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giovedì 09 luglio 2020
 
Udienza generale
 

«La preghiera, il respiro della fede. Il grido perserverante verso Dio»

06/05/2020  Papa Francesco parla di Bartimeo, il cieco che urla verso il Signore senza dare ascolto a chi gli dice di tacere. E spiega che «la fede è protesta contro una condizione penosa di cui non capiamo il motivo; la non-fede è abituarsi al male che ci opprime».

Dopo quello sulle Beatitudini comincia un nuovo ciclo di catechesi sulla preghiera. Il Papa la definisce «il respiro della fede». La preghiera è «come un grido che esce dal cuore di chi crede e si affida a Dio».

E per spiegarla parte dal racconto di Bartimeo, il personaggio del Vangelo, confessa il Papa, «per me il più simpatico di tutti». Bartimeo era cieco e mendicava ai bordi della strada, alla periferia di Gerico. E quando Gesù arriva in città questo personaggio, che non è anonimo, ma «ha un volto, un nome: Bartimeo, cioè “figlio di Timeo”» vuole incontrarlo, Si apposta. Fa tutto il possibile e usa la sua unica arma per attirare l'attenzione: la voce. Bartimeo urla, mentre la gente attorno gli chiede di tacere. «Le sue urla ripetute danno fastidio, non sembrano educate e molti lo rimproverano, gli dicono di tacere. Ma sii educato, non fare così. Ma Bartimeo non tace, anzi, grida ancora più forte: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”», spiega papa Francesco. Urla con «quella testardaggine tanto bella di coloro che cercano una grazia e bussano bussano alla porta di Dio». E usa «quella espressione: “Figlio di Davide”» che «è molto importante; vuol dire “il Messia”, confessa il Messia, è una professione di fede che esce dalla bocca di quell’uomo disprezzato da tutti. E Gesù ascolta il suo grido. La preghiera di Bartimeo tocca il suo cuore, il cuore di Dio, e si aprono per lui le porte della salvezza. E Gesù lo fa chiamare. Lui balza in piedi e quelli che prima gli dicevano di tacere, malgrado, ora lo conducono dal Maestro». Gesù gli chiede di esprimere il suo desiderio più profondo e Bartimeo chiede di poter vedere di nuovo. «Gesù gli dice: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. Riconosce a quell’uomo povero, inerme, disprezzato, tutta la potenza della sua fede, che attira la misericordia e la potenza di Dio. La fede è avere due mani alzate, una voce che grida per implorare il dono della salvezza».

Francesco ricorda le parole del Catechismo che suggeriscono che la preghiera nasca dall’umiltà. «La preghiera nasce dalla terra», sottolinea, «dall’humus – da cui deriva “umile”, “umiltà” –; viene dal nostro stato di precarietà, dalla nostra continua sete di Dio. La fede, lo abbiamo visto in Bartimeo, è grido; la non-fede è soffocare quel grido, la gente che lo voleva far tacere non è gente di fede, una specie di “omertà”». Il Pontefice aggiunge: «La fede è protesta contro una condizione penosa di cui non capiamo il motivo; la non-fede è limitarsi a subire una situazione a cui ci siamo adattati. La fede è speranza di essere salvati; la non-fede è abituarsi al male che ci opprime. E continuare così». Allora bisogna prendere a esempio Bartimeo, «perché forse in una figura come la sua c’è già scritto tutto. Bartimeo è un uomo perseverante. Intorno a lui c’era gente che spiegava che implorare era inutile, che era un vociare senza risposta, che era chiasso che disturbava e basta, che per favore si fermasse di gridare: ma lui non è rimasto in silenzio. E alla fine ha ottenuto ciò che voleva. Più forte di qualsiasi argomentazione contraria, nel cuore dell’uomo c’è una voce che invoca. Tutti abbiamo questa voce. Una voce che esce spontanea, senza che nessuno la comandi, una voce che s’interroga sul senso del nostro cammino quaggiù, soprattutto quando ci troviamo nel buio: “Gesù, abbi pietà di me!», bella preghiera questa».

Parole che ciascuno di noi ha e che sono «scolpite nell’intero creato». Tutto, conclude il Papa «invoca e supplica perché il mistero della misericordia trovi il suo compimento definitivo. Non pregano solo i cristiani: essi condividono il grido della preghiera con tutti gli uomini e le donne. Ma l’orizzonte può essere ancora allargato: Paolo afferma che l’intera creazione “geme e soffre le doglie del parto”».

Francesco cita gli «artisti che si fanno spesso interpreti di questo grido silenzioso, che preme in ogni creatura ed emerge soprattutto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è un “mendicante di Dio”».

Nei saluti nelle diverse lingue papa Francesco incoraggia tutti ad affrontare questi giorni di crisi per la pandemia e sottolinea che «i momenti difficili in cui viviamo sono favorevoli alla riscoperta della necessità della preghiera nella nostra vita». La «preghiera apre la porta della nostra vita a Dio e ci aiuta a uscire da noi stessi per essere solidali con gli altri immersi nella prova. Così, soprattutto in questo momento de pandemia, possiamo portare loro conforto, luce e speranza».

Ancora accoglie l'appello che gli è arrivato il occasione del primo maggio, festa del lavoro, dai braccianti agricoli, in particolare i migranti ancora più sfruttati, e chiede che questa situazione si trasformi in opportunità per garantire a tutti la dignità del lavoro.

Infine ricorda che «venerdì 8 maggio, al Santuario di Pompei si eleverà l’intensa preghiera della “Supplica alla Madonna del Rosario”. Esorto tutti ad unirsi spiritualmente a questo popolare atto di fede e di devozione, affinché per intercessione della Vergine Santa, il Signore conceda misericordia e pace alla Chiesa e al mondo intero».

Infine accoglie l'appello che gli arriva dai braccianti agricoli, in particolare i migranti ancora più sfruttati, e chiede che questa situazione si trasformi in opportunità per garantire a tutti la dignità del lavoro.

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