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sabato 20 aprile 2024
 
Etica e informazione
 

La sensibilità “da giornalista” di papa Francesco merita un premio

26/08/2023  Assegnato al Papa comunicatore di pace il premio "È giornalismo". La sua sensibilità per la comunicazione è nota fin dall'inizio del pontificato

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, papa Francesco ha comunicato direttamente con i giovani cattolici della Russia, in collegamento video, mentre erano riuniti a Sanpietroburgo in occasione del loro x incontro nazionale augurando loro «la vocazione di essere artigiani di pace in mezzo a tanti conflitti, in mezzo a tante polarizzazioni che ci sono da tutte le parti, che affliggono il nostro mondo. Li ha poi invitati «a essere seminatori, a spargere semi di riconciliazione, piccoli semi che in questo inverno di guerra non germoglieranno per il momento nel terreno ghiacciato, ma che in una futura primavera fioriranno».

Papa Francesco, in questa stessa giornata, ha ricevuto il premio “È giornalismo”, fondato dalle “tre corone” del giornalismo italiano Montanelli, Biagi e Bocca, nell’ottica di «aiutare il giornalismo ad essere più consapevole del suo ruolo di libera espressione e di contributo alla costruzione della giustizia attraverso il servizio alla verità». E proprio in questa prospettiv è stato assegnato oggi al Pontefice. «Vi ringrazio», ha detto il Papa, incontrando una delegazione del premio, spiegando di aver derogato per una volta all’abitudine di rifiutare i riconoscimenti, maturata già da arcivescovo in Argentina, considerando «l’urgenza di una comunicazione costruttiva, che favorisca la cultura dell’incontro e non dello scontro; la cultura della pace e non della guerra; la cultura dell’apertura verso l’altro e non del pregiudizio».

«Permettetemi», ha detto il papa ai giornalisti, «di confidarvi una speranza e anche di rivolgervi con tutta franchezza una richiesta di aiuto (...) Che oggi, in un tempo in cui tutti sembrano commentare tutto, anche a prescindere dai fatti e spesso ancora prima di essersi informati, si riscopra e si torni a coltivare sempre più il principio di realtà – la realtà è superiore all’idea, sempre –: la realtà dei fatti, il dinamismo dei fatti; che mai sono immobili e sempre si evolvono, verso il bene o verso il male, per non correre il rischio che la società dell’informazione si trasformi nella società della disinformazione. La disinformazione è uno dei peccati del giornalismo, che sono quattro: la disinformazione, quando un giornalismo non informa o informa male; la calunnia (a volte si usa questo); la diffamazione, che è diversa dalla calunnia, ma distrugge; e il quarto è la coprofilia, cioè l’amore per lo scandalo, per le sporcizie, lo scandalo vende. La disinformazione è il primo dei peccati, degli sbagli – diciamo così – del giornalismo».

«Per far questo», ha aggiunto, «c’è bisogno di diffondere una cultura dell’incontro, una cultura del dialogo, una cultura dell’ascolto dell’altro e delle sue ragioni. La cultura digitale ci ha portato tante nuove possibilità di scambio, ma rischia anche di trasformare la comunicazione in slogan. No, la comunicazione è sempre andata e ritorno. Io dico, ascolto e rispondo, ma sempre dialogo. Non è uno slogan. Mi preoccupano ad esempio le manipolazioni di chi propaga interessatamente fake news per orientare l’opinione pubblica. Per favore, non cediamo alla logica della contrapposizione, non lasciamoci condizionare dai linguaggi di odio».

Ancora stamattina, il Papa, parlando ai partecipanti all'Incontro promosso dall'International Catholic Legislators Network in tema di tecnocrazia ha parlato del rischio di “cosificazione” dell’umano e messo in guardia dai rischi delle falsità in Rete: « Fine di ogni rete è mettere in connessione le persone, rendendole consapevoli di appartenere a qualcosa di più grande di loro. È questo di fatto lo scopo dichiarato di molte piattaforme mediatiche, ed è certamente molto il bene prodotto attraverso questi mezzi di comunicazione. Al tempo stesso, però, è necessario essere vigilanti, perché purtroppo, in questi canali comunicativi, si possono pure incontrare pratiche disumanizzanti di matrice tecnocratica, come la diffusione deliberata di notizie false, le fake news, il fomentare atteggiamenti di odio e divisione – la propaganda “partitistica” –, la riduzione delle relazioni umane ad algoritmi, per non parlare del favorire falsi sensi di appartenenza, specie tra i giovani, che possono portare all’isolamento e alla solitudine».

Parole che denotano una profonda sensibilità per il tema dell’informazione e della sua sfida etica e civile, che del resto Francesco aveva manifestato fin dall’elezione, non solo con la semplicità empatica del primo discorso, ma anche, tre giorni dopo, nel ringraziamento ai giornalisti impegnati nei giorni del conclave. In quell’«avete lavorato, eh?», c’era tutto il riconoscimento di una funzione alla quale il Papa ha sempre attribuito, nelle tante occasioni in cui ha incontrato giornalisti, un’asticella alta: «Una missione», diceva nel 2021, che ha il compito di «rendere il mondo meno oscuro». Da esercitare, ha specificato nel messaggio per la giornata mondiale della comunicazione di tre anni fa, «consumando le scarpe», «con coraggio e libertà».

Un’attitudine, quella di papa Francesco per la comunicazione, che basata oltre che sulla strada maestra etica, nelle occasioni di incontri ufficiali, anche sulla coerenza nella quotidianità: nel parlare del Papa, semplice e diretto, per esempio, e nell’accettare, con vecchi e nuovi media, un’interlocuzione naturale e moderna, diretta ed empatica, attraverso la quale diffondere la Buona Novella, non disdegnando di risvegliare l’attenzione dell’uditorio con una battuta ironica a braccio, quando necessario. Non c’è omelia, discorso, incontro pubblico di papa Bergoglio, da cui non esca più di un “titolo” come si dice in gergo, ossia che non si presti a trovare una sintesi corretta ed efficace capace di andare dritta al cuore di chi ascolta, senza bisogno di mediazioni interpretative e senza rischio di fraintendimenti. Un dettaglio che, occorre ammetterlo con gratitudine, facilita il lavoro di chi è chiamato a comunicare per mestiere.

 
 
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