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martedì 16 agosto 2022
 
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«La politica resti laica», il saluto del cardinale Gualtiero Bassetti

24/05/2022  Il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) lascia la guida dei vescovi italiani. Guerra, pedofilia, pandemia, fine vita al centro del suo discorso di commiato alla 76a Assemblea generale della Cei convocata a Roma dal 23 al 27 maggio. I presuli sono chiamati a votare la terna da sottoporre al Papa per la scelta del nuovo presidente.

Lunedì 23 maggio 2022: l'apertura dei lavori della 76a Assembela generale della Conferenza episcoplae italiana (Cei). Le foto di questo servizio sono dell'agenzia di stampa Ansa.
Lunedì 23 maggio 2022: l'apertura dei lavori della 76a Assembela generale della Conferenza episcoplae italiana (Cei). Le foto di questo servizio sono dell'agenzia di stampa Ansa.

«Ce l’abbiamo messa tutta». Il cardinale Gualtiero Bassetti si congeda da presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) ringraziando il Papa «per la fiducia che mi ha sempre accordato e per il cammino che abbiamo percorso insieme a servizio della Chiesa». E ricorda l’impegno profuso in questi anni insieme con gli altri vescovi. Nell’introduzione alla 76esima assemblea generale, chiamata a votare la terna da sottoporre al Papa per la scelta del suo successore alla guida della Conferenza episcopale italiana, il cardinale di Perugia-Città della Pieve sottolinea che il Pontefice «in questi anni mi ha fatto sentire ancora di più non solo all'interno della Chiesa che è in Italia, ma anche parte della Chiesa universale». Il suo è un discorso a tutto tondo che tocca i temi più importanti con cui si confrontano il nostro Paese e l’episcopato: gli anni di pandemia, «penso al Covid-19, che mi ha colpito per ben due volte», con le «sue drammatiche ripercussioni che si faranno sentire ancora a lungo, ha fatto sì comunque che l'intera umanità abbia percepito di essere di fatto una grande famiglia, formata da soggetti il cui destino è legato a quello degli altri»; la guerra «tanto inattesa quanto brutale e ingiustificabile, che ha luogo nel territorio della Repubblica di Ucraina», la pedofilia, sulla quale la Chiesa italiana conferma il suo impegno di contrasto e per la «prevenzione degli abusi. Vogliamo ambienti sicuri e a misura dei più piccoli e vulnerabili. Per questo, come già ribadito in altre occasioni, intendiamo promuovere una migliore conoscenza del fenomeno degli abusi per valutare e rendere più efficaci le misure di protezione e prevenzione». Il cardinale Bassetti, a trent’anni dalle stragi, ricorda «i giudici Falcone e Borsellino, insieme con altri familiari e servitori dello Stato». E fa memoria di «Rocco Chinnici, Piersanti Mattarella, Rosario Livatino, don Pino Puglisi e di tanti altri martiri della giustizia. A tutti loro si addice la beatitudine che Gesù annuncia nel Discorso della montagna: “Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli”. Dal loro sacrificio, cosciente ed eroico, è nato un atteggiamento nuovo di condanna chiara delle mafie, che ha inciso anche nella vita di tutti noi come credenti e come cittadini». Insiste per un impegno nella politica «che deve essere laico», per l’accoglienza non solo degli ucraini. Per rafforzare la diplomazia e promuovere azioni di pace come quella portata avanti dagli incontri sul Mediterraneo. Riprende le parole del Papa: «La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell'impegno di domani. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l'umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell'uomo prima che sia lei a cancellare l'uomo dalla storia». Ringrazia la Caritas e si schiera con tutte quelle associazioni, movimenti e aggregazioni laicali che chiedono «che le armi vengano deposte e che si apra una nuova stagione di riconciliazione, di giustizia e di pace».

Di questi anni, di cui fa il bilancio rilanciando anche il Sinodo che si sta vivendo, il presidente della Cei cita le parole chiave «comunione e missione» e spiega che «è tempo di valorizzare la dimensione femminile della Chiesa attraverso scelte concrete, che legittimino il ruolo che tante donne già svolgono in vari ambiti dalla catechesi alla carità. È tempo di compiere scelte nuove per consentire un coinvolgimento maggiore delle donne nella vita della Chiesa».

Il cardinale, ricordando anche che si è vicini alla Pentecoste, invoca, infine, lo Spirito Santo. E sottolinea che «se la Chiesa si fa davvero inondare dallo Spirito può diventare anche la coscienza critica della società e subirne quindi l’ostilità. Ma i cristiani obbediscono a Dio e non agli uomini: per questo, pur nella piena distinzione dei ruoli, anche noi Pastori non manchiamo di far sentire la nostra voce, quando riteniamo che siano minacciate le persone, soprattutto le più deboli». Pur essendo la politica laica, la Chiesa non può mancare di far sentire la sua voce su questioni importanti: «il coinvolgimento del nostro Paese nella guerra in corso in Ucraina, l’applicazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il sostegno economico alle famiglie e alle imprese, la questione del Mezzogiorno, l’ambiente, l’immigrazione, il fine vita». Se pure si tratta di questioni delicate, il credente non può esimersi dall’affrontarle, ma deve «accettare il rischio della carità politica, sottoposta per sua natura alle lacerazioni delle scelte difficili, alla fatica delle decisioni non da tutti comprese, al disturbo delle contraddizioni e delle conflittualità sostenibili, al margine sempre più largo dell’errore costantemente in agguato. Il politico cristiano imbocca la strada da Gerusalemme a Gerico, non passa oltre per paura di contaminarsi, non si rifugia nei suoi affari privati. È un mestiere difficile, non c’è dubbio: non solo perché non deve assolutamente clericalizzare la politica, ma perché deve anche evitare qualunque forma di integralismo, che ridurrebbe il messaggio evangelico ad una ideologia sociale. L’esercizio della politica resti “laico”».

 
 
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