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giovedì 28 ottobre 2021
 
 

Manovra, la beffa del vitalizio

06/07/2011  L'assegno a vita per i parlamentari doveva essere abolito, secondo la prima bozza, invece resterà. Bastano cinque anni per maturare una somma che arriva fino a 7200 euro.

Il ministro Tremonti con il presidente della Repubblica Napolitano.
Il ministro Tremonti con il presidente della Repubblica Napolitano.

Il testo della Manovra trasmesso alla Presidenza della Repubblica e presentato oggi alla stampa dal ministro Tremonti si apre giustamente con i tagli ai privilegi dei politici: riduzione e ridimensionamento delle auto blu (ce ne sono 15 mila), voli di Stato riservati alle massime cariche istituzionali, limitazione di molte dotazioni di Camera, Senato, Palazzo Chigi e altre istituzioni. I tagli, fa sapere il ministro dell'Economia, saranno destinati al Terzo Settore, peraltro già pesantemente ridimensionato dal Governo a livello di risorse. Vi è poi la questione degli stipendi dei parlamentari, allineati da Tremonti alla media europea, e di conseguenza da ridurre essendo da sempre i più alti dell’Unione. Qualche cifra, tratta dall'agile e dettagliato volume di Giuseppe Pozzi (E io pago!, DMedia Group editore) che fa i conti in tasca alla nostra classe politica, ci aiuterà a capire. Lo stipendio di un deputato italiano è di 5.486 euro netti al mese per dodici mensilità. Che è uno stipendio buono, buonissimo, ma, visto il ruolo, di per sé non esagerato.

Il punto è che tra diaria, spese d’ufficio, risarcimenti telefonici e altro, in realtà un deputato si porta a casa 14 mila euro netti al mese, esclusi i gettoni per gli incarichi particolari (un presidente di Commissione viene pagato per il disturbo due mila euro netti). Ovunque viaggia in Italia (in aereo, in auto, in treno) non paga un centesimo. Fruisce di un rimborso di oltre mille euro per i trasferimenti Fiumicino-Montecitorio. Gode di un’assicurazione sanitaria che gli permette di farsi rimborsare persino le terme e i massaggi shiatsu. E a fine mandato la sua liquidazione, per cinque anni, ammonta a 46.819 euro, che è la liquidazione di un dipendente statale dopo 40 anni di lavoro. Ma il punto è che dopo essere tanto sbandierata, dalla Manovra è sparita la cancellazione del privilegio dei privilegi: il vitalizio.

Doveva essere cancellato ed è riapparso come d’incanto. Doveva essere il piatto forte della Manovra ma si è rivelato uno specchietto per le allodole. Come quei menù esposti nelle vetrine nei ristoranti dove se entri e ti siedi ti dicono che le ostriche sono finite, forse domani., per oggi solo merluzzo congelato. Ma che cos’è di preciso il vitalizio, specialità del Parlamento italiano? Oltre alla normale pensione deputati e senatori maturano, dopo una legislatura, un assegno mensile che percepiranno una volta compiuti i 65 anni e che può andare da 2.400 euro a 7.200 euro lordi. Se aggiungono anni di legislatura dopo i cinque anni, arrivano a prenderlo anche a 60 anni. Per fortuna in questa legislatura sono stati cancellati altri privilegi enormi. Perché nelle legislature precedenti c’era gente che aveva maturato il vitalizio con un solo giorno da parlamentare.

Come è possibile chiedere alla gente di pagare una tassa sui suoi risparmi, di andare in pensione a 67 anni e di versare contributi per 40 anni quando sono sufficienti cinque anni per percepire un sontuoso vitalizio da parlamentare? Secondo i primi risultati dell'indagine effettuati da Censis e Unipol, il 42 per cento dei giovani dipendenti che oggi lavorano non arriverà a mille euro di pensione. In compenso ci sarà qualche migliaio di eletti che percepiranno, oltre alla normale pensione, 7.200 euro netti al mese per cinque anni di lavoro in Parlamento.

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