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Francesca ruggisce al Roland Garros

05/06/2010  La Schiavone entra nella storia: è la prima italiana a vincere il torneo parigino. E lo ha fatto giocando il tennis che solo i grandi sanno giocare.

Forse c’è davvero un solo modo di entrare nella storia, senza aspettarselo. Ed è attraversarla, reincarnare il meglio che ti ha mostrato mentre la guardavi passare anno dopo anno. Appena presa la coppa del Roland Garros, presa in braccio come si fa con un bambino,  Francesca Schiavone non trovava parole da dire. Le ha cercate stentando tra le emozioni: “Ho visto tutte le finali di questo torneo, so che cosa dicono i grandi campioni, ma io adesso devo dire qualcosa e non so cosa”.
     Forse non ha imparato le parole guardando, però ha imparato come si affronta una finale da campioni, senza lo sbaffo di un tremito, e se mai ne è arrivato uno ruggendogli contro. Forse è merito di tutto questo guardare se Francesca Schiavone ha riscritto la storia del tennis italiano e forse non è un caso se vederla giocare oggi, in questa partita interpretata a meraviglia con la testa, si è avuta per un bel po’ l’impressione di veder rinascere il tennis femminile più bello della storia, quello (fatte le debite proporzioni) di Martina Navratilova: l’ultima che ricordiamo con una varietà di gioco dimenticata da decenni, tra le ultime a giocare un disinvolto dritto a una mano, l’ultima, forse l’unica, donna capace di un serve and volley vero. Si diceva, ai tempi suoi,che fosse questione di potenza, invece era classe. Contro Samantha Stosur, avversaria oggi di Francesca,  nemmeno Martina in fatto di potenza avrebbe potuto competere, ma avrebbero vinto anche allora il tocco, la varietà, il coraggio di seguire un rovescio a una mano a rete.

     Sappiamo tutti che Francesca Schiavone non è Martina Navratilova, ma è come se lo fosse stata nell’ora e mezza di questa finale, chiusa autorevolmente in due set. Con la differenza che Francesca ci ha messo dentro un coraggio che Martina non sempre aveva, nei momenti critici di una partita. Nel coraggio, nella grinta, nell’osare tutti i rischi necessari fin dal primo game, senza la certezza che Martina aveva d’esser superiore, c’è stata tutta e soltanto Francesca Schiavone.

     Sappiamo che non ama essere definita leonessa, ma lo sembrava oggi. Lo è stata sull’ace di seconda palla per il due a zero del primo set, lo è stata tutte le volte in cui ha seguito a rete una palla, lo è stata quando ha recuperato il break del secondo set invece di arrendersi alla potenza e al passaggio a vuoto. Lo è stata nel tie break del secondo, dove sarebbe stato legittimo tremare. Oggi Francesca Schiavone non è stata Michael Chang che aveva bisogno dell’astuzia per battere i grandi, Francesca ha vinto giocando il tennis dei grandi. Se lo stato di grazia esiste, l’abbiamo visto oggi a Parigi. Meglio di così a tennis Francesca non avrebbe potuto giocare.

     Eppure aveva già fatto due miracoli: rubare le prime pagine della Gazzetta dello Sport alla Nazionale di Lippi e al calcio mercato un paio di giorni fa. E costringere, oggi, la Rai a mobilitarsi per lei. Sarebbe bello aprire le pagine sportive domani e trovarla nella posizione di massimo prestigio. Qualunque cosa facciano gli azzurri pallidi stasera. Sarebbe un bel modo di mostrare che anche la nostra cultura sportiva sa giocare, almeno per un giorno, come fanno i grandi.

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