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La sfida trentina per una convivenza felice

15/10/2014  La Provincia autonoma è stata travolta dalle proteste per la morte dell’orsa Daniza. Ma i dati parlano di un esempio virtuoso di gestione del patrimonio faunistico locale. In 15 anni quintuplicati i plantigradi. A dimostrazione di un equilibrio possibile con popolazioni locali, attività produttive e turismo.

Protagonista suo malgrado delle prime pagine di quotidiani e Tv nell’estate italiana 2014. Nell’Italia delle oltre 130 donne uccise l’anno scorso per violenze domestiche, dei 463 morti sul lavoro dall’inizio del 2014, dei 10 milioni di poveri in Italia, dei 100 mila animali abbandonati, è la notizia della morte in Trentino dell’orsa Daniza ad aver fatto il pieno di clic, post e tweet.

Un finale, drammatico senza dubbio, di una storia però apparentemente marginale: le autorità locali avevano deciso di spostare in una riserva protetta l’animale, che più volte negli anni scorsi aveva attaccato fattorie e animali da pascolo e che a Ferragosto aveva aggredito un cercatore di funghi. Ma Daniza non ha retto all’anestetico somministratole e questo ha scatenato una selva di violente proteste: appelli online, sit-in, interrogazioni parlamentari, richieste di dimissioni del ministro dell’Ambiente, addirittura proposte di boicottaggio economico verso il Trentino.

Uno sfogo collettivo per un corto circuito mediatico che, sull’onda dell’emozione, ha probabilmente fatto perdere l’occasione per trasformare la vicenda di Daniza in un’opportunità per far luce sulla situazione dell’orso in Italia, sui rischi di estinzione e, soprattutto, su quanto sia difficile, delicato ma al tempo stesso inevitabile trovare un punto di equilibrio tra esseri umani e animali selvatici che condividono le stesse aree.

Daniza nel 2000 (In copertina: foto di C. Frapporti).
Daniza nel 2000 (In copertina: foto di C. Frapporti).

La complessità della convivenza

«Convivere significa fare delle piccole rinunce reciproche», ricorda lo zoologo Luigi Boitani, professore ordinario di Ecologia animale e Conservazione della Fauna all’Università La Sapienza di Roma. «Ogni tanto, qualche animale che fa troppi danni deve essere eliminato ma altre volte le comunità umane devono tollerare i danni fatti dagli animali selvatici».

Il paradosso è che proprio l’esperienza del Trentino in questo campo può insegnare molto ad altre regioni d’Italia. «Il Trentino», ricorda Claudio Groff, del servizio Foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, «è l’unico posto nelle Alpi in cui l’orso non è mai scomparso. E proprio qui da noi è stato realizzato il progetto faunistico più impegnativo e ambizioso mai tentato in Europa. Senza dubbio un grande successo».

Questi i numeri: gli orsi sono passati da meno di 8 a 40-50 del 2013 (36 cucciolate e 77 orsetti nati in dieci anni). Il tasso di crescita è del 14% annuo e il tasso di sopravvivenza oscilla tra l’86 e il 92% a seconda delle fasce di età. Tutto è partito da un progetto europeo, il Life Ursus, finanziato dall’Unione europea, che si è concluso nel 2004 e ha portato alla reintroduzione del plantigrado in Trentino.

Territorio non scelto a caso ma dopo un’attenta analisi dell’ecosistema che gli animali avrebbero trovato e dopo aver anche interrogato la popolazione locale per capire quale sarebbe stato l’atteggiamento verso i “nuovi” ospiti delle loro montagne: all’epoca, un’indagine della Doxa di Milano sugli abitanti delle valli coinvolte evidenziò come il 70% dei residenti si era dichiarato a favore del rilascio degli orsi. Percentuale che saliva all’80% quando si assicuravano un servizio di prevenzione danni e gestione delle situazioni d’ermergenza. Attività che, negli ultimi dieci anni si sono tradotte, grazie a un investimento di 200 mila euro spese dalla Provincia di Trento con fondi autonomi e 282 mila euro di fondi europei, in mille opere di prevenzione, monitoraggio intensivo degli animali tramite radio collare, gps e indagini genetiche, una squadra per la gestione emergenze, formazione del personale, uso di strumenti all’avanguardia a livello europeo.

(Foto di C. Groff)
(Foto di C. Groff)

Animali, datori di lavoro

  

«Gli sforzi per tutelare gli orsi», spiega il presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, «si inseriscono nella più generale attenzione al nostro patrimonio faunistico. Nonostante un territorio piccolo (poco più di 6 mila kmq) abbiamo un “tesoretto naturale” unico: 30 mila caprioli, 27 mila camosci, 10 mila cervi, 65 coppie di aquila reale. Saremmo folli a non investirvi. Perché anche grazie a loro possiamo contare su 30 milioni di turisti ogni anno».

Un’analisi che fa in qualche modo giustifica i soldi spesi dal Trentino per risarcire agricoltori, allevatori e apicoltori per i danni alle loro proprietà: ammontano a 128 mila euro gli indennizzi per i 149 episodi di attacco degli orsi nel 2013. Che si aggiungono ai 160 mila causati da cervi e caprioli in 49 occasioni. Più modesti e meno numerosi i danni causati dai lupi (4 episodi per poco meno di 7 mila euro). Tutto sommato, una semplice analisi costo-benefici. Nella quale, globalmente, vincono tutti: ambiente, animali, popolazione residente e visitatori.

Emanuele Isonio

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Trentino, l'uomo e l'orso: una convivenza complessa
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