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lunedì 18 ottobre 2021
 
il restauro
 

La "ritrovata" Madonna della Fabbrica di san Pietro in mostra a Torino

11/05/2018  I visitatori potranno ammirare il dipinto fino al 16 luglio, esposto negli splendidi spazi di Palazzo Madama il dipinto del Cinquecento recuperato con un delicato restauro.

Un incantevole dipinto cinquecentesco, raffigurante la Madonna col Bambino, ma anche una lunga storia impressa nel legno e nel colore. Una storia travagliata, di fede e sofferenze, di pestilenze ed alluvioni, là dove la vita tumultuosa di una città si specchia nella devozione delle persone semplici. Una storia affascinante, che oggi riemerge, insieme con la bellezza dell’immagine, dopo un lungo oblio. Quella che i visitatori possono ammirare a Torino fino al 16 luglio, esposta negli splendidi spazi di Palazzo Madama, è una “ritrovata madonna della Fabbrica di san Pietro”, come recita il titolo dell’allestimento. Già, “ritrovata” e restaurata con un intervento delicatissimo, reso quanto mai difficile dalle condizioni di estremo degrado in cui il dipinto si trovava.

Il lavoro, condotto dalla Fabbrica di San Pietro in Vaticano (con il sostegno di Fideuram), si è concluso poche settimane fa e ora il dipinto si svela agli occhi di fedeli e appassionati d’arte. L’opera risale al 1519. Non conosciamo il nome del suo autore, ma abbiamo varie notizie circa la storia di questa immagine, che ben presto conquistò un posto di rilievo nella devozione popolare. Sappiamo che venne realizzata per la chiesa romana di San Giacomo Scossacavalli, un antico edificio di culto che sorgeva di fronte alla basilica di San Pietro e che oggi non esiste più: venne infatti demolito negli anni ’30 del ‘900 per far posto a via della Conciliazione.

Incrociando varie fonti e dati d’archivio, è stato possibile ricostruire un percorso storico molto articolato e non privo di incidenti. «Sicuramente», racconta Pietro Zander, dirigente conservazione e restauro beni artistici della Fabbrica di san Pietro, «gli occhi miti e dolci della Vergine, raffigurata nel dipinto, incontrarono lo sguardo di Raffaello, che nell’ultimo periodo della sua vita abitava vicinissimo alla chiesa e che con ogni probabilità vi si recava a pregare». Non solo: «Nel 1522 l’effige mariana venne portata in processione per scongiurare una pestilenza e nel 1598 fu gravemente danneggiata da un devastante straripamento del Tevere. L’episodio impresse sulla tavola un segno tuttora visibile, ma il livello dell’acqua si fermò al di sotto del mento della Madonna, senza intaccarne il volto, fatto che allora venne interpretato come miracoloso». E che quell’immagine fosse molto cara agli abitanti di Roma lo dicono anche altri segni: «Guardando il dipinto con strumenti di precisione, vi si scorgono piccole abrasioni e scalfitture» spiega ancora Zander. «I fedeli vi appendevano ex voto e altri oggetti personali, in segno di affidamento». Poi, nei secoli, l’icona ha subito altre infinite vicissitudini, spostamenti, lunghi periodi d’oblio e nuove ferite, fino ai giorni nostri.

Nel 2016 la Fabbrica di San Pietro ha finalmente potuto avviare il restauro, che è stato affidato a due tra i massimi esperti del settore: Lorenza D’Alessandro per la parte pittorica e Giorgio Capriotti per il supporto ligneo. «E’ stato un lavoro molto difficile» raccontano i restauratori. «Il dipinto era danneggiato al punto da risultare quasi illeggibile. Abbiamo riportato alla luce l’immagine, lasciando però visibili i segni del tempo. E’ una bellezza che emerge dalle ferite e dal degrado. E forse anche in questo sta il suo pregio».

Un restauro fatto «con la mente» ma anche «col cuore», come ha sottolineato il cardinale Angelo Comastri, presidente della Fabbrica di San Pietro. «La storia di questa icona mariana rivela l’importanza di un recupero non soltanto sul piano artistico e conservativo, ma anche sotto il profilo storico e devozionale. Nell’ammirare il dipinto e soprattutto gli occhi umidi e lucenti della Beata Vergine Maria, penso, commosso, a quante preghiere e a quante ginocchia si sono piegate di fronte a questa immagine nel corso dei secoli e mi rincuora il desiderio che questa venerata Madonna con Bambino possa essere restituita nel prossimo futuro alla devozione dei fedeli».

Luogo e tempo scelti per mostrare l’opera al pubblico non sono affatto casuali. «Nella nostra città la devozione mariana ha radici profonde» osserva Maurizio Cibrario, presidente Fondazione Torino Musei. «Basti considerare, ad esempio, il profondo legame tra i cittadini e la Vergine Consolata. Anche in questo caso la tradizione ci parla di un’immagine ritrovata. E ci è sembrato bello che l’esposizione prendesse avvio a maggio, mese tradizionalmente dedicato a Maria».

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