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giovedì 30 giugno 2022
 
L'UDIENZA
 

Il Papa: nel mare della vita, «la nostra àncora è la fede»

26/04/2017  «Il nostro non è un Dio assente, sequestrato da un cielo lontanissimo», ha detto Francesco: «È invece un Dio appassionato dell’uomo, così teneramente amante da essere incapace di separarsi da lui. Noi umani siamo abili nel recidere legami e ponti. Lui no».

Città del Vaticano,  mercoledì 26 aprile 2017. Un momento dell'udienza generale. Foto Ansa. Sopra: foto Reuters.
Città del Vaticano, mercoledì 26 aprile 2017. Un momento dell'udienza generale. Foto Ansa. Sopra: foto Reuters.

Alle leggi dell’amore il mondo spesso preferisce quelle dell’egoismo. E “se facessimo affidamento solo sulle nostre forze, avremmo ragione di sentirci delusi e sconfitti”. Ma, siccome la vita è un pellegrinaggio e la nostra anima è “migrante”, allora la salvezza è la fede, come “un’ àncora in cielo”. Lo ha detto Papa Francesco all’udienza generale in piazza san Pietro. Ha spiegato che “il nostro non è un Dio assente, sequestrato da un cielo lontanissimo; è invece un Dio ‘appassionato’ dell’uomo, così teneramente amante da essere incapace di separarsi da lui. Noi umani siamo abili nel recidere legami e ponti. Lui invece no. Se il nostro cuore si raffredda, il suo rimane incandescente. Il nostro Dio ci accompagna sempre, anche se per sventura noi ci dimenticassimo di lui. Sul crinale che divide l’incredulità dalla fede, decisiva è la scoperta di essere amati e accompagnati dal nostro Padre, di non essere mai lasciati soli da lui. La nostra esistenza è un pellegrinaggio, un cammino. Anche quanti sono mossi da una speranza semplicemente umana, percepiscono la seduzione dell’orizzonte, che li spinge a esplorare mondi che ancora non conoscono. La nostra anima è un’anima migrante”.

Ha ricordato che la Bibbia è piena di storie di pellegrini e viaggiatori: “ La vocazione di Abramo comincia con questo comando: ‘Vattene dalla tua terra’. E il patriarca lascia quel pezzo di mondo che conosceva bene e che era una delle culle della civiltà del suo tempo. Tutto cospirava contro la sensatezza di quel viaggio. Eppure Abramo parte”. Per il Papa infatti “non si diventa uomini e donne maturi se non si percepisce l’attrattiva dell’orizzonte: quel limite tra il cielo e la terra che chiede di essere raggiunto da un popolo di camminatori. Nel suo cammino nel mondo, l’uomo non è mai solo”. Poi il Papa ha domandato “fino a quando perdurerà la cura di Dio nei confronti dell’uomo?”. E ha spiegato che la risposta è nel Vangelo: “Fino alla fine del mondo! Passeranno i cieli, passerà la terra, verranno cancellate le speranza umane, ma la Parola di Dio è più grande di tutto e non passerà. Non ci sarà giorno della nostra vita in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio. Lui si preoccupa di noi e cammino con noi. E perché fa questo? Semplicemente perché ci ama. E Dio sicuramente provvederà a tutti i nostri bisogni, non ci abbandonerà nel tempo della prova e del buio”.

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