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Zanonato «La ripresa siamo noi»

21/08/2013  «Il rilancio dell'economia», dice il Ministro dello Sviluppo, «dipende dalle nostre azioni concrete». Ecco il piano del Governo: defiscalizzazione del costo del lavoro per favorire l'occupazione giovanile, riduzione delle tariffe energetiche, rilancio dell'export, riconversioni industriali. E a settembre, con il secondo Decreto del Fare...

«Il cuore del nostro lavoro? I giovani. Non dobbiamo far perdere la speranza a un'intera generazione di poter entrare nel mondo del lavoro. Che poi significa poter mettere su famiglia, avere dei figli, una casa, creare quel tessuto sociale che è alla base di una comunità». Il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, già sindaco di Padova, guarda in faccia la realtà. «È vero, si iniziano a vedere alcuni dati incoraggianti, ma è presto per dire che stiamo uscendo dalla crisi. Ci sono molti elementi che ci fanno pensare che ci muoviamo ancora all'interno di una situazione di grande difficoltà. E uno dei punti critici è proprio quello della disoccupazione, in particolare quella giovanile. Andando in giro per il Paese vedo che c'è molta voglia di fare, anche se dobbiamo preoccuparci anche di quei giovani che non lavorano, non studiano e non sono neppure in cerca di occupazione. Un dato rilevante che non ci lascia indifferenti». – E intanto le nostre imprese vanno via dall'Italia. «Attenzione ai luoghi comuni. Sicuramente abbiamo dei problemi, ma non siamo in una catastrofe. E guardando i dati nel loro complesso possiamo dire che siamo ancora una grande potenza industriale, l'ottava nel mondo e la seconda in Europa. Battiamo la Francia, la Spagna, la Gran Bretagna. Abbiamo dei colossi come l'Eni, come Finmeccanica, all'avanguardia in campo aerospaziale. Con la Fincantieri siamo tra i primi produttori al mondo di navi da crociera. Inoltre il nostro export cresce e guadagna nuove fette di mercato, mentre le acquisizioni di realtà straniere da parte delle nostre aziende non si sono mai fermate, e sono anzi in aumento negli ultimi due-tre anni». – Ma la disoccupazione resta. Anche il presidente della Cei, il cardinale Bagnasco, ha più volte invitato a investire per rilanciare il mercato del lavoro.

«Sono d'accordo. Abbiamo dei settori, penso all'agricoltura, ma anche al manifatturiero, d'eccellenza. E stiamo lavorando sulle start up insieme con il ministro Giovannini e con il ministro Carrozza. Stiamo agevolando la creazione di attività d'impresa innovative. Nel Registro delle start up del ministero ci sono oltre mille aziende già iscritte, che stanno creando lavoro. Alcune settimane fa ho firmato un decreto che stanzia 300 milioni di euro, subito operativi, per le imprese che vogliono investire in ricerca e innovazione. Stiamo inoltre seguendo l'operatività del credito di imposta per consentire l'assunzione di personale altamente qualificato dal punto di vista tecnicoscientifico. Il Governo ha inoltre iniziato a defiscalizzare il costo del lavoro per favorire l'inserimento nel mondo del lavoro di 200 mila giovani, metà con un lavoro permanente e metà con altre formule. – Però è un dato che le nostre aziende siano in crisi. Pensiamo solo al caso della Natuzzi. Come interverrete? «Le nostre imprese devono essere messe in grado di competere con quelle europee sotto vari profili: il costo dell'energia elettrica, per esempio, che da noi è molto alto. E poi la fiscalità eccessiva che grava anche sui beni strumentali delle imprese. Dobbiamo almeno consentire di defiscalizzare dal reddito di impresa la quota di Imu pagata per capannoni e magazzini. Terzo: abbiamo un costo del lavoro elevato. Non abbiamo alti salari, ma un alto costo fiscale e parafiscale. Un quarto elemento è il costo della burocrazia e, infine, la difficoltà di attivare linee di credito. Ci stiamo muovendo su tutti e cinque i fronti. Per esempio, sul credito abbiamo già potenziato il fondo di garanzia e contiamo di raddoppiarne la dotazione nella prossima Finanziaria; sulla fiscalità abbiamo bloccato l'aumento dell'Iva di fine giugno e stiamo lavorando per trovare tra le forze della maggioranza un accordo ampio e sostenibile sull'Imu per la prima casa. Ci stiamo inoltre muovendo, come dicevo prima, sul costo del lavoro per facilitare le assunzioni di giovani attraverso una fiscalità ridotta». – Su cosa punterete? «Ai primi di settembre, arriverà in Consiglio dei ministri un secondo decreto del Fare. Ci saranno misure importanti per la riduzione delle tariffe energetiche, l'accesso al credito e l'aumento di liquidità circolante, la ripartenza delle bonifiche e delle riconversioni industriali su tutto il territorio nazionale, il potenziamento dell'export e degli investimenti diretti esteri. Insieme al premier Letta e al ministro Bonino abbiamo avviato la task force "Destinazione Italia", che produrrà entro settembre una serie di misure su come recuperare spazi importanti sul fronte dell'attrazione di investimenti produttivi internazionali sul nostro territorio. Presto partirà un roadshow, a cui voglio partecipare personalmente, per spiegare alle aziende italiane le opportunità di avviare commerci verso l'estero». – Ci sono, quindi, segnali di speranza? «Se ci concentriamo sulle cose da fare sì. I dibattiti asfittici sulle primarie del Pd o su Berlusconi non servono. Dobbiamo riattivare la produzione e supportarla nei settori dove funziona. Bisogna creare lavoro stabile. Ci chiediamo perché non si fanno figli, ma se non si ha un lavoro fisso ci si può programmare al massimo per vivere in una coppia, non per una casa o dei figli. Aiutare le aziende significa anche aiutare le famiglie a formarsi. Ci sono le risorse, ci sono le persone disposte a impegnarsi. L'Italia non è solo crisi, ma è anche una potenza industriale che può giocare ancora un grande ruolo».

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