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sabato 24 febbraio 2024
 
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La mediazione, il primo passo verso la pace

09/02/2024  L'ultimo saggio dell'esperta in mediazione dei conflitti Maria Martello, uno strumento formativo per operatori del diritto, manager aziendali, scolastici, per chi lavora nel campo dell’associazionismo e del volontariato, «ma anche come manuale multidisciplinare di autoformazione per chi desidera capire e migliorare se stesso»

“Se la sofferenza vi ha resi cattivi l’avete sprecata”. Questa frase di Ida Bauer ritorna più volte alla mente leggendo il nuovo libro Il senso della mediazione dei conflitti. Tra diritto, filosofia e teologia (Giappichelli) che Maria Martello ha curato e racconta in anteprima a Famiglia Cristiana. Forse, questo è anche l’angolo visuale dacui affrontare il tema.

“Insieme a quanti hanno voluto scrivere il loro autorevole contributo, filosofi, giuristi e teologi, vogliamo avere un orizzonte di giustizia da desiderare e da perseguire”, esordisce la curatrice, ideatrice del modello di mediazione umanistico-filosofica e formatrice da oltre trent’anni. Da lei la mediazione dei conflitti è proposta come strumento di crescita personale, i cui effetti vanno oltre la prevenzione o la composizione della lite.

Stiamo parlando di una innovazione promossa dalla recente riforma della Giustizia, ricca di senso e di valore. Una interessante risposta di civiltà all’imbarbarimento delle relazioni nel nostro tempo. “Siamo tutti chiamati a capire la portata di questa riforma, per difenderla è necessario conoscerla. Dalla sua corretta applicazione dipende la qualità della risposta al bisogno di giustizia di ogni cittadino. Quindi Il libro si pone certamente come strumento formativo per operatori del diritto, manager aziendali, scolastici, per chi lavora nel campo dell’associazionismo e del volontariato, ma anche come manuale multidisciplinare di autoformazione per chi desidera capire e migliorare se stesso”.

Ogni capitolo è una piccola grande lezione di crescita personale. Parole e concetti come “mediazione”, “relazioni costruttive”, “amore, questo sconosciuto?” e “verso un diritto fiduciario”sono impattanti in un mondo di conflitti sanguinosi che sempre più spesso appartengono anche al nostro quotidiano. Ci pongono davanti alla scelta fondamentale che riguarda chi vogliamo essere. “Artigiani di pace”? Per ricorrere all’efficace termine utilizzato da papa Francesco nell’ottantesimo anniversario della nascita del Movimento dei Focolari. Per Maria Martello non ci sono dubbi: questo è quello cui siamo chiamati.

Di giustizia ripartiva e della sua promozione nelle diverse realtà quotidiane, secondo le indicazioni del capitolo VII – Percorsi di un nuovo incontro – dell’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco, si è occupato anche il meritevole simposio dal titolo Dalla giustizia alla fraternità, cui l’autrice ha partecipato lo scorso dicembre, organizzatoin Vaticano dalla Fondazione Fratelli Tutti – Segretario Generale Padre Francesco Occhetta, Presidente il cardinale Mauro Gambetti -, in preparazione al giubileo 2025.

 

Il libro apre con la prefazione del filosofo non credente Salvatore Natoli e chiude con il gesuita biblista Pietro Bovati. La mediazione dei conflitti è una visione ecumenica?

