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sabato 23 ottobre 2021
 
In Calabria
 

Ora anche Sant'Emidio protegge il santuario di Placanica

09/08/2021  Nel tempio calabrese che celebra le apparizioni della Vergine fratel Cosimo Fragomeni ha voluto la statua del santo martire ucciso durante la persecuzione di Diocleziano, protettore contro epidemie e pestilenze. Una venerazione più che mai attuale

di Giuseppe Cavallo

La devozione a sant’Emidio, vescovo e martire, ha superato i confini della Calabria e si è diffusa in tutt’Europa, fra i pellegrini frequentanti il santuario Nostra Signora dello Scoglio, fondato da Fratel Cosimo Fragomeni, oltre mezzo secolo fa, dopo aver assistito all’apparizione della Madonna, la prima volta l’undici maggio 1968, a santa Domenica di Placanica, nel cuore della Locride. E’ stato proprio Fratel Cosimo, con il proprio amore e la profonda venerazione e devozione verso il santo protettore contro i terremoti, le pestilenze, le epidemie, le carestie, a contagiare migliaia di persone. Il 5 di agosto di ogni anno, giorno in cui ricorre il martirio di Samt’Emidio, al santuario diocesano mariano   calabrese vi sono sempre grandi celebrazioni. Fratel Cosimo parla sempre del santo germanico – ascolano, descrivendone le virtù e le gesta eroiche. Infatti, in un santuario pieno di pellegrini, seppur contingentati in base alle norme anticovid, in forza della sua fede, con gioia e orgoglio, seppur, come lui stesso si definisce, in qualità di semplice e umile devoto di Sant’Emidio, ha detto: «Quale nostro sommo vanto abbiamo noi di avere come protettore Sant’Emidio Vescovo e martire. Oggi è il giorno della sua festa, un giorno particolare in cui ricordiamo il suo glorioso martirio avvenuto ormai tanti secoli fa nella città di Ascoli Piceno, proprio il 5 di Agosto dell’anno 303 sotto la furiosa persecuzione di Diocleziano. Nella mia limitata conoscenza so per certo che nell’archivio del così detto Capitolo ascolano, sono conservate delle pergamene in cui si parla di doni spirituali e anche materiali che pontefici, imperatori e vescovi fecero alla Cattedrale di Sant’Emidio, quale segno di devozione al Santo Patrono e Protettore contro il terremoto. Oggi il mio cuore gioisce nel mettervi a conoscenza che un tempo, sulla tomba di Sant’Emidio, accorrevano moltissimi pellegrini e anche personaggi di alto ceto, come Carlo Magno, il quale andò ad Ascoli proprio per soddisfare la sua pietà e devozione verso Sant’Emidio. Fratelli e sorelle, venuti per onorare il glorioso santo martire, sono già trascorsi ben quattro anni, da quando per mia espressa volontà, ho voluto che in questo Santuario mariano si venerasse la meravigliosa statua del Santo Martire, per mezzo della quale noi tutti possiamo esprimere la nostra venerazione e devozione al nostro caro protettore Sant’Emidio.

«Oggi, questa giornata in cui facciamo memoria del martirio del nostro Santo patrono, vogliamo viverla respirandone la sua atmosfera così singolare e particolare. Atmosfera direi, che con la celebrazione della Santa Messa che seguirà in onore del Santo martire Emidio, abbiamo un motivo, una possibilità, un’occasione in più per viverla, orgogliosi del nostro caro patrono e protettore Sant’Emidio. Penso che da quel minimo che avete potuto apprendere dalle mie evangelizzazioni, intorno alla eccelsa figura del Santo Martire Emidio, in un certo qual modo avete incominciato a conoscerlo meglio, questo grande apostolo della fede e fervente evangelizzatore dei popoli, in particolare dei pagani e degli idolatri. Da quando all’età di 23 anni si convertì alla fede cristiana, per divina ispirazione lasciò Treviri, la sua patria nativa, e insieme a tre suoi amici percorse quasi mezza Italia seminando un po’ ovunque il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo, spesso accompagnato da segni, miracoli e prodigi. Trascorso ormai il tempo del suo intenso e fruttuoso lavoro di evangelizzazione nella città di Ascoli e dintorni, dopo aver convertito e battezzato un gran numero di pagani, il giovane pastore fu condannato a morte dal Prefetto Polimio con la recisione della sua testa. Emidio, lo sapete già perché l’ho detto altre volte e oggi lo voglio ripetere, nel momento in cui gli venne troncato il capo, lo raccolse da terra e s’incamminò fino a raggiungere l’oratorio delle grotte, dove spesso si radunava in preghiera con i fedeli. Proprio lì, in quel posto a lui così tanto caro, pose con le sue proprie mani la sua testa recisa. Lì il suo corpo fu subito seppellito in un rude e aspro sepolcro scavato nel cuore della roccia. Dopo diversi secoli, il popolo ascolano pensò di traslare il suo corpo e portarlo nella Cattedrale di Ascoli. Sta di fatto che nella grotta furono seppelliti anche i corpi dei tre compagni di Sant’Emidio, Euplo, Germano e Valentino, e quindi non sapendo quale fosse il sepolcro del Santo Martire, ecco che apparve un segno miracoloso: su una di quelle tombe è cresciuta una rigogliosa e verdeggiante pianta di basilico, la quale inondò tutta la grotta di un intenso profumo. E fu proprio quella pianticella di basilico ad indicare la tomba, il punto preciso dove giaceva il corpo di Sant’Emidio, richiamando alla mente quello che la gente diceva e che si tramandava di generazione in generazione, e cioè che, al momento della sepoltura, il corpo del santo fu coperto da tante foglie di basilico. Scavarono e vi trovarono il corpo di Sant’Emidio ancora coperto dalle foglie di basilico e questo dopo 11 secoli. Così fu esumato e portato solennemente in processione nella Cattedrale, dove oggi è particolarmente venerato come protettore contro il flagello del terremoto».

 
 
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