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domenica 02 ottobre 2022
 
AMALFI
 

La vecchiaia non è un naufragio, il magistero della fragilità: il nostro convegno sui nonni (e non solo)

23/07/2022  In occasione dei suoi 90 anni e alla vigilia della seconda Giornata mondiale dei nonni e degli anziani voluta da papa Francesco, Famiglia Cristiana ha promosso un meeting in Campania Gli interventi della ministra per la famiglia Elena Bonetti, del sociologo Francesco Belletti (Cisf), di monsignor Vincenzo Paglia (Pontificia accademia per la vita) e di Luciano Regolo (condirettore di Famiglia Cristiana). Volti e storie di un'Italia che non s'arrende alla denalità e combatte la cultura dello scarto, puntando a mantenere protagonista attiva anche la terza età

«Investire in natalità significa creare un’alleanza di sostegno ai tempi di vita anche nella parte più anziana della nostra popolazione. Nel Family Act, che è legge dello Stato, l’investimento in una corresponsabilità di carattere educativo di cui le famiglie sono portatrici costruisce quei ponti e quelle alleanze oggi necessarie perché una società sia in grado di prendersi cura davvero di tutte e di tutti». Lo ha detto la ministra per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, in un intervento videoregistrato che ha aperto i lavori del convegno l’Italia, Paese dalla culle vuote e dai capelli bianchi organizzato da Famiglia Cristiana ad Amalfi, alla vigilia della seconda Giornata mondiale dei nonni e degli anziani e in occasione dei 90 anni del settimanale. La ministra è intervenuta dopo i saluti istituzionali. Daniele Milano, primo cittadino di Amalfi «la forbice tra anziani e bambini è sempre più ampia; le famiglie in difficoltà sono sempre di più. Ecco allora l’importanza del ruolo della giunta cittadina che deve dare strumenti seppur piccoli per facilitare la vita delle persone». Monsignor Orazio Soricelli, vescovo di Amalfi- Cava de' Tirreni: «don Giacomo Alberione è stato un autentico messaggero di Cristo; invitava i giornalisti a parlare di tutto cristianamente. Vi auguro che la rivista sia bene accolta dai giovani e che continui a dare voce a chi non ne ha. Auguri ai nonni e gli anziani per la loro festa, loro che sono un valore per la società».

Infine, don Ampelio Crema, presidente del Centro culturale San Paolo «svogliamo un lavoro costante a sostegno della vita». «I “giovani profeti” e i “vecchi sognatori” che il Santo Padre richiama quando ragiona sull’elemento delle persone più anziane nella relazione con i più giovani» ha proseguito la ministra «sono il volto della società che la riforma del Family Act ha in mente e vuole costruire. Una riforma che investe in umanità, dando pienezza all’articolo 4 della Costituzione che sancisce il dovere di ogni cittadino “di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”». E ha concluso: «il dovere e la responsabilità che abbiamo oggi è di restituire prospettiva e incarnare la ragione di una speranza per tutto il nostro Paese» e «questo potrà avvenire solo nel riconoscimento pieno che c’è una nuova relazione di alleanza che va costruita da un punto di vista comunitario». Un’alleanza tra generazioni che non lasci indietro nessuno.

Fondamentale anche per Francesco Belletti, direttore del Cisf (Centro Internazionale studi famiglia). «Sono arrivato a questo convegno con un’immagine in testa: la statua di Gian Lorenzo Bernini a Roma di Enea che porta sulla spalle il padre Anchise e ha per mano Ascanio. Salvando così da Troia in fiamme le generazioni future senza lasciare indietro l’anziano perché la memoria della sua identità è troppo preziosa. In effetti nelle relazioni famigliari l’alleanza tra le generazioni è molto efficace» ha commentato il sociologo. «I nonni sostengono i giovani e i figli adulti si prendono carico dei genitori anziani; tra l’altro in questa reciprocità tutti sono risorse per gli altri e nessuno è solo un peso mentre nel dibattito pubblico e nell’uso delle risorse pubbliche troppo spesso le generazioni sono l’una contro l’altra armate. Se sostengo troppo gli anziani non investo sufficientemente sui giovani». «Le relazioni tra le generazioni non funzionano» ha concluso Belletti; «il nostro è un Paese di vecchi ma non per vecchi, ma non è nemmeno a misura di bambini; ecco allora che la demografia è lo specchio dell’anima di un Paese. Il crescente gelo demografico, l’incapacità di mettere al mondo figli sono un segnale drammatico di un deficit di speranza di cui soffrono anche gli anziani. Perché una società appiattita sul presente non impara dal passato e non investe sul futuro».

