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martedì 26 gennaio 2021
 
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«La tonaca di Francesco ci ricorda l’importanza del rammendare le nostre vite»

09/11/2020  «Oggi non lo facciamo più», dice padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento di Assisi e autore del libro "La tunica e la tonaca" (Mondadori) «mentre il Santo, il cui abito venne riparato da santa Chiara, ci insegna il senso profondo del ricominciare»

La copertina del libro di padre Enzo Fortunato
La copertina del libro di padre Enzo Fortunato

«Francesco, il mio santo preferito. Ho scritto quattro commedie su di lui. L’ho dipinto mille volte. Ma non sono mai sazio». È la confessione che Dario Fo affidò qualche anno fa al suo diario. Esprime un sentimento molto diffuso tra credenti e non credenti. I libri sul Poverello si susseguono perché non si è mai sazi di scoprire aspetti remoti dell’anima e della storia di un personaggio morto al tramonto di sabato 3 ottobre 1226, come testimonia Dante nel Canto XI del Paradiso, che ha fatto del suo luogo di nascita, Assisi, un crocevia d’incontri e capitale mondiale di preghiera per la pace.

Padre Enzo Fortunato, brillante giornalista, portavoce del Sacro Convento, nel libro La tunica e la tonaca (Mondadori, pp. 144, € 17), appena uscito in libreria, si sofferma su un aspetto poco indagato ma decisamente affascinante del Santo, la sua tonaca, mettendola in relazione alla tunica di Cristo che i soldati, sotto la Croce, non potendola spartire perché tessuta “tutta d’un pezzo”, come precisa l’evangelista Giovanni, si giocarono a dadi e della quale oggi restano due reliquie illustri: una a Treviri e una ad Argenteuil. Entrambe sono considerate simbolo dell’unità dei cristiani.

L’occasione per scrivere questo saggio, che unisce al racconto gustoso delle curiosità storiche la profondità delle riflessioni spirituali, è nata da una riunione di redazione della rivista San Francesco nella quale padre Enzo, che è il direttore, trova in archivio, quasi per caso, un vecchio articolo scritto in occasione del restauro della tonaca del Santo di Assisi. Da qui comincia un viaggio avvincente su quello che poi diventerà il saio francescano ma che il Fondatore, spiega padre Fortunato, «non aveva pensato come abito dell’Ordine. Semplicemente, lo indossava perché era il costume indossato dai contadini e dagli umili del suo tempo».

Quella tonaca, con le due larghe maniche cucite perpendicolarmente alla linea delle spalle, delineano il disegno della croce. Tanto da spingere padre Fortunato ad accostarla a un’altra “tonaca”, anzi a una “tunica”, quella di cui venne spogliato Gesù prima della Passione. Delle tre tonache di Francesco, quella conservata ed esposta nel Sacro Convento di Assisi ha una particolarità che spicca sul grigio della tela: ben trentuno pezze, autentici rattoppi sul tessuto usurato, molto ben visibili. In particolare, diciannove di queste sono di color marrone, tutte cucite con evidenza dalla stessa mano. La scoperta raccontata dall’Autore nel libro è straordinaria: quelle diciannove pezze provengono tutte dal mantello di Santa Chiara, a sua volta esposto nella Basilica di Assisi a lei dedicata. Chiara ne tagliò un pezzo per riparare la tonaca del suo “fratello di fede”. La condivisione della povertà, certo, ma anche il senso di una missione: al Poverello Dio assegna il compito di riparare la sua Chiesa. E Chiara, con i rattoppi della tonaca, quasi lo sostiene in questo compito così arduo. «Quando ad Assisi il sociologo Domenico De Masi vide la tonaca piena di rattoppi», racconta padre Fortunato, «mi guardò con gli occhi lucidi e mi disse: “Oggi non si rammenda più, non si cercano più di riparare le lacerazioni delle relazioni e della società”».

La tunica e la tonaca, scrive il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti nella prefazione del libro, «aiutano a ricordare che la scelta per il Signore e la sua povertà si rinnova, e deve ripetersi consapevolmente, ogni giorno». La parola all’Autore del libro: «Dal punto di vista spirituale questi due indumenti invitano a ridare piena dignità e centralità all’uomo. Dal punto di vista materiale entrambe dicono il farsi prossimi, unico antidoto al virus dell’egoismo e dell’individualismo, della chiusura e della cultura dell’usa e getta. La tunica e la tonaca», prosegue padre Fortunato, ci dicono che è possibile rammendare e ricominciare. Ma se la tonaca di Francesco ci ricorda la materialità dell’uomo, la sua fragilità e precarietà, la tunica di Gesù ci richiama l’amore grazie al quale è sempre possibile ricominciare, rialzarsi. I segni della Passione non dicono il fallimento, ma la possibilità di risorgere. Le ferite del Cristo sono risanate dalla Risurrezione, riparare è ridare vita. Chi ripara vive nell’orizzonte della Pasqua».

La tonaca rattoppata di Francesco ha un altro significato, ci ricorda che nell’alto Medioevo si era fatta strada una specie di economia circolare ante litteram, che l’abito poteva esprimere un concetto di sostenibilità: «Certo», sottolinea padre Fortunato, «il fatto che Chiara rattoppi la tonaca di Francesco ci fa capire come la condivisione sia la strada migliore possibile per mettere in atto un’economia che aiuti a sviluppare l’uomo e a sostenerlo. Oggi si parla tanto di sviluppo sostenibile. Ecco, io credo che Chiara e Francesco si siano posti, indirettamente, la domanda su come fare a non sprecare».

L’Autore cita il tedesco Hans Carl von Carlowitz (1645-1714), responsabile dell'estrazione mineraria d'argento per conto della corte sassone a Freiberg, il quale si domandava quante piante della foresta dovesse tagliare per il riscaldamento dell’uomo senza mettere a repentaglio la crescita della foresta stessa: «Una domanda importantissima che abbiamo smarrito ma fondamentale per rispettare le persone, la società, la casa comune e che alla base di quella fraternità al centro della nuova enciclica di papa Francesco».

La tunica e la tonaca. Due vite straordinarie, due messaggi indelebili

vota, segnala o condividi Nel corso di una normale riunione di redazione della rivista "San Francesco", il direttore, padre Enzo Fortunato, trova in archivio, a sorpresa, un vecchio articolo scritto in occasione del restauro della tonaca del Santo di Assisi.

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