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«La proposta di Draghi? Perché non fare la nostra parte?»

09/02/2021  «Appena si è sentito parlare di "rimodulare il calendario scolastico" da molti è arrivata una bocciatura. Gli insegnanti con la Dad hanno lavorato come e più di prima, ma rispetto ad altre categorie non hanno perso un euro per il Covid (non è una colpa, ma teniamolo a mente). Da quel poco che si è potuto capire, si tratterebbe di essere in aula un paio di settimane in più del solito, senza che venga toccato un giorno di ferie»

È arrivato come il primo della classe. Ma appena Mario Draghi ha parlato di "rimodulare il calendario scolastico" dell'anno in corso, per recuperare i "numerosi giorni persi", dal mondo della scuola è arrivata la bocciatura.

Da insegnante, trovo la cosa molto curiosa, perché da mesi - in consigli di classe, collegi e riunioni varie - non sento altro che parlare, giustamente, di quanto il Coronavirus abbia rallentato le attività scolastiche. Programmi rimasti incompleti (ok, non si chiamano più programmi, ma ci siamo capiti), enormi difficoltà per le famiglie numerose, per chi vive in aree senza connessione veloce o per gli studenti che, molto più banalmente, a casa sono lasciati soli. Siamo in ritardo, perché non fare la nostra parte per recuperare terreno?

Anche perché, da quel poco che si è potuto capire, si tratterebbe di proseguire le lezioni di un paio di settimane, fino a fine giugno o inizio luglio. Penso ai bambini di seconda elementare, che lo scorso anno si sono trovati a imparare a scrivere a distanza, in condizioni certo non ideali. È davvero un delitto pensare che quest'anno possano non terminare la scuola l'8 giugno, ma qualche giorno più in là?

Inoltre - andiamo al concreto - le nostre ferie non verranno toccate. Quelle ufficiali, perlomeno. Perché, sveliamo il segreto di Pulcinella, le ferie effettive sono quasi sempre più lunghe. Certo non tre mesi (c'è chi è impegnato con gli esami di maturità, o con quelli di terza media, o nella preparazione di qualche corso di recupero per fine agosto), ma più di uno. La scorsa estate, per esempio, dopo aver compilato il modulo delle mie ferie sono rimasto "a disposizione" per alcuni giorni attorno a Ferragosto. Ovviamente non mi sono recato a scuola, perché era chiusa: formalmente non sono stato in ferie, ma non mi sono ammazzato di lavoro.

Nessuno ha detto che gli insegnanti siano dei fannulloni. Con la didattica a distanza hanno lavorato come e più di prima, costretti ad inventarsi nuovi modi per insegnare, ma soprattutto per rimanere presenti e vicini, anche se a distanza, ai propri alunni. Ma gli studenti hanno perso molto, perché se prima erano a bordo di una Ferrari (ho molta stima della scuola italiana), da marzo si sono trovati all'interno di una Panda. Sempre meglio di andare a piedi, ma si può fare qualcosa in più per loro?

Se agli insegnanti, che peraltro rispetto ad altre categorie non hanno perso un euro per il Covid (non è una colpa, ma teniamolo a mente), viene richiesto di essere in aula un paio di settimane in più del solito, senza che venga toccato un giorno di ferie, non vedo il problema. 

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