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La lezione della valigia

28/07/2022  Un gesto banale quanto necessario come quello dei preparativi di una partenza può diventare significativo anche sul piano spirituale

Cari amici lettori, per molti di noi in questi giorni cominciano i giorni di una desiderata vacanza. Da un atto che compiamo prima di partire per la nostra mèta, possiamo imparare molto. Sto parlando del “preparare la valigia”. Un gesto tanto banale quanto necessario, che però è molto significativo. Infatti per fare la valigia, dobbiamo fare delle scelte: non possiamo portarci dietro tutta la casa, dobbiamo selezionare ciò che ci serve, ma anche ciò che aiuterà a rendere piacevole il tempo che trascorreremo lontano da casa. Ecco allora una prima lezione, che può valere anche sul piano spirituale: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono…», esortava san Paolo (1Tessalonicesi 5,21).

Capacità di valutazione e di scelta. Occorre, poi, per forza liberarsi di tante cose che ci accorgeremo essere superflue o non così necessarie, che ci appesantirebbero negli spostamenti. Ecco un secondo insegnamento: «Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese» (Luca 12,35). È l’immagine del pellegrino, dell’esodo, di chi deve lasciare in fretta un luogo, armandosi esclusivamente dell’essenziale. Ma quali sono le cose essenziali per la nostra vita? E sono soltanto le “cose” l’essenziale?

Non abbiamo bisogno anche di relazioni più curate, più libere, risanate? Chi cammina ed è scarico di pesi, pensa anche a questo “essenziale” senza cui non possiamo vivere. L’esigenza dell’alleggerimento dalla “zavorra” vale non solo per la vita personale, ma anche per la vita della Chiesa e la cura del creato. In una lettera alla sua diocesi lo scorso 26 giugno, il nuovo arcivescovo di Torino, monsignor Roberto Repole, invita i suoi fedeli a interrogarsi su ciò che è essenziale per l’esistenza della Chiesa sul territorio, perché la gente possa ancora incontrare il Vangelo di Gesù, e pone una serie di domande, come questa: «Dobbiamo continuare a mantenere semplicemente tutte le infinite strutture di cui beneficiamo (locali, case, chiese, oratori…) anche se - invece che servire a vivere una vita cristiana ed ecclesiale autentica ed essere degli strumenti per l’evangelizzazione - costituiscono un peso insopportabile, per chi è chiamato a gestirle, rubando energie, serenità e gioia?».

Da qui la necessità di una riflessione comunitaria, di un discernimento, per capire cosa è zavorra del passato e che cosa è seme del futuro. Da parte sua, papa Francesco, nel Messaggio per la giornata del creato, pubblicato il 21 luglio scorso, ricorda l’urgente necessità di una conversione ecologica per tutti, dai singoli alle Nazioni: «Ascoltando queste grida amare (del creato, ndr), dobbiamo pentirci e modificare gli stili di vita e i sistemi dannosi… Come persone di fede, ci sentiamo ulteriormente responsabili di agire, nei comportamenti quotidiani, in consonanza con tale esigenza di conversione». Anche qui l’esigenza di andare all’essenziale, di lasciare ciò che è dannoso per l’ambiente, di trovare stili di vita sostenibili.

La cronaca di questi giorni infuocati dagli incendi e dalla siccità non può non sollecitarci in questo senso. Un’ultima lezione della valigia mi viene da uno spunto dell’intervista a Enrico Brizzi un paio di numeri fa. Prima di partire, facciamo infinite valutazioni, spesso con una certa preoccupazione, ma poi nel metterci in cammino sperimentiamo l’affidamento. «Guardate gli uccelli del cielo: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre…». Mettersi in viaggio può diventare un’esperienza di fede/affidamento, che supera la paura della “mancanza”. Quanti insegnamenti possono venirci da un semplice gesto come fare la valigia, no? Buona vacanza a tutti voi, cari amici.

 
 
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