Direi proprio di sì. Il primo, ricordando il Vangelo di Matteo, mette in luce la crucialità della riconciliazione  quando scrive che neppure Dio può perdonare se prima non vi sia stato un atto di riconciliazione tra chi ha subito un torto e chi lo ha perpetrato. Il secondo ci fa capire che il primo grande mediatore della storia è stato Nostro Signore, che ci insegna come la giustizia divina non coincida con la condanna del colpevole.
Il libro esalta il valore del rispetto della diversità tra gli individui, dei differenti punti di vista, delle diverse opinioni e cerca l’intesa da un livello più profondo. Potremmo dire, con una metafora, che non guarda la punta dell’iceberg, quel livello più superficiale che connota le relazioni, ma va alla sua base, molto più ampia e profonda di ciò che emerge, dove tutti gli esseri umani si riconoscono nella stessa natura e nella stessa appartenenza. Se ci pensiamo bene, l’essere umano replica quello che accade in natura: in superficie siamo tutti diversi ma in profondità siamo correlati come lo sono l’Etna, lo Stromboli e il Vesuvio, lontani tra di loro ma interconnessi grazie al mantello terrestre da cui originano tutti i magmi. Per continuare con la metafora geologica,anche se consideriamo solo l’ Etna, questo vulcano ha tanti crateri formatisi in periodi diversi ma la loro origine è unica, fino ad incontrare dei fenomeni che possono essere correlati con eventi anche sismici che avvengono in aree ben più lontane. Pertanto la visione che la mediazione dei conflitti porta avanti è quella dell’insieme, dell’ et…et e non dell’ aut…aut.

Un’evoluzione dei precedenti libri o un tassello che li completa?

Ogni mio libro è stato la condivisione del punto di arrivo degli studi e delle sperimentazioni di quel momento. Questo ha l’ambizione di mettere in dialogo la mediazione e le discipline scientifiche differenti fra loro: giuridiche, filosofiche e teologiche. Da queste può trarsi il senso profondo della mediazione. Solo i professionisti che lo avranno ben intercettato e interiorizzato, potranno ipotizzare come meglio attuarlo. Troppa attenzione finora è stata dedicata alle prassi, al fare più che all’essere. Questo approccio mancava nella letteratura sull’argomento e questo auspichiamo che continui ad essere il taglio che si vorrà dare alla ricerca, anche accademica sul tema. “Diversi ma insieme” è il principio profondo che giustifica il valore della mediazione.

La copertina del libro.
La copertina del libro.

I cattolici devono riappropriarsi di un ruolo educativo delle giovani generazioni? Se sì, come?

Se, oggi che la mediazione è stata resa obbligatoria prima che il conflitto diventi contenzioso giudiziario, tutti hanno il dovere di fare la loro parte per darle il giusto valore e la giusta attuazione, perché non dovrebbe farlo la Chiesa, che ha storia, competenze certificate, autorevolezza, credibilità? I cattolici hanno avuto un ruolo fondamentale nella formazione della persona. Sempre. E in mille forme, non solo con quella scolastica ma anche con le attività ricreative e associative legate al volontariato. Anzi, in una situazione sociale di deprivazione dei rapporti, non può tardare a rinvigorire questo impegno. Penso alla presenza in ogni ordine e grado di scuola privata e pubblica dell’insegnamento della religione. Invece che inventarsi stravaganti e fantasiosi programmi, si potrebbe formare il personale docente e prepararlo ai principi di questa innovazione culturale che porta nella direzione di un cambiamento di mentalità. Si è mai riflettuto di utilizzare il tempo, a disposizione, l’ora settimanale, per formare gli allievi alla costruzione di relazioni efficaci, equilibrate, generative di benessere? Si è mai seriamente pensato di investire proficuamente questo tempo a disposizione per rispondere al bisogno di giustizia così presente soprattutto nei giovani e di educarli ai principi della mediazione, ai valori che propone, alle metodologie che offre, alle qualità di chi la pratica? Principi che possono essere portati a livelli diversi in base alle fasce di età e possono diventare un fil rouge dell’intero percorso di insegnamento della religione. Prima di creare grandi professionisti bisogna creare grandi umani per evitare lo spettro di una società nichilista.

Se questo articolo fosse letto da papa Francesco…

È bello immaginare che il Papa gioisca all’idea che sempre più persone diano concretezza, con il loro impegno, alle vie maestre che lui sta tracciando. Io nel mio piccolo mi impegno per divenire “una artigiana di pace”. Papa Francesco ci ha messo in moto con le sue encicliche. Noi ci sentiamo protetti e incoraggiati da Lui. Neanche Lui può sentirsi solo.

Forse è altrettanto bello e soprattutto è il momento di pensare a stare fuori dalle aule di Tribunale e incominciare a danzare.

 
 
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