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martedì 28 giugno 2022
 
il ricordo
 

La sopravvissuta al naufragio della Concordia: «Così ho visto mio padre sparire in mare»

13/01/2022  Nel decimo anniversario della tragedia avvenuta al largo dell'isola del Giglio, pubblichiamo un estratto del podcast di Pablo Trincia "Il dito di Dio-Voci dalla Concordia" in cui ha raccolto le testimonianze di chi era lì quella notte: i passeggeri, l’equipaggio, i soccorritori, gli abitanti dell’isola

Nel decimo anniversario del disastro della nave da crociera Costa Concordia all’Isola del Giglio, pubblichiamo un estratto del podcast di Pablo Trincia “Il Dito di Dio – Voci dalla Concordia” prodotto per Spotify da Chora Media. L'autore ha dedicato alla vicenda anche il libro “Romanzo di un Naufragio” edito da Einaudi Stile Libero.

Dieci anni. Sembra ieri, è la classica frase che si dice sempre. Tutti ci ricordiamo della mattina successiva, quando abbiamo acceso la tv o il computer, ritrovandoci a guardare a bocca aperta l’immagine di quel colosso bianco semiaffondato a pochi metri dagli scogli del Giglio. I naufraghi ancora sotto shock, con le coperte sulle spalle, i soccorritori al lavoro per recuperare sopravvissuti, le fotografie dei dispersi. E poi c’era quella celebre telefonata tra il comandante della nave Francesco Schettino e quello della Guardia Costiera De Falco, che lo intimava di risalire a bordo dopo averla abbandonata.

Ma quella della Concordia è molto più che la semplice storia di una nave andata a picco e del Comandante che l’ha abbandonata. I testimoni di quel naufragio compongono un affresco che rappresenta tutte le sfumature dell’animo, dell’istinto e dei nostri comportamenti. Terrore, rabbia, codardìa, gioia, coraggio, dolore, altruismo, smarrimento, angoscia, perseveranza.

Antonella Folco: Io ho sentito il terremoto, ho sentito tutta la nave e tutte le lamiere scrollare, scrollare con degli scossoni violentissimi. Tant'è che io tremavo. Subito la mia testa ha detto “un terremoto non può avvenire in mare”…  nel momento che ho fatto questo pensiero ho sentito un boato. Un boato esagerato. Un colpo fortissimo. E la cosa che mi ha colpito di più è stato il silenzio totale, totale, dopo questo boato non percepiva più nessun rumore provenire dall'esterno della cabina prima sentivo la musica, sentivo la gente camminare sentivo la gente vociferare. Ho aperto la porta finestra della cabina del settimo piano. E tutto intorno a me questo silenzio: il buio il silenzio il rumore del mare.

Stefania Vincenzi: Inizialmente eravamo seduti ma quando hanno detto che dovevo mandare al ponte la gente ha iniziato ad andare ancora di più nel panico, hanno iniziato a correre verso le scale

Avevamo i tacchi alti e camminavano su tutti questi piatti rotti che erano sulle scale erano dappertutto. E mentre salivo verso il piano delle piscine la nave continuava a inclinarsi sempre di più.

Safaa Sikri: è stato tutto un unico momento: il tavolo si è ribaltato addosso a me, cioè io che cado così dalla sedia e in quel momento scattano le urla scatta la confusione più totale, la gente che singhiozzi pregava chi urlava, chi cercava l'uscita ovviamente per uscire da quel punto.

Omar Brolli: Non so se ti ricordi il Titanic con la scena dove ti vedi che tutti pensano a sé stessi, iniziano a correre... Era così, uguale, una sola grande e immensa scalinata e immaginati mille persone che cercano di salire di sopra, lasciando bambini dietro, calpestando persone, cercando o sì o sì di salvarsi la vita.

La nave veramente si muoveva molto velocemente. Noi ci facemmo forza, vidi lo sguardo mio padre completamente perso, fino a quel momento normalmente era il mio sai... il mio angelo custode, il mio eroe. Vidi un omone di cento passa chili, vidi il suo sguardo completamente perso. Le mie sorelle piangendo, la Federica completamente persa anche lei, in crisi.  

Vanessa Brolli: Vedevo comunque che a guidarla [la scialuppa] c'erano i filippini, i camerieri che ci servivano, che ci avevano servito la stessa sera al ristorante per cui erano sicuramente poco poco esperti, e quindi molte persone purtroppo cadevano in mare, e quindi io non volevo assolutamente entrarci dentro, fino a che mio padre mi ha tirato un calcio fino a farmi entrare dentro e ricordo di essermi trovata mia madre davanti e aver visto mio padre completamente sparire.

Mario Pellegrini: C'erano parecchie famiglie, parecchi bambini, ecco, è questo quello che mi rimane più impresso, è vedere in quel ponte 4 gli occhi dei bambini, il terrore degli occhi dei bambini. Lo dico sempre perché è incredibile. Piangevano, avevano il terrore, avevano la percezione di quello che succedeva, della paura, però non gridavano. Questi occhi pieni di lacrime ma non gridavano, non c'era un bambino che gridava, ma tutti piangevano. Il ricordo di questi occhi sta ancora dentro di me, emozionante anche anche a dieci anni di distanza.

 
 
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