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La scuola non deve essere una corsa all'astuccio firmato

13/10/2017  All'inizio dell'anno scolastico molti genitori si trovano a spendere per soddisfare le richieste dei loro bambini di carissimi zaini o astucci alla moda.

Cara professoressa, ho tre figli che frequentano elementari, medie e superiori. Ogni anno, a settembre, l’avvio delle lezioni diventa per la nostra famiglia letteralmente un salasso: zaini, astucci, quaderni costano uno sproposito e io e mio marito con i nostri stipendi non possiamo soddisfare ogni richiesta. I ragazzi ci dicono che i loro compagni hanno tutto alla moda. Gli insegnanti non possono fare qualcosa per evitare gare alla conquista dell’ultima griffe?

STEFANIA

— Cara Stefania, i primi giorni di scuola sono momenti molto particolari, di festa per chi si ritrova dopo l’estate o di palpitazione per chi inizia nuovi percorsi. Ciò che si porta a scuola, che si possiede e si può sfoggiare, spesso diventa un emblema di sé stessi, una maschera usata come schermo per farsi conoscere o riconoscere, per essere apprezzati, accolti. Non si può essere da meno, si pensa. «Se tutti hanno quella marca la voglio anch’io», ci si sente ripetere a casa. A volte i genitori cedono, sacrificando altre cose pur di non far sembrare il proprio figlio escluso. E si sottopongono a un vero e proprio salasso. Il Codacons dà i numeri di quest’anno: in base alle prime stime, i prezzi al dettaglio rispetto all’anno scorso registrano un incremento medio del 2,5%, con un + 3,9% per gli zaini con firme varie. Il costo del materiale scolastico per ogni studente sarà di oltre 500 euro, cifra alla quale si aggiunge la spesa per i libri di testo, variabile per ogni ordine di scuola, per un totale che supererà i 1.100 euro ad alunno. E se si hanno tre figli lo stipendio non basta. Come fare? È sempre il Codacons a dare qualche alternativa: nei supermercati si risparmia il 30% rispetto alla cartolibreria; inoltre non occorre comprare tutto e subito, meglio aspettare che i professori diano indicazione precise prima di riempire i cassetti delle scrivanie di casa di quaderni e colori inutili. Infine c’è la caccia alla griffe, che per la verità oltrepassa i confini dei banchi di scuola e arriva fino in sala professori o nei luoghi di lavoro di ogni genitore. E qui il problema è più profondo e chiama in causa madri e padri, maestri e maestre: rafforzare l’autostima, far capire che il valore di una persona non è rinchiuso nell’oggetto che porta o nella marca del vestito che indossa. Si può invitare l’anno prima, dalla cattedra, a rinunciare alla griffe in nome di una buona causa: donare una parte dei soldi risparmiati agli studenti che vivono in posti del mondo in cui è già una fortuna avere una penna e un foglio. Sarebbe un’importante lezione di educazione civica, efficace però, soltanto se accompagnata dall’esempio.

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