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La mossa di Draghi: il reale impatto su famiglie e imprese

30/01/2015  L'economista Luciano Monti (Luiss) spiega come il cosiddetto "quantitative easing" appena lanciato necessita di una robusta azione di sostegno alle famiglie italiane, in grado di fornire a queste ultime e al sistema bancario le basi per ricostituire la fiducia persa negli ultimi anni.

Nei giorni scorsi si è molto parlato del cosiddetto quantitative easing, una misura straordinaria adottata dalla Banca Centrale Europea per iniettare molta più liquidità (60 miliardi di euro al mese) nel sistema creditizio in modo da fare da volano alla crescita, ai consumi, e alla ripresa del sistema produttivo. Tuttavia, queste misure si devono confrontare anche con le peculiarità di ciascun Paese. Per quanto concerne l’Italia, colpita da una recessione che ha minato non solo il tessuto economico ma anche quello sociale, la questione è capire se e quanto vi saranno effetti positivi sulle famiglie giovani e sulle piccole imprese. Ne abbiamo discusso con Luciano Monti, professore di Politica economica europea all'Università Luiss, che di recente ha svolto uno studio sull'impatto sociale di questo "quantitative easing": «Se al mancato allentamento della stretta creditizia tra il 2010 e il 2012 aggiungiamo anche l’aumento dell’effetto "scoraggiamento" - su 62.000 famiglie in 15 Paesi europei già nel 2012 la quota di "scoraggiati" in Italia sfiorava il 5% e c’è da ritenere che sia considerevolmente aumentato nei due anni successivi - appare chiaro come la mossa della Bce necessiti di una robusta azione aggiuntiva di sostegno alle famiglie, in grado di fornire a queste ultime e al sistema bancario le basi per ricostituire la fiducia persa e la possibilità di poter costruire sostenibili piani per il futuro».

Professore, molti sono tuttavia convinti che la manovra decisa dal Governatore della Bce Draghi sia orientata alle banche e non abbia un impatto diretto, tangibile, misurabile in termini di abbassamento dei costi, sulle famiglie e sulla loro vita di tutti i giorni. È cosi?
«La preoccupazione è giusta, perché se è evidente che il quantitative easing dovrebbe, secondo le prime stime, portare circa 5 miliardi di euro al mese alle banche italiane, non è scontato che le stesse traducano tutta questa liquidità in offerta di credito a famiglie e imprese. Inoltre, relativamente proprio alle famiglie, se non si modificano le condizioni di credito, il rischio è che non vi siano molte famiglie in grado di accedere al nuovo denaro. Per fare un esempio, se si continua a non ritenere finanziabili i precari e i giovani con contratti atipici, si sta precludendo la possibilità di ricorrere al credito ad una sempre più grande fetta di popolazione».

Facciamo qualche esempio: con questa enorme quantità di liquidità iniettata dalla BCE attraverso l'acquisto di debito dei Paesi in difficoltà, che cosa cambia concretamente per chi ha un mutuo? E possibile che chi ha scelto il mutuo variabile veda scendere ancora, e in tempi brevi, la propria rata mensile? O ancora: può andare nella propria banca e chiedere una rinegoziazione al ribasso dello spread?
«Non credo che i tassi variabili possano scendere ancora, essendo già ai minimi. Il problema, ripeto, in questo momento non è il costo del denaro, ma la possibilità di accedere a mutui e finanziamenti da parte di chi non la ha».

E per esempio sulle bollette - luce, gas, telefono - il quantitative easing adottato dal Governatore Draghi alla lunga avrà effetti benefici nella spesa delle famiglie?
«Le bollette sono in parte legate ai costi di approvvigionamento energetico e dunque al rapporto tra euro e dollaro. Se l'euro dovesse scendere ancora, arrivando, poniamo, alla parità con il dollaro, si potrebbe avere dei rialzi dei costi nella economia familiare. Non credo tuttavia che ciò avverrà, perché, nonostante il quantitative easing, l'euro non si deprezzerà in maniera significativa. Mi pare molto più rilevante la discesa del costo del petrolio greggio, di cui stiamo tutti beneficiando».

E in altre forme di credito molto moderne, molto utilizzate dai consumatori (anche se spesso rischiose), come l'uso delle carte di credito revolving, che cosa potrebbe cambiare con queste decisione della Banca Centrale Europea?
«Una maggiore liquidità porta ad una maggiore offerta di credito, ma ripeto, bisogna vedere se le banche rivedranno le condizioni imposte per la concessione e la attivazione di forme di credito, anche innovative».

Un accenno alle piccole imprese: la maggiore liquidità e il progressivo allentamento delle condizioni di credito potrà favorirle nell'essere più competitive e, di conseguenza, indurle ad assumere? E soprattutto, questi eventuali benefici sul sistema delle micro-imprese sono attesi a breve o richiedono tempi lunghi perché un impatto positivo sia misurabile?
«Qui bisogna distinguere tra le aziende che esportano in maniera abituale e quelle che non lo fanno. Per le prime il mantenimento di un euro debole sul dollaro permette ai loro prodotti di essere competitivi sui mercati internazionali e quindi queste aziende cominceranno ad assumere nuovamente. Per le altre bisognerà attendere gli effetti a medio termine sull'economia nel suo complesso e le decisioni del Governo. Per esempio, i risparmi previsti sul bilancio dell'Italia grazie al minor tasso di interesse che sconteranno i nostri Titoli di Stato alle aste internazionali (si stima 6/7 miliardi di euro quest'anno e 12/13 per l'anno prossimo) potrebbero tradursi in un alleggerimento del cuneo fiscale sul costo del lavoro. Questa ulteriore misura sarebbe di vantaggio sia per i lavoratori che per le imprese e di stimolo alla ripresa. In conclusione, la medicina di Draghi è senz'altro valida, sta al nostro Governo ora accompagnarla con le necessarie cure e soprattutto con la opportuna tempestività. Disoccupati e microimprese necessitano di interventi immediati se vogliamo preservare il nostro tessuto economico e sociale»

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