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La ripresina del Sud ha due ali: l'agricoltura e i giovani

22/02/2017  Buone notizie dal Rapporto Ismea-Svimez sull’agricoltura del Mezzogiorno presentato a Montecitorio: nel 2015 il Pil del Sud è cresciuto più di quello del Nord grazie all’agricoltura e all’occupazione giovanile nel settore che ha segnato una crescita dell’11,3 per cento con 26.587 imprese condotte da under 35. Alla Camera è intervenuto anche il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino: «Burocrazia e criminalità sono due macigni. Serve innovazione tecnica ma soprattutto sociale perché mancano i ponti quanto la povertà di soldi si accompagna alla povertà di relazioni»

Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, e Raffaele Borriello, direttore generale Ismea
Mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, e Raffaele Borriello, direttore generale Ismea

D’accordo, una piccola rondine non fa primavera ma può indicare la rotta per il futuro. Per la prima volta dopo quasi dieci anni, secondo il Rapporto Ismea Svimez sull'agricoltura del Mezzogiorno presentato martedì alla Camera dei deputati, il 2015 ha segnato un anno di svolta per il Mezzogiorno che è cresciuto più del resto del Paese: complessivamente infatti il Pil del Sud ha avuto una crescita dello 0,8%, contro lo 0,5% del Centro-Nord. Si tratta di decimali, è vero, ma è un dato significativo e incoraggiante perché i protagonisti di questa vivacità sono i giovani (nella prima metà del 2016 l’occupazione giovanile in agricoltura è cresciuta dell’11,3% in Italia e del 12,9% mentre sono 26.587, dati Coldiretti, le imprese condotte da under 35 nel 2016, ovvero il 52% di quelle presenti in Italia) e riguarda un settore, l’agricoltura, spesso trascurato dalla politica nazionale che se ne occupa solo quando scoppiano particolari emergenze come il fenomeno della Xylella che sta devastando gli ulivi pugliesi. Bisogna ripartire dai dati che dicono che nel 2015 al Sud la crescita dell’agricoltura (+7,3%) è stata molto maggiore di quella dell’agricoltura del Centro-Nord (+1,6%) e, nell’area, estremamente migliore di quella dell’industria (-0,3%) e dei servizi (+0,8%).

«Il Rapporto», spiega Raffaele Borriello, direttore generale di ISMEA, «racconta di un Mezzogiorno che dà segnali positivi e sembra essere al centro della ripartenza dell’economia italiana, specialmente grazie all’ottima performance dell’agricoltura: la crescita delle esportazioni, degli investimenti e dell’occupazione agricola nel Mezzogiorno, più che al Centro-nord, sono i segni di rinnovato protagonismo. Il dato più significativo si registra sul versante dell’occupazione, in particolare quella giovanile (+13%). C’è una ritrovata consapevolezza del valore della terra che porta con sé una rinnovata attenzione al settore agricolo, anche in termini di progetti di vita e di attività imprenditoriali da parte dei giovani. Ne sono dimostrazione l’incremento del 20% delle iscrizioni alle facoltà di agraria e la crescita, nei primi nove mesi del 2016, di circa 90 mila nuove imprese agricole ad opera di giovani under 35, di cui ben 20 mila nel Mezzogiorno». Le regioni più vivaci sono Basilicata, Calabria e Molise, seguite a ruota da Campania, Sicilia e Sardegna.

La presentazione del Rapporto Ismea-Svimez martedì alla Camera con la presidente Laura Boldrini
La presentazione del Rapporto Ismea-Svimez martedì alla Camera con la presidente Laura Boldrini

Mons. Galantino: «Troppi progetti falliscono per la morsa della criminalità e della burocrazia»

Il Mezzogiorno, secondo il presidente di Svimez Adriano Giannola, «era un problema, oggi si riscopre come grande opportunità. In atto, non in potenziale. Ma ora è necessario consolidare la ripresa. Con una politica dei porti», ha proposto, «per cogliere le opportunità di sviluppo e riconversione industriale dal traffico-merci. Se facciamo di Taranto un hub dedicato all'agroindustria rimettiamo in moto 20 milioni di persone come produttori-consumatori e li trasformiamo in influencer». Per Enrico Corali, commissario Ismea, «l'annosa 'questione meridionale si può dire risolta in termini di analfabetismo e arretratezza, con gli sitili di vita pari a quelli medi europei, ma rimane forte il gap delle infrastrutture che fa del Sud un testimone di una modernizzazione senza sviluppo».

Alla presentazione del Rapporto è intervenuto anche monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei: «Dove c'è criminalità», ha avvertito, «non c'è e non ci può essere sviluppo. Troppi sforzi e progetti hanno fatto naufragio per vessazioni e anche per una burocrazia che talvolta è quasi pari alle vessazioni. L'attenzione alla legalità è giusta ma vanno evitate le situazioni che minano lo sviluppo del capitale umano. Serve innovazioni tecnica ma soprattutto sociale perché mancano i ponti quanto la povertà di soldi si accompagna alla povertà di relazioni. L'agricoltura - ha auspicato Galantino - sia una base di partenza per uno sviluppo in nome della dignità umana».

Il Rapporto Ismea-Svimez però avverte che molto resta da fare per consolidare quella che ora è solo una tendenza positiva: «Nonostante questi andamenti incoraggianti sul protagonismo dei giovani», si legge, «l’inerzia degli squilibri del passato li rende comunque insufficienti ad assicurare un adeguato ricambio generazionale. Si tratta di un fenomeno preoccupante, a cui si sta tentando di rispondere con misure dedicate al primo insediamento e con politiche di sostegno e detassazione dell’imprenditoria giovanile. L’attrazione che l’agricoltura esercita nelle giovani generazioni è l’elemento da cui partire per rafforzare un quadro che fa ben sperare sul versante occupazionale».

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