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domenica 25 settembre 2022
 
 

La Russia blocca una nave di Greenpeace

27/08/2013  Che la libertà d'espressione sia minata in più parti del mondo ce lo racconta costantemente la cronaca. L'ultimo caso arriva dalle gelide acque dell’Artico, dove la Russia ha vietato all’Arctic Sunrise, la rompighiaccio di Greenpeace, di entrare nelle acque territoriali per protestare contro le ricerche di greggio.

Nel mare di Kara, la compagnia petrolifera russa Rosneft e la ExxonMobil stanno conducendo esplorazioni per poter sfruttare le risorse petrolifere, probabilmente le più ricche dell'intera Russia.

Il presidente Vladimir Putin prevede 500 miliardi di dollari di investimenti nei prossimi 30 anni. Non sorprende quindi che la Russia cerchi di ostacolare i "guerrieri dell'arcobaleno" che – esattamente un anno fa – il 24 agosto 2012 avevano abbordato la piattaforma petrolifera artica di Prirazlomnoie, gestita da Gazprom, chiedendo alla società russa di abbandonare i suoi piani pericolosi di perforazioni artiche.

Con gli attivisti c'era anche il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo: «L'Artico sta subendo aggressioni e ha bisogno che tutti facciano sentire la propria voce per proteggerlo. Il divieto di trivellazioni petrolifere offshore e la pesca sostenibile sarebbero una grande vittoria contro le forze schierate contro questa regione e i quattro milioni di persone che ci vivono».

L'Artico fa gola a tutti. ExxonMobil, Royal Dutch Shell, Total e l'italiana Eni sono tutti presenti, solitamente in joint ventures con compagnie statali russe come Gazprom e Rosneft.

Per gli ambientalisti, però, i rischi sono troppo elevati, dai possibili sversamenti petroliferi ai danni alle popolazioni di mammiferi artici causati dalle trivellazioni. Oltre 3 milioni e mezzo di persone nel mondo – l'obiettivo è quota 5 milioni – hanno firmato una petizione di Greenpeace (http://savethearctic.org) per chiedere che l'Artico diventi un Santuario globale.

Al di là del merito, è deprecabile il metodo usato dalle autorità russe che hanno negato il transito alla nave ambientalista per tre volte, sostenendo che non fosse attrezzata per navigare in quelle acque, mentre i certificati internazionali prodotti dimostrano il contrario e oltre 400 navi – molte con caratteristiche più modeste dell'Arctic - hanno percorso quella rotta in questa stagione.

«La Arctic Sunrise è una rompighiaccio perfettamente attrezzata per operare in queste condizioni, addirittura più delle sei navi che conducono esplorazioni petrolifere in queste acque. E in più in questa stagione non c'è neanche ghiaccio. Le compagnie che stanno lavorando qui prendono rischi senza precedenti in un’area in cui vivono orsi polari, balene e altra fauna artica. Questo è un tentativo di reprimere una protesta pacifica e tenere l’attenzione internazionale lontana dall’esplorazione del petrolio artico in Russia», commenta Christy Ferguson di Greenpeace, a bordo dell'Arctic Sunrise.

La settimana scorsa la rompighiaccio di Greenpeace aveva protestato nelle acque norvegesi del mare di Barents contro una nave della compagnia Rosneft che effettuava sondaggi per future trivellazioni petrolifere e ora la battaglia si sposta in Russia.

Visto che l'imbarcazione ambientalista batte bandiera olandese, il ministero degli Esteri dei Paesi Bassi è intervenuto in sostegno del diritto a manifestare di Greenpeace. La decisione di vietare alla nave l'ingresso nel mare di Kara violerebbe sia la libertà di navigazione sancita dall'articolo 58 della Convenzione sul diritto del mare, che la libertà d'espressione sancita dagli articoli 9 e 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo, a cui sulla carta aderisce anche la Russia.

L' Arctic Sunrise ha così proseguito la navigazione e, quando ha avvicinato la nave russa Geolog Dmitry Nalivkin intenta a condurre sondaggi per le trivellazioni petrolifere, è stata intercettata dalla Guardia Costiera, i cui uomini sono saliti a bordo dell'Arctic per “un'ispezione”.

I militari hanno annunciato l'istituzione di una “zona di esclusione” di 4 miglia marine attorno alla nave russa, impedendo così agli ambientalisti di documentare l'attività in corso e hanno minacciato di ricorrere all’uso della forza e delle armi, costringendo così la rompighiaggio di Greenpeace ad allontanarsi dalle sue acque territoriali.

Il 25 agosto, intanto, mentre milioni di persone guardavano in diretta televisiva il Gran Premio di Formula 1 in Belgio, attivisti di Greenpeace hanno eluso i controlli di sicurezza collocando un enorme striscione sopra le tribune per denunciare i piani di Shell per trivellare l’Artico. Perché l'incursione proprio al Gran Premio? Perché l'evento è completamente sponsorizzato dalla multinazionale petrolifera olandese.

 
 
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