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domenica 14 aprile 2024
 
dossier
 

La Procura di Catania: per la Sea-Watch nessun reato

02/02/2019  I magistrati della Procura della Repubblica di Catania precisano che il fascicolo aperto è contro ignoti, a carico dell'organizzazione umanitaria non ci sono rilievi penali

“Non è emerso alcun rilievo penale nella condotta tenuta dai responsabili della Sea Watch 3”. È il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, a chiarire con una nota, che l’indagine in corso alla Procura di Cantania per favoreggiamento all’immigrazione clandestina non è, come alcuni esponenti del Governo hanno sospettato, a carico dell’organizzazione non governativa tedesca che naviga nel Mediterraneo con la nave Sea Watch 3 battente bandiera olandese. Si tratta, infatti, di un’indagine contro ignoti che mira alla ricerca degli scafisti e dei trafficanti che hanno fatto finire in mezzo al mare il gommone fatiscente che Sea-watch alla fine ha soccorso.

Pur avendo riscontrato nella Sea watch una “inidoneità tecnico-strutturale a effettuare un’attività sistematica di soccorso in mare”, - si tratta infatti di un natante registrato come da diporto – gli inquirenti hanno ribadito che la Ong non opera nell’illegalità perché risponde alle leggi navali del Paese da cui proviene, tuttavia “le autorità olandesi, come risulta dal carteggio acquisito in atti, hanno acquisito consapevolezza in ordine alla necessità di introdurre nella loro legislazione dei requisiti ulteriori rispetto a quelli previsti”. La nuova normativa “però non è ancora applicabile ai natanti già registrati”. Il fascicolo di indagine resta aperto senza indagati al momento, "per i delitti di associazione a delinquere finalizzata all’agevolazione dell’immigrazione clandestina e di agevolazione dell’immigrazione clandestina”.

Nessuna ipotesi di reato, invece ha trovato riscontro nel comportamento tdella Organizzazione non governativa: gli accertamenti hanno infatti valutato che siano state giustificate da esigenze di soccorso in mare sia la scelta di non attendere la Guardia costiera libica –  con cui la comunicazione si era interrotta perché nessuno nella sala operativa di Tripoli capiva l'inglese - , sia quella di puntare sul porto sicuro italiano anziché verso coste tunisine: decisione dettata dall'esigenza di non andare su incontro a condizioni meteorologiche in peggioramento sulla rotta tunisina.

 
 
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