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giovedì 28 maggio 2020
 
COS'è LA SCUOLA PER I NOSTRI FIGLI
 

Gli studenti nella nebbia dell'incertezza

27/03/2020  Quando si tornerà in classe? Faremo la maturità? Potremo iscriverci all'università? Il nostro esperto Fabrizio Fantoni, psicologo e psicoterapeuta, riflette sul ruolo della scuola e su come i ragazzi vivono questo periodo di precarietà. Dopo un inizio, vissuto con lo stupore di una vacanza imprevista, incominciano le prime preoccupazioni.

Nello sconvolgimento epocale provocato dall’epidemia di coronavirus, la scuola è nel contempo elemento di stabilità e fonte di incertezza per i ragazzi rinchiusi nelle case. Persi i riferimenti ordinari delle uscite con gli amici e delle attività formative (sport, musica, oratorio, scout…), che davano un ritmo alle vite degli adolescenti, è rimasta la scuola, con le sue attività di didattica online, a dare un ordine alle giornate dei nostri ragazzi. Più o meno organizzate, queste iniziative li costringono ad alzarsi ad un orario fisso, a lavarsi e vestirsi, malgrado alcuni docenti preferiscano che webcam e microfoni dei ragazzi siano chiusi, e ad utilizzare le ore del mattino in modo proficuo. Anche i pomeriggi sono in parte riempiti dall’assolvimento dei compiti dati dai docenti alla mattina. Non tutti i ragazzi possono purtroppo giovarsi di questo impegno continuativo, sia per i limiti organizzativi delle scuole e le difficoltà di molti insegnanti a muoversi con agio nel digitale, sia per carenza delle strumentazioni o delle connessioni casalinghe dei ragazzi, oltretutto non sempre così esperti delle tecnologie informatiche. In questo modo, tuttavia, il tempo, elemento cruciale in questa contingenza del “tutti a casa”, viene utilizzato in modo finalizzato e torna ad acquistare un senso.

Per contro, però, l’esperienza scolastica è anche causa di incertezza per i milioni di ragazzi a casa. Nella generale indeterminatezza sull’andamento, la conclusione e le conseguenze dell’epidemia, quella relativa ai risultati dell’anno scolastico si fa strada anche tra i ragazzi. Dopo il primo periodo, vissuto con lo stupore di una vacanza imprevista, incominciano le prime preoccupazioni. Quando si tornerà a scuola? Qualcuno pensa che la frequenza di persona a scuola avverrà solo per poco tempo a maggio, o forse non riprenderà del tutto. Ci ha pensato la ministra (sic sul sito del Senato…) dell’Istruzione Azzolina a dare qualche certezza. Nel pomeriggio di giovedì 26 marzo, in Senato ha affermato che questo travagliato anno scolastico sarà valido, anche in deroga ai 200 giorni di lezione. E gli esami di maturità si terranno comunque, svolti dagli stessi docenti dei ragazzi, con la presenza di garanzia di un commissario esterno. Una rassicurazione rispetto alla possibilità che l’Italia si adeguasse alla decisione britannica di sospendere gli esami finali di V per quest’anno. È stato così scongiurato il rischio che venisse tolta ai ragazzi l’esperienza dell’esame di diploma, uno degli ultimi riti di passaggio rimasti.

Fin qui le certezze. Il resto è nebbia. A scuola si tornerà solo quando ci saranno le condizioni, accertate dai sanitari. I requisiti di ammissione alla maturità non terranno probabilmente conto del superamento delle prove Invalsi né del completamento del monte ore dell’alternanza scuola/lavoro. Ci saranno forse dei cambiamenti rispetto al calendario scolastico dell’anno prossimo e provvedimenti in deroga alle attuali norme per le valutazioni intermedie e finali e per le prove di recupero. E soprattutto, ci sarà da ripensare il prossimo anno scolastico e accademico. Penso in particolare agli studenti che vogliono iscriversi all’università, senza un bagaglio di conoscenze adeguato e con un confronto con i coetanei e con le istituzioni accademiche impoverito dall’essere stato svolto solamente online.

Affrontare l’incertezza richiede la capacità di "stare" in questa precarietà, vivendo giorno per giorno, ma tenendo viva una struttura di attività stabili e ricorrenti, che diano ritmo alle giornate, e la capacità di avere degli obiettivi concreti, visibili, da realizzare in queste settimane di ritiro in casa.  Perché il rischio è che, col tempo, le attività intraprese per occupare le giornate, nell’attesa del ritorno alla normalità, perdano di interesse, vengano abbandonate, lasciando spazio alla noia, al vuoto e alla tristezza. (Ad esempio, lo stiamo vedendo con i tanti flash-mob attivati, che hanno perso via via mordente). L’impegno scolastico va sostenuto come un forte aggancio alla realtà, una specie di "spina dorsale" che tiene in piedi i ragazzi destabilizzati da questa esperienza così imprevedibile e nuova per tutti. 

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