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venerdì 07 agosto 2020
 
Scuola Sant’Onofrio
 

La lingua dei segni per giocare insieme ai compagni sordi

14/06/2016  Alla scuola elementare paritaria Sant’Onofrio. A Rimini tutti i 105 alunni di una scuola primaria studiano come lingua, oltre l’inglese, anche quella dei segni. possono così comunicare con Ilaria e Alex. e divertirsi con loro nell’intervallo

Ilaria ripete la lezione di matematica con la compagna di banco. A modo suo naturalmente, perché Ilaria, che ha nove anni, è sorda dalla nascita e si esprime unicamente con la lingua dei segni. Una cosa, questa, di per sé non eccezionale, anche se non scontata. La cosa eccezionale invece è che, per sua fortuna, tutti ma proprio tutti i suoi compagni di classe conoscono e parlano la lingua dei segni, esattamente come lei. Anzi. Tutti i 105 bambini della scuola elementare Sant’Onofrio la parlano comunemente, e così è scongiurato il rischio di isolamento durante la ricreazione e negli spazi comuni, come la mensa e il giardino.
Siamo nel centro di Rimini. La scuola parifi­cata Sant’Onofrio, gestita dalle Suore francescane missionarie di Cristo, è una scuola storica, fondata nel lontano 1882. Gli alunni delle elementari a tempo pieno sono 105, più una sessantina nella sezione riservata alla scuola dell’infanzia. Oggi le suore non insegnano più. Il personale è laico ma «lo spirito francescano di accoglienza è rimasto immutato», spiega la direttrice, Lauramaria Tamburini. Per questo, cinque anni fa, quando si sono presentati i genitori di Samuel, sordo profondo, nessuno si è sentito di respingerli e nemmeno di scoraggiarli. «Venivano da un’altra città e si erano già rivolti ad altre scuole della zona ricevendo sempre una risposta negativa», continua la direttrice. «Noi abbiamo accettato la sfida, anche se non eravamo preparati, e ci siamo messi in gioco». E così è cominciata l’avventura. 

UN’INTERPRETE SPECIALE

All’inizio non è stato semplice. Samuel non aveva gli strumenti per comunicare e rischiava l’isolamento. Le ore di sostegno non erano suffi­cienti e comunque «il sostegno di fatto è generico, gli insegnanti possono occuparsi di un bambino autistico, di un non vedente o, come in questo caso, di un bambino sordo», spiega Lauramaria. «Poi, per nostra fortuna, abbiamo incontrato quella che attualmente è la nostra interprete, specializzata nella Lis, la Lingua dei segni italiana, e ci si è aperto un mondo».
L’idea vincente è stata quella di allargare lo studio della Lis a tutta la scuola. Prima con laboratori per gli insegnanti, poi riservati ai bimbi della classe di Samuel, in­fine a tutti gli alunni della scuola elementare.
«Ormai è diventata una prassi», conclude la giovane direttrice, «tutti i nostri bimbi studiano italiano, inglese e la Lis. Per loro non è un problema, sono come spugne e la imparano con grande facilità, come un bellissimo gioco». Oggi Samuel è cresciuto ed è passato alle medie, in compenso sono arrivati Ilaria, che frequenta la terza, e Alexandros, Alex per i compagni, un bimbo di origine greca che frequenta la seconda.

LE PAURE SONO SVANITE

  

Entrambi i bambini si sono inseriti benissimo, anche perché hanno trovato un ambiente già predisposto ad accoglierli. «I genitori degli altri bimbi all’inizio erano spaventati», ammette la direttrice, «temevano che i loro fi­gli rimanessero indietro e che il programma andasse a rilento. Con il tempo però hanno dovuto ricredersi. Alla fi­ne dell’anno possiamo tirare le somme e confermare che il rendimento generale è di fatto aumentato, perché il clima di solidarietà che è venuto a crearsi li ha fatti maturare ed è servito da stimolo».
Sia Ilaria che Alex hanno ovviamente un piano di studio personalizzato, ma sono perfettamente inseriti nelle loro classi. E il fatto di poter comunicare anche nei momenti di gioco e durante il pranzo li aiuta nel processo di autostima. «Purtroppo c’è ancora molta diffi­denza e anche ignoranza nei confronti della lingua dei segni, persino da parte dei medici», spiega Maria Laura Profeta, interprete della scuola e vicepresidente della Cooperativa Doppio ascolto, che si occupa appunto di bambini e adulti affetti da sordità. «A volte sono proprio i genitori dei bambini sordi a ri­fiutarla, nel timore che la Lis costituisca un impedimento alla verbalizzazione».
Ed è un grande equivoco. «Il bambino sordo ha contatto col mondo esterno solo grazie alla vista, di conseguenza la lingua dei segni gli permette di formulare il suo pensiero e quindi aiuta la verbalizzazione e l’approccio al linguaggio parlato», continua. «Inoltre va detto che non tutti i sordi sono uguali. Ilaria, per esempio, è affetta dalla sindrome di Charge ed è tracheotomizzata, quindi la sua situazione è più complessa. Alex invece sta già cominciando a verbalizzare. Ognuno ha i suoi tempi, ma tutti hanno il diritto di imparare a leggere, scrivere, comunicare e a parlare per quello che possono».
L’intervallo è finito. Anche Alex rientra in classe con i compagni e subito tutti aprono i “quadernoni” dove hanno disegnato enormi orologi. Leggere l’ora sul quadrante per bambini e bambine diventa una sfida appassionante. Per fortuna una sfi­da alla pari.

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