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mercoledì 18 maggio 2022
 
Eventi
 

Giobbe in sala, una comunità che condivide il dolore

09/05/2022  Ultima replica dello spettacolo con Roberto Anglisani al Parenti di Milano: una lezione sul senso del teatro

È stato bello assistere all'ultima replica di Giobbe al Teatro Parenti di Milano, domenica 8 maggio, perché, oltre a godere di uno spettacolo di rara intensità magnificamente interpretato da Roberto Anglisani, è stata l'occasione per condividere alcune riflessioni che svelano il senso più profondo del teatro stesso.

Giobbe è tratto dall'indimenticabile romanzo di Joseph Roth (lo si trova nelle edizioni Adelphi) e racconta la storia - una storia semplice, suggerisce il sottotitolo dello spettacolo - di un uomo umile, un ebro che vive in un villaggio in Polonia, dove insegna ai bambini la Bibbia. Ha una moglie e quattro figli, l'ultimo dei quali è segnato da una grave malattia, che gli impedisce di parlare e camminare. Come il personaggio biblico, il protagonista attraverserà mille prove e la sua fede verrà duramente sfidata, trovando però un senso, nell'epilogo, anche alle esperienze più dure.

Al termine di una ventina di repliche che, grazie al passaparola, vedevano il pubblico farsi sempre più numeroso, tanto da rendere necessaria l'aggiunta di sedie nella sala, Anglisani ha tracciato un bilancio di questa bellissima avventura, sottolineando che ad attirare le persone in sala era l'identificazione con il dolore del protagonista e la sua condivisione con gli altri, in una dimensione comunitaria. Nella vicenda estrema di Mendel, insomma, ciascuno trova un pezzo della sua personale vicenda (il tema delle fede, ma anche della paternità e della malattia sono centrali) e anche della vicenda collettiva (pandemia e guerra sono solo gli ultimi esempi di ciò che si intende). E prendendo spunto da un telefonino che aveva squillato durante lo spettacolo, l'attore ha spiegato che il teatro deve il suo potere grazie al fatto che parla della nostra vita portando lo spettatore in un mondo immaginario, attraverso una storia, anch'essa immaginaria. E in quella dimensione immaginaria l'esistenza si svela con una lucidità soprendente.

È il miracolo della finzione che è più vera del vero, del teatro che - in quanto rappresentazione  - scava nel reale più di quanto sappia farla qualsiasi riproduzione, anche la più mimetica. E in questa condivisione silenziosa si costruisce una comunità, un sentire comune, un patrimonio di sentimenti e valori: ciò di cui la nostra società ha urgente bisogno.

Va elogiata l'intuizione del Teatro Parenti di aver dato spazio e visibilità a uno spettacolo che gira con successo l'Italia da alcuni anni: un bel modo per festeggiare 50 anni di arte e spettacolo. 

 
 
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