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venerdì 06 agosto 2021
 
 

I Paesi poveri? Sempre più numerosi

12/05/2011  Nel linguaggio diplomatico dell'Onu sono i "Paesi meno sviluppati", con appena 900 dollari pro-capite all'anno. Erano 25 nel 1971, oggi sono 48, di cui 34 nell'Africa subsahariana.

Istanbul, 12 maggio 2011

A quarant’anni esatti dalla prima Conferenza indetta dalle Nazioni Unite sui Paesi meno sviluppati (Pma), dal 9 al 13 maggio la comunità internazionale si riunisce a Istanbul per verificare le politiche, le azioni e i risultati conseguiti. Pma: una definizione diplomatica per classificare quei Paesi il cui reddito procapite non supera i 900 dollari all’anno, ovvero un modo elegante per descrivere la nazioni più povere al mondo.

Quando nel 1971 si tenne la prima della quattro conferenze sin qui convocate, i Pma erano 25. Oggi il loro numero è drammaticamente salito a 48, 34 dei quali nella sola Africa sub sahariana, mentre solamente tre di essi – Botswana, Capo Verde e Maldive – sono riusciti ad uscire da questo agone della miseria. Già queste prime cifre la dicono lunga su quanto i Paesi ricchi hanno fatto nei confronti dei Pma. Se ad essi aggiungiamo che i circa 800 milioni di persone che vivono in questi Paesi rappresentano il 13 per cento della popolazione mondiale, ma solo l’1 per cento della ricchezza prodotta nel mondo; che il miliardo di persone che non hanno accesso all’acqua e soffrono la fame sono principalmente concentrati in essi; che le grandi pandemie quali Aids, tubercolosi e malaria colpiscono in percentuali da brivido i loro abitanti, è facile comprendere la sfida e la responsabilità che i 40 Capi di Stato, i 10 Vicepresidenti, i 94 ministri e i 47 direttori di agenzie internazionali convenuti a Istanbul si trovano ad affrontare in questi giorni.

In questo contesto si possono capire le richieste avanzate dal Forum parallelo della società civile organizzato in contemporanea alla Conferenza Onu: rendere più giuste le politiche commerciali; rimettere al centro le persone e dare alla vita dignitosa il primato sull’economia e la finanza; garantire l’accesso ai mercati dei prodotti di provenienza dai Pma; tutelare i diritti umani delle loro popolazioni e porre fine allo sfruttamento delle risorse naturali che in quei Paesi abbondano. Ma, soprattutto, le Ong riunitesi a Istanbul stanno chiedendo a gran voce un sostegno concreto ai piccoli agricoltori di questi Paesi. Le economie dei Pma si fondano essenzialmente sul lavoro in agricoltura; la spesa dei loro cittadini è per il 50 per cento assorbita dall’acquisto di cibo e a fronte di ciò la Fao registra un incremento del 37 per cento dei prezzi delle derrate alimentari da marzo del 2010.

Gli speculatori senza scrupoli hanno fatto schizzare alle stelle i prezzi delle derrate alimentari facendo aumentare di altri 45 milioni le persone affamate che si aggiungono ai 995 milioni censiti alla fine dello scorso anno, mentre oggi i sostegni alla produzione agricola sono precipitati al 5 per cento contro il 18 per cento del 1980. Lotta alla corruzione, regole ai mercati e alla finanza internazionali, investimenti in agricoltura e in educazione dei giovani, risorse per la cooperazione, democrazia e buon governo dovrebbero essere gli assi portanti della dichiarazione finale che venerdì sarà adottata al termine della Conferenza. Sempre sperando che poi alle parole seguano fatti concreti.

Gli speculatori senza scrupoli hanno fatto schizzare alle stelle i prezzi delle derrate alimentari facendo aumentare di altri 45 milioni le persone affamate che si aggiungono ai 995 milioni censiti alla fine dello scorso anno, mentre oggi i sostegni alla produzione agricola sono precipitati al 5 per cento contro il 18 per cento del 1980. Lotta alla corruzione, regole ai mercati e alla finanza internazionali, investimenti in agricoltura e in educazione dei giovani, risorse per la cooperazione, democrazia e buon governo dovrebbero essere gli assi portanti della dichiarazione finale che venerdì sarà adottata al termine della Conferenza. Sempre sperando che poi alle parole seguano fatti concreti.

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