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La sentenza sui matrimoni omosessuali. Farsene una ragione

28/10/2015  Dal Consiglio di Stato una parola definitiva sui matrimoni omosessuali. Che non piace a chi li vuole e se la prende coi giudici.

“Alla fine la verità, il buon senso, la certezza del diritto hanno avuto la meglio”. E' molto chiaro il commento di Francesco Belletti, presidente del Forum delle associazioni familiari, sulla sentenza del Consiglio di stato sui matrimoni omosessuali, un tema  di cui tanto si discute oggi come è accaduto in questi mesi a causa delle decisioni, una sorta di fuga in avanti di alcuni sindaci, tra cui quello di Roma, Napoli e Milano, che hanno  trascritto nei registri dello Stato civile atti di matrimonio celebrati all’estero tra cittadini italiani dello stesso sesso.

Successivamente il Ministro dell’Interno Alfano aveva emanato una circolare in cui si sollecitavano i Prefetti a procedere alla cancellazione di queste trascrizioni, ma il TAR del Lazio aveva dichiarato che in effetti questi matrimoni non possono essere trascritti ma che i Prefetti sono incompetenti in questa materia. Una situazione confusa e punteggiata da iniziative singole, peraltro molto lodate da una buona parte del mondo della comunicazione che le ha ripetutamente considerate coraggiosi passi in avanti verso i diritti delle persone omosessuali
 Ora però il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza del Tar Lazio ribadendo con molta chiarezza  “l’intrascrivibilità dei matrimoni contratti all’estero tra persone dello stesso sesso”, e anche  “
la diversità di sesso dei nubendi quale la prima condizione di validità e di efficacia del matrimonio … in coerenza con la concezione del matrimonio afferente alla millenaria tradizione giuridica e culturale dell’istituto, oltre che all’ordine naturale costantemente inteso e tradotto nel diritto positivo come legittimante la sola unione coniugale tra un uomo e una donna”.

Il Consiglio di Stato ha in sostanza dichiarato che i matrimoni omosessuali contratti all’estero non producono effetti giuridici in Italia, vista l’esclusiva competenza e discrezionalità del nostro legislatore in materia di stato civile, competenza confermata da tutte le Corti sovranazionali proprio in riferimento ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, alla luce dei principi contenuti delle Convenzioni internazionali e comunitarie. che aggiunge:
 “Di più”, commenta Belletti, “Ha dichiarato la
pacifica inconfigurabilità di un diritto (di genesi nazionale o sovranazionale) al matrimonio omosessuale”, dovendo pertanto il legislatore evitare “qualsivoglia omologazione tra le unioni eterosessuali e quelle omosessuali. Del resto lo sapevamo tutti, soprattutto i sindaci coinvolti, che in Italia il matrimonio è solo tra persone di sesso diverso e che i matrimoni omosessuali celebrati all’estero sono privi di effetti giuridici.  Ma stupisce e dispiace che i giornali, dopo aver dato ampio spazio e risalto alla esternazioni più o meno folcloristiche dei sindaci paladini del politically correct, non diano così ampio risalto a questa sentenza estremamente rigorosa e precisa e la attacchino attaccando le persone dei giudici che l’hanno firmata. Occorrerebbe ricordare che il Consiglio di Stato è un organo collegiale composto di 5 membri. Preoccupa invece il clima da caccia alle streghe innescato da chi non condivide i contenuti della sentenza. Noi pensiamo che le sentenze si possano discutere, ma si rispettano. Se ne facciano una ragione. E ci auguriamo che lo faccia quella parte del Parlamento che ancora si ostina a forzare la mano per giungere al matrimonio omosessuale,  conformandosi alle ripetute pronunce delle Corti italiane, che prescrivono trattamenti diversi a situazioni oggettivamente diverse”.

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