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domenica 24 ottobre 2021
 
#ilgovernochefa
 

«La Terra dei fuochi brucia più di prima. Il Governo che fa?»

23/07/2015  È il nuovo appello lanciato da don Maurizio Patriciello su facebook. Le adesioni sono già migliaia, attraverso un selfie con lo slogan scritto su un cartello, accompagnato dagli hashtag #laterradeifuochibruciaancora e #ilgovernochefa. «Quando abbiamo visto che i roghi diminuivano, ci siamo illusi», dice il prete campano, «perché abbiamo tanto desiderio di vivere. Invece, questa terra dalla settimana scorsa è tornata a bruciare». E i tumori, diffusissimi in quest’area, continuano a uccidere.

Emanuela.
Emanuela.

«Il Signore mi ha chiesto di amare il mio prossimo e al mio prossimo è stata rubata anche l’aria. Occupandomene, servo il Vangelo». Don Maurizio Patriciello “lotta” dal 2012 nella Terra dei Fuochi, assieme ai suoi parrocchiani, che hanno dato vita all’associazione “Noi genitori di tutti”, impegnata nell’aiuto ai piccoli ammalati di cancro.

Don Maurizio è parroco nel quartiere Parco Verde di Caivano, diocesi di Aversa, ma ce ne sono altre sei interessate dai roghi tossici (Napoli, Acerra, Pozzuoli, Capua, Caserta, Teano), in tutto, 3 milioni di persone che inalano aria pestilenziale.

“Renzi, la terra dei fuochi brucia più di prima. E il governo che fa?”: è la nuova campagna di sensibilizzazione, lanciata su facebook dal “prete coraggio”. Nomi noti, ma anche semplici cittadini della terra avvelenata, e i loro figli, che “vogliono vivere” per diventare i cittadini di domani; tutti con in mano il cartello rivolto al premier.

Chiunque può partecipare con un selfie. Le foto sono già migliaia. Ad accompagnare le foto, gli hashtag  #laterradeifuochibruciaancora e #ilgovernochefa, coniati dal giornalista Rai, Sandro Ruotolo.

«Quando abbiamo visto che i roghi diminuivano, ci siamo illusi, perché abbiamo tanto desiderio di vivere. Invece, questa terra dalla settimana scorsa è tornata a bruciare, c’è una regia maledetta dietro», dice don Maurizio. «Ma se dai camorristi ci si può aspettare di tutto, quello che non riesco ad accettare sono gli imprenditori che si affidano alle vie illegali per l’eliminazione delle scorie nocive prodotte dalle loro industrie. D’altra parte, la risposta dello Stato è sempre troppo lenta, parziale, non c’è una presa di coscienza globale. E qui è uno stillicidio quotidiano. Non è solo una questione ambientale, che esiste ed è grave, non è solo una questione di evasione fiscale (lo smaltimento abusivo sottrae miliardi di euro allo Stato), è soprattutto una questione di salute, questo fumo ti entra dentro, e nella popolazione c’è una concentrazione di tumori altissima. Solo nel nostro distretto, secondo uno studio di un nostro medico di base, Luigi Costanzo, dal 2008 al 2012, i malati di tumore sono aumentati del 300%. Non è un problema della Campania, è un problema di tutta Italia. L’hanno detto i ministri che sono venuti, l’hanno detto Napolitano e Mattarella».

Luigi.
Luigi.

Intanto il fumo continua ad alzarsi, appesta le campagne, brucia gli occhi e offusca le coscienze

  

Ma alle parole sono seguiti pochi fatti. Questa è una storia di criminalità organizzata, di politici collusi, di promesse non mantenute, di omissioni e disattenzioni, di battaglie fallimentari. Intanto il fumo continua ad alzarsi, appesta le campagne, brucia gli occhi e offusca le coscienze. Manovalanza se ne trova sempre in una terra dove la disoccupazione in alcune aree raggiunge punte del 90%. Facile reclutare chi non ha lavoro, per “dare fuoco” e sotterrare senza precauzione alcuna i residui. Se non bastano i disoccupati, ci sono immigrati e rom. Trenta euro al giorno per tirare a campare è un salario “dignitoso” per chi non ha alternative. Fino a quasi 7.000 roghi in un anno.