 

Per  monsignor Vincenzo Paglia presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, i vecchi sono opportunità e non scarti: «La vecchiaia non è un naufragio, c'è tutto un magistero edella fraglità da cui dobbiamo imparare». «Famiglia Cristiana è la nonna delle riviste cattoliche» ha aggiunto. «Con la sua autorevolezza segna la vita del nostro Paese. Ci troviamo davanti a una vecchiaia di massa: mai accaduto che noi anziani fossimo milioni. Ma questi milioni sono cresciuti in silenzio, nessuno li ha quasi notati. È un popolo sul quale non c’è pensiero politico, culturale né spirituale. La Chiesa non apprezza noi anziani, lo dissi un po’ di tempo fa al Papa. Se oggi si deve dire che la Chiesa non conta si dice che è una Chiesa di vecchi. Essì che siamo quelli che la frequentano di più. E dissi al Papa “perché non fa un sinodo anche per noi?”. Lo sviluppo della scienza ci fa vivere 20/30 anni in più e siamo milioni, ma oggi questa società non sa come mantenerci, sostenerci. Anzi ci disprezza. L’idea è che la vecchiaia sia un disastro, un naufragio che pesa, un bagaglio pesante. E noi anziani ci sentiamo pure in colpa… Ma è una menzogna perché io ho fatto il conto di quanto costa quello che i nonni fanno per i nipoti: un’intera finanziaria. Senza i nonni dovremmo sborsare miliardi in più, altro che peso. Ma questo non si dice». La sfida è quella di intraprendere una lotta per far cambiare mentalità. «È vero che possiamo pesare perché seppur viviamo 20/30 in più noi ci infragiliamo. La cultura della cura degli anziani non c’è; la grande contraddizione è che durante la pandemia c’è stata una vera e propria strage degli anziani. Ecco perché nel 2020 chiamai il ministro Speranza e lui mi diede udienza. “Quel che sta accadendo non è solo per le inadempienze delle RSA, ma il Covid fa emergere una contraffazione profonda di una società che non sa mantenerci. Ci sono milioni di anziani soli. Lei deve creare una commissione che ripensi tutto il tema della vecchiaia perché è nato un nuovo popolo che vive 30 anni in più. Da quando uno va in pensione non c’è più nulla. Non c’è pensiero di nessun genere».

«Una società nella quale un’intera generazione viene dimenticata» ha proseguito il preisdente della Ponttificia accademia per la vita, «provoca uno squilibrio pericolosissimo. Se dovessi immaginare le età come un palazzo lo immaginerei così: quattro piani pienamente abitati. L’ultimo piano ben affollato, il primo piuttosto vuoto. Non essendoci nessun pensiero in questo palazzo non ci sono né scale né ascensori. Ogni generazione è lasciata se stessa. Ecco perché ha ben fatto il Papa a istituire una festa. che deve essere anche dei nipoti. Ci fa scoprire il fiume di affettività nonni nipoti che altrimenti non esisterebbe; i nonni restituiscono affetto, tempo e relazioni ai bambini; ai figli danno casa e sostegno economico. C’è bisogno di una rivoluzione culturale per capire il valore di questa ultima età della vita. Invece, noi fuggiamo la vecchiaia, abbiamo paura di parlarne. Intorno alla vecchiaia, anche il tema della morte e dell’Oltre. Abbiamo tutti una strizza… recuperando il tema del palazzo ci hanno tolto il terrazzo. Io che sono al primo piano voglio andare al secondo poi al terzo e al quarto. E chi è al quarto dove va? Ma se è così ai nostri ragazzi viene voglia di diventare anziani? L’eutanasia non basta». Bisogna riflettere sulla vecchiaia. Ecco perché è nata la Carta dei diritti degli anziani e dei doveri della comunità.

«L’ombelico ci ricorda da dove veniamo; la vecchiaia e l’infanzia ci ricordano che abbiamo bisogno di aiuto tutti. Nessuno è autosufficiente. Se scartiamo gli anziani muoiono; invece sono una grande benedizione perché ci ricordano che siamo tutti fragili. Questa è la loro grande profezia. Non hanno bisogno di commiserazione ma di amore. E io anziano devo sentire la responsabilità di prospettare l’eterno, ma anche di costruire un mondo nuovo da parte di tutti. Anche noi anziani dobbiamo convertirci e cambiate vita». C’è un ultimo tema sollevato da monsignor Viincenzo Paglia: «La Chiesa non coglie la responsabilità di offrire a noi anziani una spiritualità. Cosa vuol dire essere anziani? Lasciato il lavoro cosa vuol dire a quel punto vivere cristianamente? 30 anni in più son tanti. Francesco ha capito e ha inventato (sarà pubblicato dal 30 agosto) ogni mercoledì una catechesi sulla vecchiaia. Come vivere i nostri anni, una sorta di De senectute cristiana, perché noi abbiamo bisogno di spiritualità anche quando siamo allettati. Il Papa ci darà questo volume che si intitola La vita lunga, lezioni sulla vecchiaia. Noi dobbiamo offrire agli anziani una spiritualità che gli permetta di integrare il Vangelo con i nostri ritmi, tempi e fragilità. Perché col mio corpo malato faccio una predica che non fa nessuno a nessuno, ovvero che siamo tutti fragili. Ariete la cantante ha fatto una canzone: siamo tutti fragili. E il Covid ce l’ha sbattuto in faccia. Quando Francesco ha letto una delle catechesi ha detto “vedete me? ho bisogno del bastone e della carrozzella”. Per tornare al ministro dopo mezz’ora di incontro mi ha detto “io la commissione la faccio, ma la preside lei”. Una delle prime realizzazioni è stata la Carta dei diritti accolta con entusiasmo dal presidente Mario Draghi». E ha concluso: «In questi giorni c’è sul tavolo della presidenza un progetto che va finanziato col pnrr per gli anziani. Tutta la società deve prendersi cura degli anziani partendo dalla convinzione che noi anziani dobbiamo restare a casa dove siamo sempre vissuti e che per farlo va ricostruito il tessuto sociale e politico. Tutto questo con un risparmio di cinque miliardi; stando meglio ed essendo più felici. Sarebbe sciocco se la legge non passasse».

