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martedì 09 agosto 2022
 
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La paura genera schiavitù e la violenza dei dittatori

15/02/2019  Francesco apre a Sacrofano, vicino Roma, il meeting organizzato da Fondazione Migrantes, Caritas e Centro Astalli sul tema “Liberi dalla paura”. Tre giorni per confrontare le esperienze della Chiesa che accoglie. «Rinunciare a un incontro non è umano», avverte Bergoglio

«Il piccolo passo fa grande il cammino della storia». Papa Francesco saluta così i fedeli che hanno partecipato alla messa celebrata nella Fraterna Domus di Sacrofano, in provincia di Roma, per l’apertura del Meeting “Liberi dalla paura”, promosso e organizzato dalla Fondazione Migrantes, dalla Caritas Italiana e dal Centro Astalli. E proprio sulla paura Bergoglio ha incentrato tutta la sua omelia. Commentando «la ricchezza delle Letture scelte per questa celebrazione eucaristica che può essere riassunta in una sola frase: “Non abbiate paura”», il Papa che alla fine della celebrazione ha ricevuto in regalo dal Presidente di Migrantes, monsignor Guerino Di Tora, un quadro su tela che raffigura Gesù che afferra Pietro impaurito che affonda nelle acque con la scritta Ego sum nolite timere, ha sottolineato che bisogna avere fiducia in Dio. Il brano del Libro dell’Esodo, con gli «Israeliti presso il Mar Rosso, terrorizzati dal fatto che l’esercito del Faraone li ha inseguiti e sta per raggiungerli» mostra un popolo in cui molti «pensano: era meglio rimanere in Egitto e vivere come schiavi piuttosto che morire nel deserto. Ma Mosè invita il popolo a non avere paura, perché il Signore è con loro». Dunque «il lungo viaggio attraverso il deserto, necessario per giungere alla Terra promessa, comincia con questa prima grande prova. Israele è chiamato a guardare oltre le avversità del momento, a superare la paura e riporre piena fiducia nell’azione salvifica e misteriosa del Signore».

Nel Vangelo di Matteo, invece, «i discepoli restano turbati e gridano per la paura alla vista del Maestro che cammina sulle acque, pensando che sia un fantasma. Sulla barca agitata dal forte vento, essi non sono capaci di riconoscere Gesù; ma Lui li rassicura: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”!». Ma Pietro chiede una prova e Gesù lo chiama a camminare sulle acque. «Pietro fa qualche passo, ma poi la violenza del vento lo impaurisce di nuovo e comincia ad affondare. Mentre lo afferra per salvarlo, il Maestro lo rimprovera: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”».

Prendendo spunto da questi due passi Francesco ribadisce che anche oggi il Signore ci chiede di fidarci di lui perché «ci liberi dalle nostre paure. “Liberi dalla paura” è proprio il tema scelto per questo vostro incontro. “Liberi dalla paura”. La paura è l’origine della schiavitù: gli israeliti preferirono diventare schiavi per paura. È anche l’origine di ogni dittatura, perché sulla paura del popolo cresce la violenza dei dittatori».

Davanti alle paure «siamo tentati di abbandonare il nostro sogno di libertà. Proviamo legittima paura di fronte a situazioni che ci sembrano senza via d’uscita. E non bastano le parole umane di un condottiero o di un profeta a rassicurarci, quando non riusciamo a sentire la presenza di Dio e non siamo capaci di abbandonarci alla sua provvidenza. Così, ci chiudiamo in noi stessi, nelle nostre fragili sicurezze umane, nel circolo delle persone amate, nella nostra routine rassicurante. E alla fine rinunciamo al viaggio verso la Terra promessa per tornare alla schiavitù dell’Egitto».

È un ripiegamento che accresce ancora di più il timore verso gli altri, la paura per gli « sconosciuti, gli emarginati, i forestieri – che peraltro sono i privilegiati del Signore, come leggiamo in Matteo 25. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, sicurezza e un futuro migliore. È vero, il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro».

Non è facile capire al cultura degli altri, mettersi nei loro panni, e «così, spesso, rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci». Ma, dice il Papa, «rinunciare a un incontro non è umano. Siamo chiamati invece a superare la paura per aprirci all’incontro. E per fare questo non bastano giustificazioni razionali e calcoli statistici».

E per i cristiani, l’incontro con l’altro è anche «incontro con Cristo. Ce l’ha detto Lui stesso. È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato, e carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito. E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”».

Il Signore ci incoraggia, come ha fatto con i suoi discepoli: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!», dice loro. «È davvero Lui, anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerLo: coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua... Anche noi, come Pietro, potremmo essere tentati di mettere Gesù alla prova, e di chiedergli un segno. E magari, dopo qualche passo titubante verso di Lui, rimanere nuovamente vittime delle nostre paure. Ma il Signore non ci abbandona! Anche se siamo uomini e donne “di poca fede”, Cristo continua a tendere la sua mano per salvarci e permettere l’incontro con Lui, un incontro che ci salva e ci restituisce la gioia di essere suoi discepoli».

E infine, papa Francesco ricorda che dobbiamo ringraziare chi ci dà l’opportunità di questo incontro, «ossia gli “altri” che bussano alle nostre porte, offrendoci la possibilità di superare le nostre paure per incontrare, accogliere e assistere Gesù in persona. E chi ha avuto la forza di lasciarsi liberare dalla paura, chi ha sperimentato la gioia di questo incontro è chiamato oggi ad annunciarlo sui tetti, apertamente, per aiutare altri a fare lo stesso, predisponendosi all’incontro con Cristo e la sua salvezza».

 
 
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