Matteo.
Matteo.

Da dove arriva tutto questo materiale tossico da bruciare? «Dal nord d’Italia e d’Europa, ma anche le nostre industrie non sono da meno. A Frattaminore, nel Napoletano, qualche giorno fa, la Finanza ha messo i sigilli a una fabbrica di scarpe, perché ha scoperto che tutti gli operai lavoravano in nero (in queste aree, quasi il 50% delle produzioni manifatturiere è frutto di lavoro nero). Significa che è una fabbrica fantasma. Le scarpe appena pronte, venivano smistate e mandate all’estero, gli scarti restano a noi e bisogna farli sparire, e allora ecco i roghi. La povera gente sta pagando un prezzo altissimo, è un’ingiustizia somma».

Michela.
Michela.

Riccardino è passato dalla mammella alla chemioterapia

  

Riccardino è morto a due anni, alle spalle 18 mesi di sofferenza. «È passato dalla mammella alla chemioterapia», dice mamma Anna, terrorizzata per gli altri due figli, Raffaele e Rita Aurora, tanto da aver scritto sul suo profilo facebook: “Vorrei uccidere chi nel silenzio e con noncuranza sta uccidendo i miei figli..”.

«Anna è una donna dolcissima, ma è esasperata, come tutti qui», continua don Patriciello. «Un paio di settimane fa ho celebrato il funerale di Francesco, 16 anni, morto di leucemia; a salutarlo c’erano 500 ragazzi e anche loro hanno paura. È un dramma umanitario. Vorrei lanciare un appello. Una nostra bambina sarà portata al centro oncologico di Aviano, in provincia di Pordenone. La mamma, per potersi trasferire per starle accanto, necessita di un lavoro. Chi può, si faccia avanti».

Sossio.
Sossio.

A Caivano, l’età media è 50 anni. Si muore di cancro più che altrove: il 70% delle morti complessive. Ogni famiglia ha perso un figlio, un amico, un parente, un conoscente. Lo sa bene don Maurizio, perché la leucemia si è portata via anche suo fratello.

E poi ci sono i mai nati. Valentina Mennillo, Francesco Bonomo, Sara Viscardi, tutti nati morti. L’elenco potrebbe continuare a lungo. Sono state spedite all'allora Presidente Napolitano e a Papa Francesco 75 mila fotografie che ritraevano 11 delle madri che hanno vissuto questo dramma, immagini che mostravano le mamme col bambino morto in braccio.

«Il Santo Padre», dice il prete, «ci ha ricevuti in piazza San Pietro il 24 maggio scorso. “Saluto i pellegrini della cosiddetta terra dei fuochi”, ha detto. “Voglio ricordare a tutti che il diritto alla salute e alla dignità vengono prima di ogni altro interesse”. E quando è venuto a Napoli pochi mesi fa, mi ha accarezzato e mi ha detto di continuare».

- Lei in passato è stato minacciato. Ha paura?

«Come si fa a non avere paura? Certo che ne ho. Ma insieme alla paura ci dev’essere anche il coraggio. Io non voglio niente, sto chiedendo i diritti per la mia gente. Se dovesse accadermi qualcosa, ben venga anche sorella morte. Sono della diocesi di don Peppino Diana, che è anche la diocesi del clan dei casalesi. Don Peppino non ha cercato il martirio, ma lui pretendeva che nessuno togliesse la dignità, né a lui, né al suo popolo, e se ci sono “effetti collaterali”, non ci tiriamo indietro. Gesù ha detto: “Se tacerete voi, grideranno le pietre”».

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