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giovedì 03 dicembre 2020
 
Il Papa sull'omelia
 

«La predica? Come una madre che parla a suo figlio»

22/12/2014  Spiega Francesco: «Chiunque voglia predicare, prima dev’essere disposto a lasciarsi commuovere dalla Parola e a farla diventare carne nella sua esistenza concreta». È dunque necessario che il sacerdote si chieda: «Signore, che cosa dice a me questo testo? Che cosa vuoi cambiare della mia vita con questo messaggio?

È lo stesso papa Francesco a dettare il “vademecum” per una buona predica. Nodo fondamentale del rapporto tra sacerdote e popolo. «Mi soffermerò particolarmente, e persino con una certa meticolosità, sull’omelia e la sua preparazione, perché molti sono i reclami in relazione a questo importante ministero e non possiamo chiudere le orecchie. L’omelia è la pietra di paragone per valutare la vicinanza e la capacità d’incontro di un pastore con il suo popolo», scrive papa Bergoglio nella esortazione apostolica Evangelii Gaudium, dedicando ben 18 pagine alla messa domenicale e alla preparazione della predica. Per la quale, suggerisce il Papa, bisogna usare un linguaggio «positivo», che «non dice tanto quello che non si deve fare ma piuttosto propone quello che possiamo fare meglio. In ogni caso, se indica qualcosa di negativo, cerca sempre di mostrare anche un valore positivo che attragga, per non fermarsi alla lagnanza, al lamento, alla critica o al rimorso». Soprattutto prediche brevi, semplici, ricche di immagini.  

«Chiunque voglia predicare, prima dev’essere disposto a lasciarsi commuovere dalla Parola e a farla diventare carne nella sua esistenza concreta», spiega papa Francesco. E ricorda che la predica «non è tanto un momento di meditazione e di catechesi, ma è il dialogo di Dio col suo popolo»; che «non può essere uno spettacolo di intrattenimento, non risponde alla logica delle risorse mediatiche »; che «deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione».

Il sacerdote deve parlare «come una madre che parla a suo figlio» usando «il calore del suo tono di voce, la mansuetudine dello stile delle sue frasi, la gioia dei suoi gesti». Chi predica deve studiare e prepararsi prestando «tutta l’attenzione al testo biblico, che dev’essere il fondamento della predicazione». Occorre «abbandonare ogni ansietà» sapendo che la preparazione della omelia «richiede amore. Si dedica un tempo gratuito e senza fretta unicamente alle cose o alle persone che si amano; e qui si tratta di amare Dio che ha voluto parlare».

Tra i consigli pratici il Papa aggiunge che «se un testo è stato scritto per consolare, non dovrebbe essere utilizzato per correggere errori; se è stato scritto per esortare, non dovrebbe essere utilizzato per istruire; se è stato scritto per insegnare qualcosa su Dio, non dovrebbe essere utilizzato per spiegare diverse idee teologiche; se è stato scritto per motivare la lode o il compito missionario, non utilizziamolo per informare circa le ultime notizie». Non bisogna far «dire al testo quello che conviene, quello che serve per confermare le proprie decisioni, quello che si adatta ai propri schemi mentali. Questo, in definitiva, sarebbe utilizzare qualcosa di sacro a proprio vantaggio e trasferire tale confusione al popolo di Dio».è dunque necessario che il sacerdote si chieda: «Signore, che cosa dice a me questo testo? Che cosa vuoi cambiare della mia vita con questo messaggio? Che cosa mi dà fastidio in questo testo? Perché questo non mi interessa?», oppure: «Che cosa mi piace, che cosa mi stimola in questa Parola? Che cosa mi attrae? Perché mi attrae?».

E, infine, suggerisce di «imparare ad usare immagini, vale a dire a parlare con immagini» per rendere più immediato il messaggio. Quello dell’omelia «dev’essere il linguaggio che i destinatari comprendono per non correre il rischio di parlare a vuoto. Frequentemente accade che i predicatori si servono di parole che hanno appreso durante i loro studi e in determinati ambienti, ma che non fanno parte del linguaggio comune delle persone che li ascoltano». Ma per parlare in modo semplice come linguaggio e chiaro come ordine logico «si deve ascoltare molto», e, soprattutto, bisogna «condividere la vita della gente e prestarvi volentieri attenzione».

 
 
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