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La strage di Orlando: cosa è accaduto, e perché

13/06/2016  E' il più sanguinoso massacro di massa compiuto negli Stati Uniti da una singola persona. L'America rivive l'incubo, seppure molto diverso da quello del 2001, anche perché questa volta è un "nemico" da cui è più difficile difendersi.

Quello compiuto nella notte fra sabato e domenica al Pulse di Orlando è il più sanguinoso massacro di massa compiuto negli Stati Uniti da una singola persona. Finora il maggior numero di vittime c’era stato nell’aprile del 2007 al campus del Virginia Tech, quando uno studente, Seung-Hui Cho, uccise 32 persone prima di suicidarsi.
Al Pulse, un locale gay di Orlando, in Florida, i morti sono 50 e i feriti 53. Quando Omar Mateen è entrato al Pulse, nel nightclub c’erano oltre 300 persone. Il killer è riuscito a colpire circa un terzo delle persone presenti nel locale. Nel Pulse si svolgeva una festa dedicata soprattutto alla comunità ispanica di Orlando. Le prime vittime identificate sono proprio di origine ispanica. Le prime sette vittime di cui si conoscono le generalità hanno un’età compresa fra i 22 e i 37 anni. Quello compiuto a Orlando va considerato anche come il singolo atto di violenza più sanguinoso mai compiuto nel mondo contro la comunità omosessuale.

CHI E’ L’ASSASSINO

Si chiamava Omar Mateen, aveva 29 anni, era un cittadino americano nato a New York da una coppia di genitori originari dell’Afghanistan. Nel 2009 si era sposato con una immigrata dell’Uzbekistan, Sitora Yusufiy, ma la donna aveva divorziato da lui nel 2011, dopo aver denunciato violenze e abusi (“Mi impediva di andare in qualsiasi posto, tranne che al lavoro”, ha detto la donna al New York Times. Omar Mateen lavorava come guardia giurata. Fra il 2013 e il 2014 l’Fbi aveva indagato su di lui, sospettando possibili legami con ambienti del terrorismo, ma l’uomo non era stato ritenuto pericoloso. Un suo ex collega di lavoro ha riferito che Omar Mateen spesso aveva detto che avrebbe voluto uccidere gay, neri, donne ed ebrei. Omar Mateen aveva comprato le armi per compiere il massacro, una pistola e un fucile, in modo legale, la scorsa settimana. L’uomo è stato ucciso dai corpi speciali della polizia entrati al Pulse nelle prime ore del mattino di domenica.

PERCHE’ LO HA FATTO

  

Omar Mateen, pochi istanti prima di compiere il massacro, ha fatto una telefonata al 911 (il numero delle emergenze) in cui ha dichiarato la propria fedeltà all’ISIS. Ma il padre del killer, Seddique Mir Mateen, ha negato qualsiasi legame del figlio con il gruppo terroristico. Secondo l’uomo, invece, l’assassino, potrebbe aver agito accecato dall’omofobia perché di recente si era indignato nel vedere due uomini che si baciavano fra loro nelle strade di Miami. Va ricordato, in ogni caso, che l’ISIS reprime l’omosessualità e uccide gli omosessuali. In Siria diversi uomini sospettati di essere gay sono stati uccisi platealmente, gettati al suolo dai tetti delle case.
 Poche ore dopo il massacro, tramite un messaggio cifrato su un’applicazione telefonica, l’ISIS ha rivendicato il gesto di Omar Mateem dichiarando che l’attacco era stato compiuto da “un combattente dello Stato Islamico”.
Le indagini in corso chiariranno fino a che punto Omar Mateen, che era musulmano praticante, si era radicalizzato e se aveva avuto legami diretti con membri dell’organizzazione terroristica. I capi dell’ISIS, comunque, spesso hanno incoraggiato le azioni dei cosiddetti “lupi solitari”. Si tratta di individui che, ispirati dai proclami dello Stati Islamico, decidono autonomamente di compiere atti di terrorismo, senza attendere istruzioni dai capi dell’organizzazione.
Anche la coppia che il dicembre scorso aveva ucciso 14 persone a San Bernardino, in California,aveva dichiarato la propria fedeltà allo Stato Islamico con dei messaggi postati su Facebook.

LE CONSEGUENZE SULLA CAMPAGNA ELETTORALE

Il massacro di Orlando inevitabilmente infiamma la campagna elettorale delle presidenziali di novembre. Il candidato repubblicano Donald Trump sta cercando di capitalizzare al massimo la strage di Orlando rinnovando la sua richiesta di bloccare temporaneamente l’ingresso dei musulmani negli Stati Uniti. “Avevo detto che sarebbe accaduto e sarà sempre peggio”, ha dichiarato Trump aggiungendo che con una presidenza Clinton ci sarebbero “centinaia di migliaia” di nuovi immigrati mediorientali. Hillary Clinton, facendo eco alle parole usate nel suo intervento dal presidente Obama, considera la strage di Orlando un episodio di “terrorismo” e ha rinnovato il suo appello a tenere le armi “fuori dalle mani dei terroristi e degli altri criminali violenti”. Purtroppo l’America sta vivendo questa tragedia nel momento peggiore in cui le poteva capitare. Con un presidente a fine mandato e nel mezzo di una campagna elettorale aspra, con uno dei due candidati pronto a esprimere posizioni estreme, che infiammano gli animi. E chissà quanti altri uomini con le case piene di armi sono pronti a imitare Omar Mateen.

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