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mercoledì 01 dicembre 2021
 
Gli affari al Nord
 

Il magistrato: la mafia è ormai “società di servizi”

05/03/2014  Al Sud, si sa, la criminalità organizzata controlla il territorio e condiziona la vita dell’intera società. E al Nord? Lo spiega Giuseppe Gennari, Gip del Tribunale di Milano. «Il grimaldello fondamentale con cui la mafia è penetrata nel tessuto sociale e imprenditoriale del Nord è l’offerta di servizi», dice. «Illegali naturalmente. E trova imprenditori e professionisti pronti a servirsene». Ecco come.

Giuseppe Gennari, gip al Tribunale di Milano.
Giuseppe Gennari, gip al Tribunale di Milano.

«Cosa caratterizza la mafia nel Nord? Il fatto di essere “fornitrice di servizi”». È questa, secondo il giudice Giuseppe Gennari, Gip al Tribunale di Milano, la particolare natura che ha assunto la criminalità organizzata nelle regioni settentrionali, specie in Lombardia.

Gennari negli ultimi anni si è trovato ad svolgere il ruolo di giudice per le indagini preliminari in molte delle inchieste condotte dalla Procura di Milano. Un osservatorio molto particolare, che gli ha permesso di analizzare lo scenario complessivo in cui si è mossa la criminalità organizzata nel settentrione. Ne ha fatto anche un libro, Le fondamenta della città, edito l’anno scorso da Mondadori.

«Il grimaldello fondamentale», spiega, «con cui la mafia è penetrata nel tessuto sociale e imprenditoriale del Nord è l’offerta di servizi. Illegali naturalmente. Quello che emerge dalle diverse inchieste è che esiste una elevata domanda di “servizi illeciti”, dallo smaltimento dei rifiuti alla “tutela” rispetto alla concorrenza, dalla disponibilità di denaro liquido in nero alla corruzione».

– E la mafia è in grado di soddisfare a queste “esigenze”…

«La mafia si dimostra in grado di rispondere a questa “domanda” illegale del mercato, se così si può dire. Se ci pensiamo, anche l’attività dello spaccio di droga rientra in questa logica. Proprio in questi giorni a Milano si è svolto un convegno dell’Osservatorio Transcrime dell’Università Cattolica sulla presenza delle mafie in Europa. Ebbene, se ne parlava proprio in termini di capacità di vendere beni e servizi».

– È inquietante l’offerta di questi servizi da parte delle organizzazioni criminali, ma non lo è di meno la domanda.

«Infatti. Significa che esiste un’area dell’imprenditoria ampiamente disponibile a questa offerta mafiosa. È evidente che se il mondo imprenditoriale rifiutasse questi rapporti, tale tipo di offerta non avrebbe ragion d’essere e la capacità di infiltrazione mafiosa si drenerebbe subito».

– La possiamo definire “imprenditoria malata”?

«Sì, ma non possiamo parlare solo di imprenditoria: il fenomeno riguarda anche una certa parte del mondo professionale, che è malato».

–Perché questo fenomeno è in crescita?

«Faccio un esempio: al Sud si ricorre alla mafia anche per trovare il posto in ospedale. Ma se l’ospedale fosse efficente non ci sarebbe bisogno di rivolgersi al boss».

– Questo introduce, però, un altro problema: lo Stato che non funziona.

«Sì, lo Stato assente, un sistema fiscale ingiusto, una burocrazia farraginosa. È un circolo vizioso terribile: dove le istituzioni sono inefficaci e inique, si aprono grandi spazi alla criminalità organizzata. Un esempio? L’evasione fiscale. Se vuoi evadere la mafia è pronta a fornirti tutte le carte di cui hai bisogno».

– Cioè?

«Esistono le cosiddette “società cartiere”, un termine tecnico che indica quelle società che producono solo carta, ma dietro le quali non c’è nulla. Emettono tutta la documentazione per fare fatture false: sono fornitori apparenti che fatturano qualcosa che non c’è stato, certificano costi fasulli. È produzione di documenti fiscali finti».

– Non sempre occorre la mafia, per fare questo.

«Infatti, ma la mafia al Nord, oggi, lo sa fare molto bene. È un settore interessante per i clan, perché permette il riciclaggio di denaro sporco. In un caso che ho trattato, c’era evasione di milioni di euro da parte di un imprenditore. Che usava una “società cartiera” mafiosa. Come funziona? L’imprenditore chiede la documentazione fiscale e fa uscire denaro reale verso la società compiacente. Quest’ultima ritorna “in nero” i soldi, tranne la percentuale richiesta per il servizio, che di solito corrisponde alla percentuale dell’Iva. E sono tutti contenti: la mafia ha riciclato denaro, l’imprenditore si vede ritornare il 75-80 per cento della somma».

– Quindi, purtroppo, il meccanismo funziona perfettamente.

«Sì, ma c’è un piccolo particolare che l’imprenditore dimentica: la mafia può chiudere i cordoni della borsa. Se la società criminale decide a un certo punto di non ritornare il denaro in nero, l’imprenditore che fa, la denuncia? Non lo può fare, dovrebbe denunciare anche se stesso. È un meccanismo perverso che può portare, come avviene in molti casi, al fatto che il mafioso alla fine “si mangia” l’azienda».

 
 
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