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lunedì 29 novembre 2021
 
Politica
 

La Repubblica delle risse

13/02/2015  Ancora una volta un aula del Parlamento si trasforma in un'indegna gazzarra. Una tradizione italiana che risale al Dopoguerra. Ma niente paura: si tratta quasi sempre di wrestling

Ci sono giorni in cui i nostri parlamentari più che a statisti, valori e idee della Repubblica sembrano ispirarsi all’Abatantuomo di “Ecceziunale veramente”. Il richiamo della foresta li fa scattare sui banchi al grido di “viuuleeenzaaaa!”. E via col putiferio, senza se e senza ma, con urla e schiafffoni assolutamente “bipartisan”. Ieri hanno iniziato i pentastellati, per poi cedere il passo a una bella “rissa a sinistra” tra deputati Pd e Sel (passati dal metodo Mattarella al metodo Mattarello). C'è stata pure una scazzottata finale alla Bud Spencer e Terence Hill, perché i nostri deputati sanno essere come loro: "altrimenti ci arrabbiamo". Ma anche dai banchi del centro e della destra non la si manda a dire: dai cazzotti della destra moderata agli schiaffoni "fascistissimi" di certi esponenti più radicali. Anche il gruppo misto non si tira indietro. Rimarrà nell'immaginario collettivo del Parlamento il gesto plastico di Scilipoti tra gli scranni, come il Danny De Vito di "Getta la mamma dal treno".

La nostra classe politica non ha nulla da invidiare ai parlamenti sudamericani, il sangue caldo abbonda e anche le nuove leve non ci fanno mancare niente: urla, insulti, spintoni, offese indicibili, lanci d’oggetti contundenti. La consuetudine è talmente radicata che giornali e Tv ne parlano con un senso di stanchezza, solo perché è obbligatorio dedicare spazio a quelle gazzarre indegne che ogni tanto spuntano come allo stadio. Del resto si tratta sempre di un film già visto. Le aule parlamentari si sono sempre trasformate in un ring. Pochi giorni dopo la promulgazione della Costituzione, nel marzo 1948, al Senato il deputato del Pci Giuliano Pajetta (fratello del più noto Giancarlo) inaugurò la Repubblica delle Risse lanciandosi “a catapulta” (come recita il resoconto stenografico) contro un collega, dando il via a un incontro di pugilato che si concluse con il lancio non di una spugna ma di un cassetto nell’emiciclo. Nell’aprile del 1952 il democristiano Stella diede uno sganassone in pieno volto al monarchico Ettore Viola. L’anno dopo, con l’approvazione della “legge truffa” vi fu una tale pioggia di cassetti volanti cheil ministro Pacciardi rimase ferito. Calci, pugni, schiaffoni, ingiurie di ogni tipo, lanci di libri, faldoni, posaceneri, ferimento finale del presidente del Senato Meuccio Ruini colpito da una tavoletta e accompagnato fuori dall’Aula a braccio dai commessi mentre urla “Viva l’Italia”.   

Il 16 marzo del 1993 è comparso in aula perfino un cappio, esibito dal deputato della Lega Luca Leoni Orsenigo. Quando in aula c’era Teodoro Buontempo, detto “er pecora” poteva accadere di tutto. Nel 1993, durante la discussione della riforma Rai, il deputato missino si presentò con un megafono. I commessi gli intimarono di consegnarlo ma lui scappò per le scale dell’emiciclo come un gian burrasca che l'aveva fatta grossa. Vittorio Sgarbi, durante una di queste risse, ci rimise pure gli occhiali. E i motivi del contendere? Oggi va di moda brandire la Costituzione tradita, come fanno quelli del movimento Cinque Stelle. Anche se a volte manco l'hanno letta, come dimostrò una deputata che si stupì che un presidente della Repubblica dovesse avere almeno 50 anni. Di solito comunque si litiga sulloscibile umano. Ci fu persino uno scontro verbale su Inter-Juventus, il derby d’Italia, che ha visto affrontarsi fisicamente l’allora deputato ed ex calciatore Massimo Mauro e il deputato di An Gramazio.

Le caciare non si contano, ci vorrebbe un intero libro per raccontarle. Con la Lega di lotta e di governo che nel marzo del 2004 occupava l’Aula mostrando il proprio quotidiano La Padania  che intitolava Mai molè, tegn dur. Ci libereremo mai di questo bar sport politico e mefitico che ammorba la nostra povera Repubblica? Comunque rassicuriamo chi è preoccupato per l'incolumità dei protagonisti o per le conseguenze di tutta quella violenza, che potrebbero cicatrizzarsi in odio. In questo senso nessun pericolo: più che incontri di pugilato si tratta quasi sempre di incontri di wrestling. Che, come è noto, sono solo inscenati dai contendenti. Di solito tutto si risolve con una cena o un pranzo di riappacificazione da Fortunato, al Pantheon ("l'articolo 15 sul quorum per il referendum andava dibattuto, non si poteva fare finta di nulla, dovevamo reagire in tutti i modi, a proposito: so' pronti sti bucatini?"). L’unica differenza col wrestling è che nel caso del Parlamento italiano, ormai, non si divertono nemmeno i bambini.

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