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sabato 22 gennaio 2022
 
 

La nuova Ici? Ai Comuni nemmeno un euro

12/12/2011  Gli italiani spenderanno 11 miliardi in più, ma lo Stato, tra incassi diretti e risparmi di spesa, incasserà tutto. E gli enti locali dovranno mettere nuove imposte

«L’aumento delle tasse locali, stabilito con la Manovra correttiva approvata nei giorni scorsi dal Governo Monti, garantirà per il prossimo anno un maggiore gettito di 13,2 miliardi di euro.  Tuttavia, questi soldi finiranno nelle casse dello Stato centrale, lasciando a bocca asciutta le Regioni ed i Comuni.  A meno che i Governatori e i Sindaci non decidano di ritoccare all’insù i tributi di loro competenza». A lanciare l’allarme è il segretario della CGIA di Mestre, Giuseppe Bortolussi: «C’è il pericolo che con questa manovra il federalismo fiscale si spenga sul nascere».

Comuni. La reintroduzione dell’ICI sulla prima casa, la rivalutazione del valore catastale e l’anticipo dell’IMU sugli altri immobili garantiranno, per l’anno venturo, un gettito complessivo di 21,8 miliardi di euro, di cui 3,8 miliardi dalla tassazione sulle prime case e 18 miliardi dagli altri immobili (seconde e terze case, negozi, laboratori artigianali ed industriali, etc.). L’incremento del gettito delle tasse locali, rispetto alla situazione odierna, sarà di 11 miliardi di euro. Tuttavia, secondo la CGIA di Mestre, nel decreto vi è una norma (art. 13 comma 11) che attribuisce allo Stato il 50% dell’IMU sugli immobili diversi dalle seconde case, ovvero 9 miliardi. Per i Comuni i maggiori introiti effettivi, al netto dei circa 10 miliardi che attualmente i ricevono con l’ICI,  saranno appena di 2 miliardi. A questo punto, però, arriva il comma 17 (sempre dell’articolo 13) che dispone la riduzione del Fondo sperimentale di riequilibrio dei Comuni delle Regioni ordinarie e dei trasferimenti statali ai Comuni delle altre Regioni per un ammontare complessivo di 2 miliardi. Risultato: lo Stato, tra incassi diretti e risparmi di spesa, porta a casa 11 miliardi di euro, mentre i Comuni zero.

Regioni. Un meccanismo analogo viene previsto anche per loro. L’aumento dell’aliquota base dell’addizionale regionale IRPEF dallo 0,9% all’1,23%, costerà ai cittadini 2,2 miliardi di euro già dal 2012. Tuttavia, la Relazione tecnica è molto chiara nel dire che per le Regioni a statuto ordinario vi sarà una riduzione della compartecipazione IVA (che finanzia la sanità) e del Fondo sanitario nazionale (per le Regioni speciali). Complessivamente, il taglio di risorse è 2,2 miliardi di euro. In sintesi, lo Stato risparmia 2,2 miliardi di euro di finanziamenti alla sanità, mentre per le Regioni il saldo è zero.

La soluzione? Nuove tasse.
«Pertanto – conclude Bortolussi - Regioni ed enti locali potranno avere maggiori risorse solo se decideranno di aumentare le aliquote dei rispettivi tributi già dal prossimo anno. Per l’IMU sugli immobili diversi dalle abitazioni principali, l’aliquota base sarà dello 0,76% e potrà essere variata (in aumento o in diminuzione) di 0,3 punti percentuali. Per l’imposta sulle prime case, invece, l’aliquota base dello 0,4% potrà essere incrementa o diminuita di 0,2 punti percentuali, così come si potrà eventualmente incrementare la detrazione di 200 euro. Tali disposizioni si aggiungono allo sblocco delle addizionali comunali IRPEF, fino allo 0,8%,  e dell’addizionale regionale IRPEF, ulteriore 0,5% rispetto all’aliquota base».

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