto a compra’ tutti… semo diventati grossi», chiosa uno degli intercettati a proposito dei rapporti con esponenti della nuova amministrazione targata Marino. Altri giudici valuteranno se l'impianto dell'inchiesta è in grado di reggere.
«A Roma», ha spiegato il capo della Procura Giuseppe Pignatone, «non c’è un'unica organizzazione mafiosa a controllare la città, ma diverse organizzazioni. Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato Mafia Capitale, romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso…».

Da quest’indagine emerge la fotografia di una città contaminata fino ai suoi vertici politico-amministrativi, a prescindere dal colore politico. E dove non sono i malavitosi a mettersi a disposizione della politica e di chi amministra ma il contrario.

Il nome che è stato dato all’inchiesta è non a caso «Mondo di mezzo». Deriva dalle parole che Massimo Carminati, ex terrorista dei Nar, poi vicino alla banda della Magliana e ora considerato a capo di questa cupola, usò in una telefonata intercettata e nella quale parlava dell’esistenza di tre mondi: «È la teoria del mondo di mezzo… Ci stanno i vivi sopra e i morti sotto, e noi stiamo nel mezzo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano».
Ecco, quel “mondo di mezzo”, quella zona grigia a Roma s’è allargata fino a travolgere e inghiottire tutto e tutti, annullando ogni sfumatura. Compresa la politica che quando non è connivente appare comunque debole e non in grado di stroncare i centri occulti di potere dove la corruzione si moltiplica.

Multimedia
Movimento 5 Stelle all'attacco: «Sciogliere il Comune per mafia»
Correlati
 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo