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domenica 16 gennaio 2022
 
Angelus
 

La tratta è una piaga da combattere

09/02/2020  Papa Francesco ricorda la Giornata mondiale contro la tratta di persone e fa appello anche ai fornitori dei servizi telematici perché siano più vigilanti. E poi prega per la Siria.

Un richiamo all’educazione e alla responsabilità dei gestori dei servizi telematici visto che è sempre più attraverso i moderni sistemi di comunicazione che vengono adescate le persone vittime di tratta. Papa Francesco ricorda la Giornata mondiale dedicata alle vittime e l’imoegno della Chiesa per i più piccoli. Un impegno che ogni cristiano dovrebbe avere facendosi luce e sale della terra così come indicato dalle letture di oggi. «Il sale», dice Francesco, «è l’elemento che dà sapore e che conserva e preserva gli alimenti dalla corruzione. Il discepolo è dunque chiamato a tenere lontani dalla società i pericoli, i germi corrosivi che inquinano la vita delle persone. Si tratta di resistere al peccato, al degrado morale, testimoniando i valori dell’onestà e della fraternità, senza cedere alle lusinghe mondane dell’arrivismo, del potere, della ricchezza. È “sale” il discepolo che, nonostante i fallimenti quotidiani perché tutti ne abbiamo, si rialza dalla polvere dei propri sbagli, ricominciando con coraggio e pazienza, ogni giorno, a cercare il dialogo e l’incontro con gli altri. È “sale” il discepolo che non ricerca il consenso e il plauso, ma si sforza di essere una presenza umile e costruttiva, nella fedeltà agli insegnamenti di Gesù che è venuto nel mondo non per essere servito, ma per servire. E di questo atteggiamento c’è tanto bisogno!».

E poi la luce che «disperde l’oscurità e consente di vedere. Gesù è la luce che ha fugato le tenebre, ma esse permangono ancora nel mondo e nelle singole persone. È compito del cristiano disperderle facendo risplendere la luce di Cristo e annunciando il suo Vangelo. Si tratta di una irradiazione che può derivare anche dalle nostre parole, ma deve scaturire soprattutto dalle nostre “opere buone”».

«Il discepolo di Gesù», sottolinea Bergoglio, «è luce quando sa vivere la propria fede al di fuori di spazi ristretti, quando contribuisce a eliminare i pregiudizi, a eliminare le calunnie, e a far entrare la luce della verità nelle situazioni viziate dall’ipocrisia e dalla menzogna. Fare luce, ma non è la mia luce, è la luce di Gesù. Noi siamo strumenti perché la luce di Gesù arrivi a tutti».

Infine il Papa ricorda che Gesù ci invita a «non avere paura di vivere nel mondo, anche se in esso a volte si riscontrano condizioni di conflitto e di peccato. Di fronte alla violenza, all’ingiustizia e all’oppressione, il cristiano non può chiudersi in sé stesso o nascondersi nella sicurezza del proprio recinto; anche la Chiesa non può chiudersi in se stessa, non può abbandonare la sua missione di evangelizzazione e di servizio. Gesù, nell’ultima cena chiese al padre di non togliere i discepoli dal mondo, di lasciarli lì nel mondo, ma di custodirci dallo spirito del mondo. La Chiesa si spende con generosità e tenerezza per i piccoli, per i poveri questo non è lo spirito del mondo, questo è la luce, il sale». Ancora la «Chiesa ascolta il grido degli ultimi e degli esclusi, perché è consapevole di essere una comunità pellegrina chiamata a prolungare nella storia la presenza salvifica di Gesù Cristo».

 
 
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