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venerdì 21 gennaio 2022
 
Famiglia e povertà
 

Padri separati, pochi soldi e tanta vulnerabilità

20/10/2017  L'evento separazione, spesso narrato in termini di liberazione, porta a una maggiore fragilità economica e sociale per tutti i membri della famiglia che si spezza.

Il caso di Marco Della Noce, già comico di Zelig e ora padre separato, costretto a dormire per giorni nella propria auto, innesca sentimenti e riflessioni contrastanti, ma soprattutto mette ancora una volta sotto i riflettori la vulnerabilità generata dalla rottura dei legami familiari e di coppia. Di fatto questa storia, purtroppo comune a migliaia di altri padri, non è certamente una sorpresa. Il perverso incrocio tra perdita della casa, drastica diminuzione del reddito e crescente fragilità psicologica scarica sulle persone pesi spesso insostenibili, ed è generata di solito da una conflittualità troppo prolungata, e spesso “fuori controllo”. Le risorse dei coniugi si sfibrano in una “guerra dei Roses”, o in un “Kramer contro Kramer” (nella foto), in cui, alla fine, contano solo le sconfitte e le macerie.

In queste storie l’equilibrio del padre separato è sfidato da troppi fronti: si è già persa l’alleanza di coppia, quella promessa su cui si era scommesso entrambi; in più si perde anche l’accesso al figlio, che diventa contingentato, ad orologeria, e spesso trascorso nei non luoghi del consumismo, tra paninoteche, centri commerciali e cinema, anziché in una casa, che è diventata spesso “rifugio di fortuna”. Fare il padre diventa quindi un percorso ad ostacoli. I soldi poi sono quasi sempre un problema, tra mutui, doppio affitto, alimenti, e costi giudiziari. Infatti in molte città, nel nostro Paese, ci si interroga su come offrire “sostegno abitativo temporaneo” specificamente dedicato ai padri separati. E nelle mense Caritas non mancano mai alcuni padri separati, in fila insieme a tanti altri.

Il paradosso, poi, è che spesso se la passa male anche la madre separata, pur rimasta nella casa di origine, pur avendo la possibilità di vivere nella stessa casa con i propri figli, pur ricevendo (non sempre, a dire il vero), il sostegno economico dal proprio ex. Infatti anche lei ha perso quell’alleanza di coppia su cui si era scommesso entrambi; anche fare la madre diventa più difficile, e il reddito è quasi sempre inferiore, con una ancora più complicata difficoltà di conciliare tempi di vita, familiari e di lavoro.

Davvero l’evento separazione è “oggettivamente” un potente fattore di rischio di povertà e di vulnerabilità psico-economica, per i partner e per i figli. E la conflittualità non fa che esasperare questo rischio, rendendo sempre più probabile la caduta nella povertà, nella marginalità, nella depressione. Tutte ferite che Marco Della Noce ha attraversato personalmente e ha comunicato pubblicamente, con coraggio.

Chissà se questa vicenda umana non riuscirà ad essere anche occasione per un deciso ripensamento sulla rappresentazione sociale dell’evento separazione, troppo spesso raccontato e immaginato solo nei suoi aspetti di “liberazione” ed emancipazione, e definito “normale” – e quindi “semplice da gestire”  -, anche perché sempre più frequente. Ma la ferita rimane: ci si fa male, tutti quanti, e le conseguenze possono essere spesso drammatiche. E non sono solo una faccenda privata, ma devono coinvolgere l’intera società.  Non solo per il doveroso e prioritario compito di tutela dei figli coinvolti, ma anche per proteggere i partner dall’esclusione sociale.

Allora forse sarebbe il caso di agire con più decisione a sostegno della tenuta della coppia, con processi di accompagnamento delle coppie e delle famiglie nelle loro crisi relazionali, con servizi consultoriali e di sostegno psicologico, aiutando nella gestione dei conflitti, promuovendo una cultura e una pratica della mediazione, del dialogo, della possibilità di ricominciare, anche dopo uno scontro, una delusione, un tradimento. Perché sembra facile – e anche giusto - buttare alle ortiche l’impegno del legame che ci si era promessi, ma facile certamente non è. E soprattutto non sono facili le conseguenze di tale scelta. Promuovere la tenuta dei legami familiari, quindi, oltre che la buona gestione delle separazioni, non per costringere le persone a restare dentro  legami difficili, ma per sostenere la manutenzione di questi legami, perché le buone relazioni sono la risorsa più preziosa attorno a cui costruire i progetti di vita, e su essi vale la pena di investire.

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