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lunedì 22 aprile 2024
 
società
 

La grande bufala dei sacchetti della frutta

04/01/2018  L'Italia dei social e dei supermercati è in rivolta per una "fake news". Ma la verità è ben diversa

Da qualche giorno regna in Italia un clima simile a quello introdotto dalla tassa del macinato di Quintino Sella. La rivolta non si attenua: continuano moti insurrezionali nei supermarket, le rivolte anti-sistema e soprattutto le “call action”  a tutto spiano sui social (“fate girare!”).

Naturalmente stiamo parlando dell'odiosa tassa sui sacchetti di plastica biodegradabile usati nei supermercati per frutta e verdura, dal primo gennaio direttamente pagati dai clienti uno o due centesimi per un emendamento inserito nel decreto Mezzogiorno. La decisione è diventata un caso politico, in questa campagna elettorale in cui le bufale internettiane rischiano di fare la parte del leone.

Il provvedimento, si legge in molti post e perfino su qualche quotidiano, è stato fatto per avvantaggiare un’amica di Renzi, titolare di una ditta che ha il monopolio sui sacchetti di plastica biodegradabili. Da quando la notizia circola soprattutto in Rete con effetto virale, nei supermercati si è visto di tutto: cespi di lattuga a vista, zucchine etichettate a uno a uno, mandarini e arance che rotolano impietosamente dai carrelli come palline da tennis, mazzi di sedano portati in giro sotto le ascelle come le baguette francesi. E intanto schizzano a mille le vendite di frutta e verdura confezionata (che peraltro costa ovviamente molto di più rispetto a quella sfusa, ben oltre i due centesimi dei sacchetti).

Peccato che tutto giri intorno a una gigantesca fake news.

Non si tratta infatti di un balzello della banda Gentiloni, Renzi & Co.  ma di una  decisione  presa per recepire una direttiva Europa del 2015 (la 270) che tende a disincentivare, per evitare l’inquinamento ambientale, l’uso della plastica, anche quella in materiale leggero usato per frutta e verdura nei supermarket, e ad evitare una procedura d’infrazione molto salata già avviata lo scorso anno da Bruxelles. Ci riempiamo la bocca con l’economia circolare, con i mari da salvare, con i cormorani che ingurgitano petrolio e poi al momento di fare qualcosa di concreto gridiamo al magna magna a sproposito perché ci rubano da 1,5 a 3 euro l’anno (questo il costo comp’lessivo calcolato dalla “gabella”). Ma il bello è che i pacchetti  venivano già pagati indirettamente poiché i supermercati scaricavano i costi operativi  spalmandoli sul costo finale dei prodotti sugli scaffali. Ora semplicemente il prezzo verrà esplicitato sull’etichetta, per  favorireuna maggiore consapevolezza da parte del cliente.

E l’amica monopolista di Renzi? Probabilmente si allude alla ricercatrice di chimica e imprenditrice Catia Bastioli, salita sul palco in una delle Leopolde del Pd (ma a quel punto dovremmo definire “amici” in combutta con  Renzi anche l’astrofisica Samantha Cristoforetti, Brunello Cucinelli,  Gigi Buffon e Lorenzo Cherubini e tutti quelli invitati a parlare in pubblico). Peccato che l’azienda di sacchetti di plastica biodegradabile di cui è amministratrice delegata la Bastioli, la Novomont, sia sì una dei maggiori player  ma non certo in regime di monopolio dato che sul mercato operano 150 aziende per un totale di 4 mila dipendenti e 350 milioni di fatturato. Tra l’altro l’”amica di Renzi” ha depositato 900 brevetti internazionali (tra cui il Mater-Bi, il materiale vegetale che sta rivoluzionando la produzione) e ha ricevuto una sfilza di riconoscimenti per le sue scoperte e le sue imprese ( è tra l’altro cavaliere della Repubblica). E’ infatti considerata una delle protagoniste della cosiddetta economia circolare (l’economia che ricicla le risorse) in Italia. Dovrebbe essere un vanto il fatto che le sue imprese facciano da battistrada allo sviluppo sostenibile e producano lavoro e innovazione. E invece ci stracciamo le vesti, gridiamo al magna magna, votiamo per l’antipolitica e via dicendo. Noi le persone che innovano, studiano e creano posti di lavoro le trattiamo così: a pesci in faccia (senza busta di plastica protettiva). E mancano ancora due mesi alle elezioni del 4 marzo. 

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