A Luciano Regolo, condirettore di Famiglia Cristiana, il compito di concludere l’incontro e raccontare i 90 anni di Famiglia Cristiana al servizio della famiglia con la penna e il cuore. «Per noi è molto importante aver pensato a questi incontri per i 90 anni di Famiglia Cristiana che non vogliono essere auto-celebrativi del passato, ma - come ci ha suggerito papa Francesco in udienza privata - rivolti al futuro. Siamo felici di dedicare questo incontro ai nonni alla vigilia della Seconda giornata mondiale dei nonni e degli anziani perché loro sono i protagonisti di questo nostro tempo non solo per un fattore anagrafico, ma perché nella relazione col settimanale sono i più attivi tra lettere di auguri, lettere al Padre e ricorrenze». «Il giornale» ha proseguito «ha raccolto le istanze del Santo Padre “nume ispiratore” di un processo che non vede più gli anziani come uno scarto, ma un serbatoio di saggezza e di valore. C’è una data cardine del pontificato di Francesco, il 26 luglio 2013 alla Giornata mondiale della Gioventù in Brasile quando, in occasione della festa di Sant’Anna e San Gioacchino, li definì appunto “serbatoio di sapienza e tenerezza”. Nessuno di noi è la storia, ci sarà sempre qualcuno che viene dopo di noi. Per i 90 anni di Famiglia Cristiana abbiamo raccolto le memorie dei protagonisti del nostro settimanale in un libricino; mi ha colpito il racconto della giornalista storica e vicedirettrice Renata Maderna di come è stata accolta più di quarant’anni fa dall’inviata e vice-caporedattore Mariagrazia Cucco “Noi qui incontriamo, ascoltiamo e rispettiamo”. Questo stile di ascolto mi ricorda anche quel che ha detto anche il Pontefice nell’ultimo messaggio ai giornalisti “tornate a consumare la scarpe”. È quello che fa Famiglia Cristiana. Spesso noi per primi ci emozioniamo nel ricevere e pubblicare le storie dei lettori, traiamo insegnamenti». E ha concluso: «Sentiamo, infine la necessità di dialogare nelle forme nuove» ha concluso Regolo «le famiglie sono cambiate e non si può ignorare questo. La chiesa che verrà, nuovo libro San Paolo di don Armando Matteo crea un parallelismo tra l’Evangelii Gaudium e il magistero del cardinale Carlo Maria Martini. Bisogna cambiare i modi di approcciarsi e raccontare. Ed ecco allora quegli incontri e quel rispetto. Famiglia Cristiana ha sempre raccontato le trasformazioni (per esempio è stata tra i primi a denunciare il calo demografico), ma anche ad accompagnare le famiglie nel tempo libero (penso a Carla Ruffinelli). La sfida del nostro settimanale oggi è di essere in ascolto e interpretare le esigenze; in questa direzione va anche il Family Act, una vera rivoluzione. C’è ancora tanto da fare, Famiglia Cristiana vuole essere la voce delle famiglie e il supporto alla loro esistenza. Con il direttore don Stefano Stimamiglio vogliamo continuare ad arricchire questo nostro impegno. Seguiranno altri incontri che sono il frutto di un lavoro di concerto di tutta la redazione: ringrazio tutti i colleghi che si sono mobilitati per questa circostanza». Al termine del dibattito moderato dalla giornalista di Famiglia Cristiana Orsola Vetri, l’annuncio di Michele Petrucci del Comitato Organizzativo del prossimo Gran Gala della Vita il 3 settembre a Ischia in cui continueranno i festeggiamenti del 90° anniversario di Famiglia Cristiana con don Stefano Stimamiglio.

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