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martedì 07 dicembre 2021
 
 

Il primario di "Cuori" è ispirato ad Achille Mario Dogliotti, eccone la storia vera

24/10/2021  Il capo della clinica di Cuori è liberamente ispirato a un chirurgo torinese, Achille Mario Dogliotti, che ha scritto un pezzo della storia della chirurgia mondiale. Andiamo a conoscerlo.

Il personaggio di Cesare Corvara, primario della clinica ritratta nella fiction Cuori, interpretato da Daniele Pecci, è liberamente ispirato a una figura reale storicamente esistita. Il “vero” Corvara si chiama in realtà Achille Mario Dogliotti ed è una figura importante della storia della chirurgia e dell’anestesiologia non soltanto italiana. Nato nel 1897 a Torino e cresciuto ad Alba (Cuneo) era figlio del medico condotto, ufficiale sanitario e poi sindaco della città.

Laureatosi in medicina nel 1920 a Torino, studi intrapresi dopo il liceo e la prematura morte del padre, Dogliotti ancora prima di acquisire il titolo accademico si era arruolato volontario durante la prima guerra mondiale con l’ambizione di diventare Ufficiale medico. Nell’Opera di A.M. Dogliotti, edita dagli Allievi per i suoi 25 anni di cattedra, come riportato nel ricordo pubblicato negli Annali italiani di chirurgia, è scritto «Più volte ci ha parlato, con viva commozione, del piccolo portaritratti che la aamma gli diede in partenza per la campagna di guerra in Russia. Su di esso aveva scritto: “II ricordo di tuo padre, l’esempio di tuo fratello (caduto valoroso ufficiale alpino nella guerra (1915-18), e l’affetto di tua madre ti portino fortuna di un felice ritorno dopo aver compiuto nobilmente il tuo dovere”».

Cresciuto alla scuola di Ottorino Uffreduzzi, nel 1923 divenne assistente effettivo in Patologia chirurgica e nel 1926 ottenne la libera docenza nella stessa disciplina che insegnò all’Università di Modena e Reggio Emilia e a Catania, prima di tornare a Torino a dirigere la clinica chirurgica universitaria. Durante il conflitto mondiale si distinse guadagnandosi due croci di guerra. «Nel 1942 chiese», si legge nel dizionario biografico Treccani, «di essere inviato quale consulente chirurgo di armata al seguito del corpo di spedizione italiano in Russia. Organizzò il grande centro chirurgico italiano di Vorošilovgrad ove, nonostante la mancanza di mezzi, furono egualmente compiuti interventi d'alta chirurgia. Creò un mirabile nucleo chirurgico mobile destinato al pronto soccorso in guerra e in pace, adottato dall'esercito italiano e ancora oggi impiegato in occasione dei più recenti disastri sismici».

Eugenio Santoro descrive così, in Cento anni di chirurgia, la sua attività in patria durante la guerra: «Con in tasca “visti” tedeschi, fascisti e partigiani, tutte le settimane va in bicicletta da Torino a Bra, fino ad Alba e Mondovì per operare i malati trasferiti in provincia a causa dei bombardamenti, spesso con strumenti di fortuna».

In occasione del 50° della morte, avvenuta nel 1966, la clinica Fornaca di Torino dove Dogliotti esercitava la sua attività privata descriveva così il lato civile non solo medico della sua attività: «Finita la guerra, nel ’48 venne chiamato d’urgenza a Roma al capezzale del segretario del Partito comunista italiano, Palmiro Togliatti, vittima di un attentato. Nel ’56 era a capo dell’unica colonna italiana in grado di entrare nell’Ungheria invasa dai carri armati sovietici. La sua popolarità era tale che un suo intervento compare nel video promozionale presentato da Roma per cercare di ottenere – con successo – le Olimpiadi del 1960. Fu anche presidente del Comitato ordinatore delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia, svolte a Torino nel 1961, nonché promotore della donazione di sangue e della conseguente nascita della Fidas».

È noto da un racconto del nipote che avesse anche in proprio passione sportiva per lo sci e per il tennis. E toccò a lui, tra gli altri, nel 1951, andare a constatare la situazione disperata di Serse Coppi, fratello di Fausto, in coma irreversibile dopo una caduta in corsa. Il suo nome è legato in particolare al primo storico intervento a cuore aperto eseguito in Italia nell’agosto del 1951, secondo una tecnica appresa negli anni precedenti da Alfred Blalock negli Stati Uniti. Per poterlo eseguire fermò il battito cardiaco servendosi della circolazione extracorporea alla quale associò più avanti l’ipotermia, dando origine a una tecnica tuttora applicata negli interventi chirurgici sul cuore.

La cardiochirurgia cui ha dedicato la parte finale della sua carriera, non è stata però il suo unico ambito di ricerca, anzi: esempio di chirurgo e ricercatore eclettico, come più non potrebbero essercene in una medicina che per l’esplosione esponenziale delle conoscenze deve essere specializzata, Dogliotti si dedicò a molti ambiti di ricerca, tra i quali spicca la chirurgia dei tumori laringei: la sua casistica parla di 25 laringectomie totali senza decessi, un risultato eccellente in quanto praticate tutte prima dell’avvento degli antibiotici, quando la chirurgia complessa era a elevato rischio di infezioni senza lo strumento principe in grado di debellarle. La scoperta del potere battericida di alcune muffe da parte di Fleming (1928) trovò applicazione soltanto più tardi: òa prima sperimentazione della penicillina su un essere umano fu fatta nel 1941 e solo due anni dopo ne venne autorizzato l’utilizzo in un ospedale militare.

Accanto agli studi chirurgici, che difficilmente avrebbero potuto avanzare senza uno sviluppo dell’efficacia e della sicurezza dell’anestesia e della rianimazione, Dogliotti si dedicò alla ricerca in questo campo: è  stato tra i primi a sperimentare e applicare l’anesteria peridurale. Proprio per la consapevolezza dell’interconnessione inevitabile tra lo sviluppo della chirurgia e lo sviluppo della tecnica ed efficacia anestesiologica, si attivò perché in Italia l’anestesia diventasse specialità indipendente e non, com’era stato fino ai suoi tempi, una branca della chirurgia. Tanto che per sua iniziativa nel 1948 venne inaugurata la prima Scuola italiana di Specializzazione in Anestesia presso l’università di Torino, fatto che affrancò la formazione italiana dalla necessità di rivolgersi all’estero. Dogliotti ne fu il primo direttore.

La sua attività di chirurgo generale vecchio stampo spaziò della neurochirurgia - importanti i suoi lavori sul trigemino - alla cardiochirugia, secondo un modello che oggi sarebbe ovviamente impensabile, ma restano interessanti e per certi versi attuali alcune sue considerazioni che indicavano agli allievi l’importanza di non perdere di vista l’insieme, di non guardare il paziente a compartimenti stagni.

 
 
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