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venerdì 10 luglio 2020
 
il racconto
 

Notre Dame, prima Messa nella cattedrale distrutta: «Ma è ancora viva»

15/06/2019  A due mesi dal rogo, la celebrazione (con il casco) nella festa della Dedicazione: «Questa chiesa è nata dalla fede dei nostri antenati», ricorda l’arcivescovo di Parigi Aupetit, «essa manifesta la fiducia nella bontà di Cristo, nell’amore più forte dell’odio». Il cristiani di Aleppo donano una croce, simbolo delle chiese distrutte dalle guerre

Un'immagine dall'esterno prima della Messa (Reuters)
Un'immagine dall'esterno prima della Messa (Reuters)

Entrano in processione, tutti con un casco bianco in testa, anche l’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit, sicurezza oblige. Sono quattordici sacerdoti e una ventina di fedeli tra cui alcuni degli operai che lavorano nei cantieri. Si celebra la festa della Dedicazione, che ricorda – come avviene per ogni altra chiesa – l’atto con cui la Basilica di Notre-Dame è stata consacrata e destinata al culto, nel XII secolo. Una messa vespertina senza suoni di campane, senza cori imponenti, in tono dimesso, ma con un raccoglimento e un’emozione ben visibili sul volto dei celebranti e dei pochi fedeli ammessi nella cappella dei Cavalieri del Santo Sepolcro, dietro l’altare principale. Qui si custodiva la preziosa reliquia della corona di spine, quella stessa che secondo la tradizione i carnefici posero per scherno sul capo di Gesù durante la sua Passione, e che si è salvata dallo spaventoso rogo del 15 aprile scorso.

«La cattedrale è ancora viva, essa è nata dalla fede dei nostri antenati», ricorda l’arcivescovo nell’omelia. «Essa manifesta la fiducia nella bontà di Cristo, nell’amore più forte dell’odio». Ma è nata anche – aggiunge – dalla speranza in un progetto magnifico «al servizio di tutti» e dalla carità, perché essa è «il rifugio dei poveri e degli esclusi che vi trovavano protezione». Poi, a sottolineare questa funzione di accoglienza, discostandosi dal testo ufficiale, cita il grido di Quasimodo, il gobbo sagrestano del romanzo di Victor Hugo, Notre-Dame de Paris: «Asilo! Asilo!».

Ora i fedeli intonano l’ultimo canto e lo sguardo va alla navata centrale, a cielo aperto, con le colonne annerite dal fuoco, le suppellettili bruciate, le macerie, i telai vuoti delle opere d’arte portate in salvo al museo del Louvre.

L'arcivescovo di Parigi Michel Aupetit mentre celebra la Messa (Reuters)
L'arcivescovo di Parigi Michel Aupetit mentre celebra la Messa (Reuters)

Le lacrime dei fedeli per il rogo

Erano le 18 e 50 quel 15 di aprile, quando le fiamme sprigionatesi nel sottotetto cominciarono a divorare la «foresta» del XIII secolo, le capriate di legno per la cui costruzione furono necessarie mille e trecento querce. E poi a distruggere l’intero soffitto e far crollare la flèche, la guglia centrale lunga novantatré metri, ottocento chili di peso, con le reliquie di santa Genoveffa, patrona di Parigi. Lungo la Senna o per le strade del quartiere Latino, parigini e turisti guardavano stupefatti il terribile spettacolo. Molti piangevano perché con Notre-Dame non bruciava soltanto la chiesa di pietra, ma un simbolo, il cuore della città, teatro di eventi storici, dall’incoronazione di Napoleone a imperatore al Te Deum per la liberazione di Parigi dai nazisti, e di tanti altri, piccoli e grandi, eventi personali, storie di fede e di devozione popolare.

E il legame affettivo con la cattedrale si manifestava subito nei raduni di preghiera improvvisati, nei canti e nel fervore dei giovani davanti alla fontana Saint-Michel, per le strade e nelle chiese vicine. Un’ondata di emozione tradottasi in uno slancio planetario di generosità, con la promessa di doni per un totale di circa ottocentocinquanta milioni euro. Due mesi dopo, è stato raccolto soltanto il dieci per cento dell’intera somma. Ma non vi è nulla di preoccupante, fanno sapere al ministero della Cultura, sono tempi normali, soprattutto per il trasferimento delle ingenti somme donate dai giganti del lusso e della grande distribuzione Pinault (duecento milioni di euro) e Arnault (cento milioni).

Macron: «Ricostruzione entro cinque anni»

  

«Notre-Dame sarà ricostruita entro cinque anni», ha promesso subito dopo l’incendio il presidente francese Macron. A giudicare dalle prime dispute tra architetti e altri addetti ai lavori, di anni, forse, ce ne vorrà qualcuno in più. Ma ora, come per tagliar corto a ogni polemica, l’Arcivescovo dice che la cattedrale non è soltanto un’opera d’arte, un grandioso monumento, ma un luogo di culto e che non si può separare la cultura dal culto. Parole che suonano come una smentita per alcuni progetti di restauro più o meno o stravaganti: c’è chi ha proposto – e sembra uno scherzo – di costruire sul tetto una piscina en plein air o un giardino. Alla fine della Messa, il momento forse più commovente: la consegna di una Croce di pietra, dono dei cristiani di Aleppo, a ricordo di tutte le chiese distrutte da altri incendi, quelli delle guerre che insanguinano il pianeta.

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Notre-Dame, Messa per poche persone nella Basilica semidistrutta
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