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sabato 03 dicembre 2022
 
il commento
 

La premier a Bali con la figlia? Anche io avrei fatto così

17/11/2022  Se lo avesse fatto una politica del Nord Europa nessuno avrebbe gridato allo scandalo. E allora perchè ce la prendiamo con il nostro Presidente del Consiglio strumentalizzando la cosa? (di Arianna Prevedello)

di Arianna Prevedello

Parto da me. Sono diventata mamma nel 2010. Mi occupo di cinema e formazione. Quando riuscivo, ho sempre portato mia figlia, fin dalla culla, con me nelle trasferte professionali a convegni, campi formativi, corsi di aggiornamento, festival cinematografici. Ricordo corse in bicicletta affannate con tacchi e vestiti eleganti al lido di Venezia a settembre per la Mostra del Cinema o a Riccione dove si tengono le Giornate di Cinema a luglio per riuscire a tornare in hotel per una sessione di allattamento tra un film e l’altro o anche soltanto per un pranzo insieme o una coccola o un avvio della nanna. Questo perché la domanda, per un tempo più lungo dei mandati di tanti ambienti, è sempre “ci sei per la nanna?”. Ricordo per gli stessi appuntamenti, a distanza di anni, le medesime scene ripetersi per una mia collega romana diventata mamma due volte. Certo, non è sempre possibile: i contesti non sono sempre così facilitanti; i costi non sempre non lo consentono; non tutte le madri reggono questa palestra mista in trasferta. Ora parto sola perché i figli crescono e non di certo li avvinghiamo a noi, perché la scuola non si può saltare e perché meravigliosamente sono proprio i nostri figli che non la vogliono saltare. E così le pause di un convegno o di un festival le uso per cambiarmi di abito o lavarmi i capelli, fare due passi o un aperitivo con colleghi. Sono epoche della vita e le soluzioni delle famiglie cambiano con una flessibilità a dir poco da Oscar.
Sì, racconto questo perché non ho mai pensato di giudicarmi ora che vivo trasferte meno trafelate o in passato quando sembravano olimpiadi.

Le famiglie si tengono insieme come possono, con il meglio possibile che non è mai stabilito per sempre.  Non è solo un capitolo del tema “donne, lavoro e maternità”. Lo è, ovviamente, ma è proprio prima di tutto una questione di famiglia che valuta il da farsi stagione per stagione, settimana per settimana, giorno per giorno. Ci si scaglia sulla figlia della Presidente del Consiglio a Bali per motivi ideologici, dimenticando – gravemente - che ogni lotta ha le sue stanze più consone e le sue regole. Fuori da queste ultime è solo sterile polemica? Benzina social? O ci si scaglia soltanto per salvaguardare il nostro diritto di metterci la bocca sempre e comunque su tutto senza ritegno? Peraltro, non meno grave... Con la polemica, l’arroganza, il giudizio aumentiamo soltanto l’inquinamento atmosferico di questo nostro paese. Se il viaggio a Bali con la sua piccola l’avesse fatto una premier del nord Europa non avremmo mai gridato allo scandalo. E invece l’ha fatto l’Italia. Andiamone fieri, possibile? E se proprio, legittimo, si avessero idee diverse su altri argomenti dalla nostra Premier, non rimane che farsi trovare pronti nelle sedi giuste ma lasciamo in pace i figli degli altri. Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, nel suo libro “Cosa serve ai nostri ragazzi” propone come strategia per questo nostro tempo così complesso di provare ad amare di più i figli degli altri. Da esperta di cinema vi propongo, allora, di vedere anche il raffinato “I figli degli altri” uscito sul grande schermo proprio poche settimane fa. Se avessimo più amore per i figli degli altri, ci saremmo evitati questa imbarazzante polemica. Più spesso, purtroppo, abbiamo amore solo per le nostre penne (tastiere sempre troppo rapide e affilate).

 
 
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