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venerdì 19 agosto 2022
 
 

Una "buona politica" per la ripresa

20/10/2012  Nel convento di Montesanto, a Todi, in provincia di Perugia, si ritrovano i leader di molti movimenti cattolici. Etica, rinnovamento e sviluppo. Diario quotidiano di Andrea Olivero.

Un solo anno, eppure sembra passato un intero decennio. Il 17 ottobre 2011 molte organizzazioni cattoliche si ritrovarono a Todi per manifestare il loro crescente disagio verso una politica che stava mostrando evidenti segni di degenerazione e, insieme, per esprimere la loro disponibilità ad assumere un ruolo più attivo nel contesto sociale italiano. C’era il governo Berlusconi, agonizzante, e sembrava quasi impossibile che qualcosa di buono potesse apparire all’orizzonte.


Domani e dopodomani quelle stesse persone torneranno ad incontrarsi, con qualche nuovo amico e con qualche assenza – ad esempio Riccardi, Ornaghi e Passera, allora protagonisti ed oggi ministri della Repubblica – per fare il punto della situazione e lanciare nuove sfide. Un anno fa il segnale fu chiaro: Berlusconi doveva lasciare spazio ad un nuovo governo e bisognava aprire una nuova stagione politica, per superare il bipolarismo ideologico e inconcludente che stava conducendo l’Italia fuori dall’Europa. Ma cosa dobbiamo aspettarci da Todi2? In primo luogo un confronto franco e leale, tra persone che sanno che la tattica politica deve lasciare il passo al coraggio delle idee. 

Un anno fa eravamo ancora timidi. Era la prima volta che ci si ritrovava dopo molto tempo tutti insieme, sapevamo che la responsabilità era grande e potevamo essere facilmente fraintesi. Oggi sentiamo forte il dovere di parlare chiaro. Mancano meno di sei mesi alle elezioni politiche, i partiti sono in fase di dissolvimento (Pdl), lotta intestina (Pd), ridefinizione (Udc e Lega), l’antipolitica cresce insieme alla minaccia di astensione. Dai cattolici il Paese attende nuovamente un segnale. Non so con esattezza quali saranno le uscite, sarà un confronto vero, ma tre questioni sono certo saranno al centro del dibattito: la richiesta di continuità dello “stile Monti”, per non tornare indietro alle pastoie di una politica rissosa e inaffidabile; la proposta di una nuova agenda sociale, da integrare alla cosiddetta “agenda Monti” per dare al Paese riforme in grado di creare più coesione sociale e solidarietà; la richiesta di un impegno straordinario dei cattolici italiani per contribuire all’avvio di una nuova stagione politica, fondata sul servizio, la gratuità, il rigore morale. 

Sono aspettative troppo grandi? Può darsi, ma molti dirigenti dei movimenti e delle aggregazioni laicali parlano, come a me accade quasi ogni giorno, con i giovani senza lavoro, le famiglie impoverite, i disabili senza più servizi. Non per questo forse troveremo soluzioni straordinarie, ma sono convinto che almeno ci asterremo dall’usare il politichese dei tempi andati. E, a cinquant’anni dall’apertura del Concilio, daremo insieme il segnale di volerci assumere fino in fondo il nostro compito laicale, consci dei rischi ma anche degli obblighi derivanti dal Vangelo.

Un anno fa eravamo ancora timidi. Era la prima volta che ci si ritrovava dopo molto tempo tutti insieme, sapevamo che la responsabilità era grande e potevamo essere facilmente fraintesi. Oggi sentiamo forte il dovere di parlare chiaro. Mancano meno di sei mesi alle elezioni politiche, i partiti sono in fase di dissolvimento (Pdl), lotta intestina (Pd), ridefinizione (Udc e Lega), l’antipolitica cresce insieme alla minaccia di astensione. Dai cattolici il Paese attende nuovamente un segnale. Non so con esattezza quali saranno le uscite, sarà un confronto vero, ma tre questioni sono certo saranno al centro del dibattito: la richiesta di continuità dello “stile Monti”, per non tornare indietro alle pastoie di una politica rissosa e inaffidabile; la proposta di una nuova agenda sociale, da integrare alla cosiddetta “agenda Monti” per dare al Paese riforme in grado di creare più coesione sociale e solidarietà; la richiesta di un impegno straordinario dei cattolici italiani per contribuire all’avvio di una nuova stagione politica, fondata sul servizio, la gratuità, il rigore morale. 

Sono aspettative troppo grandi? Può darsi, ma molti dirigenti dei movimenti e delle aggregazioni laicali parlano, come a me accade quasi ogni giorno, con i giovani senza lavoro, le famiglie impoverite, i disabili senza più servizi. Non per questo forse troveremo soluzioni straordinarie, ma sono convinto che almeno ci asterremo dall’usare il politichese dei tempi andati. E, a cinquant’anni dall’apertura del Concilio, daremo insieme il segnale di volerci assumere fino in fondo il nostro compito laicale, consci dei rischi ma anche degli obblighi derivanti dal Vangelo.

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