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sabato 23 ottobre 2021
 
 

La scossa morale che serve al Paese

22/06/2011  Anticipiamo il "Primopiano" del n. 26 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 22 giugno. L’Italia peggiore è quella della corruzione e della “casta”.

Un ministro, in una manifestazione pubblica, si è permesso di definire i precari «la parte peggiore d’Italia». Frase, a dir poco, infelice. Come la penosa giustificazione che ne è seguita. Preoccupa che un membro del Governo offenda così una delle fasce sociali più sofferenti del Paese. È assurdo. C’è, allora, da chiedersi: come intende risolvere il problema del precariato? È soltanto un fastidio? Episodio inquietante, perché è la spia del distacco della politica dalla gente e dai problemi reali del Paese. Al disagio non si risponde con l’insulto. Tanto meno con sarcasmo e arroganza.

In Italia i precari sono circa quattro milioni. Soprattutto giovani. Dunque, la parte più dinamica e sana del Paese. Quella più ricca di energie, progetti e sogni. Che non riesce a incanalare il proprio futuro, a costruirsi un lavoro stabile, una famiglia, un’esistenza più serena. Eppure, sono il futuro dell’Italia. Un Paese normale dovrebbe investire sui giovani. Non basta invitarli ad «andare a scaricare cassette ai mercati generali», «a mettersi in proprio » o a «darsi da fare, magari cercando fortuna per il mondo».

I politici sono stati eletti per dare risposte. Ci vogliono progetti, leggi, investimenti. Se in Italia l’ascensore sociale è bloccato, non basta indicare, con sufficienza, le scale. Anche Benedetto XVI, nella sua visita a San Marino, ha ricordato che «nell’attuale fase storica e sociale, non va dimenticata la crisi di non poche famiglie, aggravata dalla diffusa fragilità psicologica e spirituale dei coniugi, come pure la fatica sperimentata da molti educatori nell’ottenere continuità formativa nei giovani, condizionati da molteplici precarietà, prima fra tutte quella del ruolo sociale e della possibilità lavorativa».

A noi pare che l’Italia peggiore sia un’altra. Quella di una politica parolaia e inconcludente, arroccata solo a difesa dei propri privilegi. L’Italia peggiore è quella di chi continua a tagliare risorse alle fasce più deboli: disabili, anziani, famiglie. O l’Italia della corruzione dilagante, degli appalti truccati. Dove, con cinismo, si lucra su tutto. Anche sui pannoloni degli anziani. Il Paese è stanco, stremato. Ma ha voglia di reagire. I recenti passaggi elettorali hanno dato un segnale chiaro e forte all’intera politica. C’è un malessere sociale molto diffuso. Gli “indignati”, come in Spagna, presto possono fare capolino anche nel nostro Paese.

Non basta distogliere l’attenzione dai problemi reali, dando ancora addosso allo straniero. O facendo il gioco delle tre carte con i ministeri, spostandoli da una città all’altra. Il Paese ha bisogno di ben altro. Soprattutto, di una scossa morale e una classe politica più credibile. Con ministri all’altezza, che pensino all’unità e al bene del Paese. Non a trastullarsi tra proposte inaccettabili (vedi gli incentivi agli insegnanti del Nord) e interessi di bottega. Davvero di bassissima lega.

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