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lunedì 15 aprile 2024
 
 

«La maternità surrogata sfrutta le donne povere e riduce il figlio a oggetto»

24/02/2015  Tutte le forme di maternità surrogata «rappresentano un grave attentato alla dignità umana» e costituiscono un «business inaccettabile». A denunciarlo è il Comece, il Consiglio delle Conferenze episcopali dell'Unione europea, che ha presentato un documento a Bruxelles per sollecitare norme europee che la regolamentino

Le forme di maternità surrogata, nelle quali è possibile avere un figlio attraverso l'opera di un'altra donna che mette a disposizione l'utero per portare avanti la gravidanza, «rappresentano un grave attentato alla dignità umana», riducono il bambino a «un oggetto» e rappresentano un «business inaccettabile» che «sfrutta le donne più vulnerabili e più povere». Per questo, il «primo passo» da compiere per gli Stati è quello di valutare la possibilità di rifiutare le trascrizioni degli atti di nascita, avvenuti con queste pratiche.

Dall'Europarlamento di Bruxelles arriva un monito severo nei confronti dell'utero in affitto e del traffico di “pezzi” di esseri umani. A lanciarlo è il Comece, il Consiglio delle Conferenze episcopali nell'Unione europea che ha organizzato un convegno “Surrogata e dignità umana” e redatto un documento a cura della Commissione del Comece per la bioetica. Sottolineando come le donne subiscano questo tipo di sfruttamento a causa della povertà, i vescovi rilevano che anche il bambino in queste pratiche altro non è che «un oggetto». Nel documento del Comece si chiede come «primo passo» di valutare la possibilità che gli Stati rifiutino le trascrizioni degli atti di nascita, avvenuti con queste pratiche e si sottolinea come la maternità surrogata si ponga contro i «valori fondamentali» della stessa Europa.
Viene condannata anche l'espressione “utero in affitto”, utilizzata comunemente per indicare la maternità surrogata, perché non tiene conto che la gestazione non riguarda «solo un organo ma l'intera persona».  

La commissione del Comece che si occupa di bioetica raggruppa esperti nominati dalle Conferenze episcopali dell’Unione Europea, con l'obiettivo di formulare un parere al Parlamento, nel contesto abbastanza limitato dell’Unione Europea e della sua legislazione – anch’essa limitata – sulla questione della maternità surrogata. In Grecia e Regno Unito, peraltro, la maternità surrogata è già legale.

«In questo momento», ha spiegato in un'intervista a Radio Vaticana padre Patrick Daly, segretario generale della Comece, «nella legislazione dei Paesi membri c’è una certa ambivalenza e la proposizione rappresenta totalmente la posizione della Chiesa cattolica. Direi che offre un'opinione sobria, ma con grande forza dell’argomento razionale ed analitico di una questione molto complicata, che suscita anche grande emozioni». Sul no della Chiesa all'utero in affitto le ragioni sono chiare: «Si tratta», ha aggiunto Daly, «di una strumentalizzazione della donna e perché è contro tutti i principi dei diritti fondamentali umani. Secondo me, l’argomento nel rapporto è presentato in modo molto razionale e convince non soltanto i cattolici, ma tutti coloro che lo leggeranno».

L'auspicio, ha concluso, è che «la discussione riguardo a questo fenomeno continui e che i politici si assumano le loro responsabilità per una soluzione legislativa a questa questione, in coerenza con la tradizione cattolica e con i principi morali che noi, senza alcuna ambiguità, dobbiamo sostenere».

 
 
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